[caption id="attachment_90198" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/05/308975_web.jpeg[/caption]

Yukio Ichigawa, Toshimi Fujimoto, Karuya Nagata. Ai più potranno sembrare sconosciuti e fondersi nel marasma dei nomi giapponesi, tutti più o meno identici all'orecchio occidentale. Parliamo invece di pasticceria, alta pasticceria, nella fattispecie dell'équipe nipponica che si è aggiudicata la

Pubblicità

atisserie.com/” target=”_blank”>Coppa del Mondo di Pasticceria di Lione nel 2007. Non un caso isolato, tra l’altro. Da tempo ormai il Giappone è ai vertici delle competizioni del settore, e rappresenta da svariati anni la meta prediletta per gli investimenti degli chef pâtissier più intraprendenti. Sarà per la loro precisione, per la loro estetica pulita ed essenziale, o per il loro proverbiale rigore, ma i giapponesi conquistano sempre più i palati occidentali e il fenomeno comincia, a partire dalle cucine della grande ristorazione, a contagiare anche l’Italia.

 

Il fenomeno japoniste in pasticceria passa da Parigi, dove l’associazione dei termini “dessert” e “Giappone” dà un solo risultato: Sadaharu Aoki. Classe 1968, nato a Tokyo, dopo gli studi alberghieri in patria, sbarca in Svizzera e poi in Francia nel 1991. L’apertura del suo primo atelier parigino sette anni dopo: da allora le boutique nella capitale francese sono diventate quattro, affiancate da due negozi a Tokyo e due a Taipei. È la riscoperta dell’oriente fascinoso mediato dal gusto occidentale, quello che troviamo nei banconi multicolori di Aoki. Tra i suoi capisaldi il tè macha, lo yuzu e il sesamo nero, che ritroviamo magnificamente orchestrati negli éclairs o nelle tavolette di cioccolato.

Pubblicità

 

Ma se è vero che noi occidentali subiamo lo charme orientale, è pur vero il contrario. Basta guardare la rapidità con cui aprono le boutique di cioccolatieri francesi a Tokyo e il grande successo di pubblico che riscuotono.

 

 

Pubblicità

Ma che ne è della pasticceria autentica, anzi per meglio dire autoctona, giapponese?
Nella capitale nipponica c’è un posto dove il dolce tradizionale giapponese ha una valenza speciale. Si tratta di Ori Higashiya, dell’omonimo designer e pasticcere. Un gift shop, in cui a farla da padrone sono le confezioni in carta ripiegata, uno splendido retro allestito per il cha no yu (la cerimonia del tè) e per il sakè, e ovviamente i dessert della tradizione nipponica.

 

 

Se per noi occidentali esistono la piccola pasticceria, le torte, le monoporzioni, i dolci da credenza, e chi più ne ha più ne metta, in Giappone le cose sono un tantino più lineari. Tre categorie: dolci freschi, demi-sec, e secchi, tutti puliti e lineari nell’estetica, serviti magnificamente in piatti solo all’aspetto grezzi, o in scatole legate con lacci di spago e corda rossa. Un mélange di tradizione e design moderno, un tuffo nella cultura giapponese più semplice e raffinata.

 

 

 

Sadaharu Aoki

35 rue de vaugirard

75006 Paris

 

 

 

Ori Higashiya

1F 3-16-28 Nishi-Azabu?Minato-ku

Tokyo 106-0031

 

 

 

Rita Quaglia

08/05/2012

 

foto di: uponafold.com.au e hoostamagazine.com