[caption id="attachment_92194" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/11/330751_web.jpeg[/caption]

I produttori di olive Peranzana, coltivar tipica pugliese, della Daunia in particolare, hanno deciso di riprendere con forza il discorso delle olive da mensa e a tal proposito hanno costituito un comitato per raggiungere il riconoscimento a livello europeo. Le dop di olive da mens a sono in Italia appena 3: la Bella della Daunia in Puglia, la Nocellara del Belice in Sicilia e   l’Oliva ascolana del Piceno in Abruzzo e Marche. Se il Belpaese indossa la maglia rosa per il numero gli oli extra vergini di oliva Dop e Igp riconosciuti dall'Unione Europea, è invece il fanalino di cosa per quello delle olive da tavola. Neppure la Taggiasca e l'Itrana (alias oliva di Gaeta) che troviamo maggiormente nei negozi e supermercati in preziosi barattoletti, hanno il riconoscimento territoriale.

Pubblicità

alt

alt

Pubblicità

Il nostro Paese è il terzo produttore di olive da mensa in ambito Ue, dopo Spagna e Grecia, ma non esistono certificazioni. Il 35% circa della produzione proviene da cultivar da tavola, la restante parte da cultivar a duplice attitudine la cui utilizzazione è estremamente variabile in dipendenza della domanda di mercato e dell’andamento stagionale. Sicilia e Puglia sono leader in questo settore: la prima si attesta su una quota del 44%, mentre la seconda rappresenta circa il 25% della produzione nazionale.
Sono dati usciti dal convegno in cui si è presentato il Comitato promotore per la dop della Peranzana dell’Alta Daunia. Nel 2011 la produzione nazionale di olive è stata di 76.000 tonnellate. “Un quantitativo che  rappresenta circa il 2% della produzione totale di olive: molto al di sotto della media europea dei Paesi produttori – commenta Pietro Sandali, direttore di Unaprol – e dimostra che l’Italia, pur essendo uno dei principali Paesi consumatori, attribuisce al settore delle olive da tavola un ruolo ancora marginale. Vanno incoraggiati tutti gli sforzi per la nascita di forme di aggregazione che tutelino la produzione di questo importare settore che è caratterizzato da una forte domanda di prodotto certificato a livello mondiale”.
La maggior parte delle olive da tavola commercializzate a livello mondiale (circa il 60%), proviene da Grecia, Spagna, Tunisia e Marocco, che – secondo gli operatori del settore – “assicurano qualità, disponibilità costante e buoni prezzi”.

alt

alt

Pubblicità

In Italia operano circa 300 industrie di trasformazione di olive da mensa: di queste circa il 30% confeziona il prodotto. Nella generalità dei casi si tratta di piccole imprese: il 60% degli impianti ha una potenzialità di lavorazione e di stoccaggio sotto i 2.000 quintali, mentre solo il 10% superano capacità maggiori a 5.000 quintali. La Dop “La Bella della Daunia”, ad esempio, esporta sui mercato extra europei ben il 65% della propria produzione. Nettamente inferiori, invece, i volumi esportati per la Nocellara del Belice (13% ). Residuale l’export dell’Oliva Ascolana del Piceno. C’è quindi una grande richiesta da parte del mercato estero e nazionale di questo tipo di prodotto. E a questa domanda risponde la nascita del Comitato promotore  dell’oliva da tavola DOP Peranzana Alta Daunia, varietà ambientata nel territorio dei Comuni di Torremaggiore, San Paolo Civitate e San Severo che oggi interessa circa 10 mila ettari di oliveto. Il progetto del nuovo Comitato promotore è ambizioso ma vede impegnati una pluralità di attori che, oltre allo stesso Consorzio, registra il contributo di Unaprol con il suo progetto di tracciabilità, la Coldiretti e l’Aprol Foggia in sinergia con gli olivicoltori del territorio e la collaborazione scientifica di rinomate Università italiane.
Del resto la produzione e la commercializzazione di olive da mensa rappresenta per l’olivicoltore un’importante fonte di reddito e soprattutto una boccata di denaro immediato per l’azienda. Solo per avere un’idea, abbiamo chiesto a Paola Orsini, produttrice di Priverno (terra di olive itrana) quanto prende un coltivatore per le olive: “Per quelle da mensa crude, appena colte, 200 euro; per quelle da trasformare in olio 50 euro”. I calcoli son presto fatti!

S.Pol.

23 novembre 2012