Nella regione ferita dal sisma si punta sull'agroalimentare, sul cibo e sul vino di qualità. Sui frutti di quella terra che non vuole smettere di tremare e che, ora più che mai, va sostenuta con tutti i mezzi i possibili. Questa è la storia di un food truck marchigiano che continua la sua strada per la valorizzazione del territorio.

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Un racconto di rivincite, di riscatti personali e non solo. Una storia di successo che ha inizio – come molto spesso accade – da un episodio negativo, ma che giunge al lieto fine grazie alla determinazione e la passione dei protagonisti. Carlo Betti, originario di Pesaro, ha 50 anni e dopo tanto tempo passato a lavorare in radio si ritrova costretto a inventarsi un mestiere, a reinventarsi una vita. E lo fa con il sostegno della compagna Laura e con la forza dell’altra sua grande passione, la cucina. E tutto l’amore per il suo territorio che, ora più che mai, ha bisogno di persone che credano realmente nei suoi frutti. Oggi, nel 2017, il food truck della coppia, Il Furgoncino, è riconosciuto come miglior street food delle Marche dalla guida del Gambero Rosso.

Come nasce l’attività?

Il Furgoncino nasce dall’esigenza di reinventarmi un mestiere. Mi sono ritrovato senza lavoro a 50 anni, dopo aver trascorso tanto tempo in radio, e così ho iniziato a mandare curricula in giro, ma questi tornavano tutti indietro. Allora ho deciso di scommettere sull’altra mia grande passione, il cibo, insieme alla mia compagna Laura. Ho cominciato come lavapiatti e poi da lì ho continuato.

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E l’idea dello street food?

Un giorno io e Laura eravamo ad Avignone, e abbiamo visto questo furgoncino del ’74 in un campo. Era appartenuto a un circo belga, e infatti ne portava i segni: aveva una bella impronta di zampa di elefante sulla parte anteriore. Era il 2013 e il cibo da strada stava prendendo piede: abbiamo deciso di acquistarlo, lo abbiamo sistemato e così è iniziata l’avventura.

Che cosa proponete?

La nostra offerta è tutta basata su panini di vario tipo, dalla carne al vegetariano. Quello che volevamo creare era un panino che si differenziasse dagli altri per qualità delle materie prime e originalità della farcitura.

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Quali sono quelli che vanno per la maggiore?

Ce ne sono diversi e sono tutti ispirati ai grandi artisti della musica internazionale. Lo slogan del nostro truck è Pane, vino e rock ‘n roll. Il più richiesto è sicuramente il Johnny Cash, a base di prosciutto artigianale di Roberto Alessi – un produttore locale – da maiali allevati allo stato brado, un pecorino erborinato che noi chiamiamo “pecorzola” per la somiglianza che ha con il gorgonzola, e poi mostarda di fichi e senape di Digione.

E per chi non ama la carne?

Un altro panino molto apprezzato è Il Califfo (per me, il corrispettivo italiano di Johnny Cash), farcito con pecorino, acciughe di Cetara o del Cesenatico a seconda della disponibilità, cipolla caramellata e senape di Digione. E poi l’Amy, dedicato a Amy Winehouse, con crema di ortica, formaggio molle a latte vaccino, pere e un’emulsione di aceto balsamico.

Prodotti non solo del territorio, quindi.

Non esclusivamente: ci sono tante prelibatezze in Italia da tutte le regioni e sarebbe un peccato non utilizzarle. Però crediamo molto nella nostra terra, alla quale dedichiamo la maggior parte del nostro menu. Cerchiamo di rimanere – laddove possibile – legati al territorio e ai piccoli produttori locali, valorizzando la nostra regione e la sua ricca produzione.

Che pane utilizzate?

Ne abbiamo diversi tipi che scegliamo a seconda delle farce. Lo acquistiamo abbattuto da una realtà torinese, Panitaly. Abbiamo quello di grano tenero e olio extravergine di oliva, quello integrale con segale e poi quello con quinoa e semi di lino.

Come è strutturato il furgoncino?

Abbiamo poche attrezzature: quella principale è il forno da pizza, nel quale cuociamo il pane a 350°C, in modo da avere delle pagnotte con la crosta croccante e l’interno morbido e umido.

Cosa offrite da bere?

Tutti vini del territorio, di diverse aziende della zona. Sangiovese, bianchello e pinot nero sono i vitigni più diffusi nella nostra area e sono quelli che vogliamo promuovere attraverso la selezione attenta delle etichette più valide.

Solo vino?

Abbiamo anche qualche birra artigianale e poi delle bevande analcoliche di Paoletti Bibite, azienda di Ascoli Piceno attiva in questo campo da oltre cent’anni, e che produce – fra l’altro – chinotto, cedrate e spume. Sono dei drink vintage di qualità che si abbinano bene all’anima del nostro furgoncino.

Partecipate a eventi e fiere di settore?

Abbiamo preso parte alle manifestazioni più importanti, specialmente all’inizio, ma ci siamo gradualmente distaccati da questo tipo di ambiente. Preferiamo organizzare noi stessi delle serate, solitamente in mezzo alla natura: tempo fa abbiamo organizzato un bell’evento in una vigna, per esempio. Se la comunicazione sui social è ben fatta, anche le iniziative più piccole possono avere un buon riscontro.

Quali sono le città in cui vi recate più spesso?

Cerchiamo di rimanere nella zona che va da Rimini a Pesaro, ma ci piace molto anche l’Emilia e per questo andiamo spesso a Bologna e Parma. I tragitti più lunghi sono stati quelli fino a Milano e Bergamo.

Pensate mai a raddoppiare l’offerta?

Sì, ma abbiamo un po’ paura di danneggiare la nostra identità e l’immagine che ci siamo costruiti col tempo. Abbiamo un rapporto diretto con il pubblico e per tutti i nostri clienti Il Furgoncino è “Il Furgoncino di Carlo e Laura”, per cui creare un nuovo truck da far gestire ad altri sarebbe un rischio. Però non escludiamo l’idea: bisogna pur ampliarsi a un certo punto.

Progetti per il futuro?

Stiamo cercando di organizzare un tour di due mesi in Inghilterra per il prossimo anno, per conoscere realtà diverse e soprattutto portare i nostri prodotti ai clienti stranieri.

Il Furgoncino | Pesaro | tel. 340 6090187 | www.facebook.com/IlFurgoncino

a cura di Michela Becchi

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