Culto della personalità, tra gigantografie e foto del Presidente, una yurta, l'abitazione tipica, tappeti intrecciati a mano e l'immancabile waharman, il melone esportato in tutto il mondo. Ecco il Padiglione del Turkmenistan.

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Concept: Acqua è vita

Il Padiglione del Turkmenistan è dedicato al tema dell’acqua (o quasi). Al suo ingresso c’è infatti una fontana d’acqua con riprodotte le teste dei cavalli turkmeni Ahal Tekke, la più antica razza del mondo. Peccato però che al suo interno facciano capolino delle taniche di benzina. Forse si vuol comunicare che la benzina sia diventata ormai più preziosa dell’acqua? Al di là delle taniche (e delle polemiche), il Padiglione turcomanno vuole trasmettere le proprie tradizioni: il Paese è infatti la terra di origine di antiche civiltà, nonché il “crocevia delle sette strade del mondo”. Non solo tradizione, ma anche progresso economico puntato sull’agricoltura. Il Turkmenistan, negli ultimi anni, ha infatti sviluppato e messo in atto un ampio programma di investimenti per valorizzare le sue infrastrutture e la sua produzione agricola. In tal senso gli obiettivi futuri sono la sostenibilità, la tutela ambientale e il risparmio nel consumo di acqua. E nella terrazza dell’edificio vengono messi in bella mostra i famosi meloni, esportati in tutto il mondo, chiamati waharman.

Padiglione: fontana d’acqua, ritratti del Presidente e una tradizionale yurta turkmena

Il Padiglione concilia simboli tradizionali e moderni del Turkmenistan. Al suo ingresso la fontana d’acqua, di cui vi abbiamo parlato sopra, e un ritratto del presidente Gurbanguly Berdimuhamedow, alto fino al soffitto. Nel Paese il culto della personalità del Presidente è infatti coltivato in modo massiccio, tanto da aver ribattezzato interi villaggi col suo nome e i mesi dell’anno con quelli dei parenti. Questo culto si fa sentire anche a Expo attraverso la gigantografia all’ingresso ma anche in apposite vetrine che ospitano dei volumi dove, sulla copertina, campeggia il suo volto sorridente. Nel padiglione non potevano mancare i caratteristici tappetti intrecciati a mano e la tradizionale yurta turkmena, ovvero l’abitazione di quelle popolazioni asiatiche che rifiutano l’urbanizzazione.

Percorso espositivo

All’ingresso, come detto, si viene accolti da una gigantografia del presidente Gurbanguly Berdymukhamedov; lungo il percorso, tappeti a parete, abiti tradizionali, foto di oleodotti, plastici. In esposizione (pochi) prodotti alimentari e taniche di benzina. Meno male che al piano terra si trova un ristorante dove gustare i piatti tradizionali turkmeni. Le proposte variano tra zuppe, antipasti tipici, come Gutap (sorta di empanada ripiena di manzo, pollo o verdure e poi fritta), Somsa (fagottini ripieni e cotti al forno) o Borek (ravioli ripieni di manzo, pollo o verdure serviti solitamente con lo yogurt), riso Palaw, con manzo o pollo, oppure Chapaty (specie di piadina servita con pollo o manzo). Altra chicca dell’edificio è rappresentata dalla bella terrazza con giardino pensile, un bar, i famosi meloni waharman e una vera yurta.

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a cura di Annalisa Zordan

 

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