È morto Luca Elettri, vignaiolo in Veneto, che una decina di anni fa si era affacciato come produttore alle fiere del vino naturale con il suo progetto Insolente e l’aria di chi fa le cose sul serio senza bisogno di prendersi troppo sul serio. Il suo era sempre un sorriso aperto, sornione, attento a vedere l’effetto-che-fa, in particolare quando stappava le bottiglie più insolenti, come quella del vino bianco Acid del 2018, da viti di Garganega di oltre 50 anni.
Del resto, ciò che avrebbe fatto lo aveva descritto precisamente scegliendo il nome della sua cantina: «Un vino insolente è solo il frutto di un’idea insolente, insolente è un progetto familiare che trae le sue origini da lontano, dalla nostra passione per la vita, la comunità, la natura, il territorio, e così il vino ne è solo una naturale conseguenza».
Ieri sera, quando la notizia del decesso ha iniziato a fare il giro della rete, tantissimi vignaioli hanno pubblicato il proprio cordoglio. A riassumere precisamente il sentimento di tanti, in due righe, è il post di Cascina Barbàn, il collettivo dell’Alta Val Borbera: «Caro Luca sei stato una presenza meravigliosa in questo mondo. Grazie di tutto, ci mancherai».

Nel momento in cui il vino artigiano naturale finiva con l’ingessarsi in liturgie, la spontaneità e la simpatia di Luca facevano breccia. La sua storia l’aveva raccontata pochi mesi fa in un’intervista a Cook_inc., che vale la pena rileggere per intero perché raccoglie tutto il suo pensiero su un mercato che ha vissuto da protagonista: «Ho sempre respirato il mondo dei vini perché i miei avi avevano una “frasca” – ovvero un luogo di ristoro per chi rientrava dai campi – dove veniva offerto vino casalingo. Avevamo una vigna e ho sempre seguito l’evoluzione delle sue produzioni, tutte per consumo familiare fino a quando, da appassionato, ho iniziato a seguire eventi e manifestazioni per poi arrivare a fondare a Roma insieme a Sandro Sangiorgi la casa editrice Porthos Edizioni, con cui abbiamo creato una rivista trimestrale Porthos dedicata al vino raccontato come un prodotto frutto della terra e delle mani dell’uomo, quindi in totale contrapposizione con la visione diffusa in quel momento. Ho trasmesso anche ai miei figli questa grande passione e sono stati loro a propormi di aprire un’azienda di vini naturali». Ai figli, alla famiglia, le condoglianze del Gambero Rosso.
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