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Un produttore trevigiano dichiara di non comunicare in Italia che il suo vino è prodotto con criteri assolutamente biologici.

“Altrimenti non riuscirei a venderlo”, sostiene. E' quanto ha ammesso a Treviso un giovane produttore di Mareno di Piave, Massimo Marion.

''Il 90% della mia produzione e' commercializzata

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all’estero – ha detto – a causa della cattiva comunicazione e delle resistenze da parte del sistema vitivinicolo complessivo, per chi sceglie la via del biologico e della biodinamica. E’ molto difficile superare la soglia di attenzione dei consumatori di casa nostra”.

”Gli italiani,dati alla mano, preferiscono acquistare il vino fatto con criteri tradizionali – ha aggiunto – contenente, cioe’, i sia pur legali residui chimici di sintesi”. 

Anche per cercare di risolvere tali difficoltà, sei aziende familiari trevigiane oggi hanno ufficializzato un accordo per lo scambio di tecnologie e di conoscenze e per la partecipazione coordinata a fiere ed eventi promozionali in Italia e all’estero. Insieme i sei produttori, che si riconosceranno nel marchio ”Biombra”, costituiscono un gruppo in grado di immettere sul mercato 5 milioni di bottiglie di vino biologico.

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Il progetto è stato assistito da Unint, consorzio di Unindustria Treviso nato per favorire alleanze e collaborazioni fra imprese.

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