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Matteo Torretta. Torna a casa una nuova speranza gourmet nella Milano da bere che purtroppo è molto carente di cuochi di alto livello, a favore di locali di tendenza, attenti al design ma molto spesso poco interessati al cibo.

 

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Torna dunque nella sua città natale, dopo una breve parentesi sarda nel Divino Crisaore ai Feudi della Medusa,  come chef del ristorante “al V Piano” al  Grand Visconti Palace. “Mi autodefinisco solare, positivo, testardo e ambizioso (nell’accezione positiva del termine!). Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, e in questa collaborazione ho visto la possibilità di fare cucina creativa e gourmet con la tutela di una struttura forte come il Grand Visconti Palace”.

Voce che esprime positività ed energia la sua. Non nasconde che quand’era ragazzino aveva poca voglia di studiare ma, in compenso, sentiva una passione per la cucina trasmessa dalla nonna, anzi dalle sue due-tre nonne, visto che la nonna pugliese era, insieme alle sorelle, sempre con le mani in pasta, nel senso vero del termine!

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Tra le sue ultime creazioni culinarie: “Omaggio a Magritte – Questa non è una linguina al pomodoro”, ispirato al quadro “Questa non è una pipa” di Magritte, sono delle linguine da mangiare ad occhi chiusi, bianche ma dal sapore persistente di pomodoro.

Un ragazzo propositivo che prende ispirazione dalla strada, passeggiando, andando in metro mentre ascolta i Doors, “ascoltando” i profumi, riordinando  i ricordi, e iniziando ad elaborare.

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La sua cucina è riconoscibile, istintiva, accattivante e rispettosa delle materie prime, “Amo i gusti forti e rotondi, quelli delicati li lascio a qualcun’altro. Se il cliente non si ricorda cos’ha mangiato la sera prima significa che ho sbagliato qualcosa. La cucina dovrebbe rimane impressa nella memoria. In un periodo come questo la gente ha bisogno di sicurezze, necessita di trovare sapori noti”.

In bocca al lupo!

 

 

Annalisa Zordan

22/05/2012