Il Consorzio brinda ai ritorni eccellenti. Sale al 96% la rappresentanza per l'Asti spumante e al 76% per il Moscato. A gennaio previsto un rimpasto in Cda. Intanto la denominazione segna un +5,5% sugli imbottigliamenti nel 2013.
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Cinque, sette e due. Sono gli anni passati da quando Martini&Rossi (gruppo Bacardi), Fontanafredda (Farinetti) e Toso uscirono dal Consorzio dell’Asti per diversità di vedute. Oggi vi rientrano (anche per effetto dell’erga omnes che prevede quote per chiunque utilizzi la denominazione) con grande soddisfazione del presidente Gianni Marzagalli e del direttore Giorgio Bosticco. Sale quindi al 92% la rappresentanza del Consorzio per l’Asti Docg e al 76% per il Moscato d’Asti Docg. Un numero su tutti per capire l’impatto dell’operazione: la Martini&Rossi, da sola, produce il 25% delle quasi 100 milioni di bottiglie afferenti alla denominazione.
Il primo effetto di questi rientri eccellenti si avrà a fine gennaio con un rimpasto in Cda. E ora gli occhi sono puntati tutti sull’ultima grande assente: la Gancia, l’azienda detenuta al 95% dal magnate russo Roustam Tariko, verso cui il pressing è già iniziato. “Siamo convinti che una maggiore pluralità di pensieri non possa che fare bene a tutto il comparto” fa notare Bosticco che aggiunge: “il Consorzio ha riguadagnato credibilità e il ruolo centrale nella gestione e tutela di questa Docg, che fa segnare un +8% in volumi imbottigliati per l’Asti e +5% per il Moscato“.

www.astidocg.info

a cura di Gianluca Atzeni

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