Il tofu non è mai stato così popolare in Germania eppure, proprio mentre il prodotto simbolo dell’alimentazione vegetale conquista milioni di consumatori, nei supermercati si moltiplicano gli scaffali vuoti. Sui social network circolano video di clienti frustrati che mostrano i reparti refrigerati semideserti. Una scena che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile per un alimento considerato di nicchia.
Potrebbe sembrare un paradosso, ma in realtà la spiegazione è più semplice di quanto si pensi. Con la domanda che corre molto più veloce della capacità produttiva, l’industria europea del tofu si è scoperta impreparata a gestire un successo di queste proporzioni. A Friburgo, nel sud della Germania, il problema ha assunto contorni quasi emblematici. Qui, infatti, ha sede Taifun, il principale produttore tedesco di tofu di marca. Negli ultimi mesi l’azienda ha dovuto fare i conti con i continui guasti di un macchinario essenziale per la produzione, ovvero un decanter che, attraverso un sistema centrifugo, estrae il latte di soia necessario alla lavorazione. Un collo di bottiglia tecnico che ha rallentato ulteriormente un sistema già sotto pressione.

Un problema apparentemente marginale, ma che arriva nel momento peggiore con gli impianti che lavorano senza sosta, ventiquattr’ore su ventiquattro. Taifun produce circa 7.000 tonnellate di tofu all’anno e, secondo l’azienda, in alcune settimane sarebbe necessario raddoppiare la produzione per soddisfare tutti gli ordini. L’azienda non è l’unica produttrice in Germania, ma sicuramente ha un ruolo da protagonista dato che nel 2025, su 56 milioni di confezioni di tofu vendute nel Paese, oltre 14 milioni provenivano da Taifun. «Siamo stati troppo prudenti», ha ammesso il co-amministratore delegato dell’azienda Jesús Bastante alla testata Der Spiegel.

lavori di ampliamento dello stabilimento di Taifun a Friburgo
La carenza non riguarda soltanto un’azienda produttrice: anche le catene della grande distribuzione, da Rewe a Edeka, hanno registrato problemi nelle forniture, comprese quelle dei prodotti private label. Una situazione tanto scomoda quanto paradossale per tutto il settore alimentare che, dopo anni di investimenti per intercettare il crescente interesse verso le proteine vegetali, si trova ora senza merce sufficiente da vendere. I numeri parlano chiaro: il consumo del tofu in Germania è raddoppiato negli ultimi quattro anni.
Anche a livello europeo l’incremento del consumo è costante e si conta un mercato continentale stimato intorno ai 630 milioni di euro che potrebbe raddoppiare il suo valore entro il 2031. Proprio per questo motivo la Germania rappresenta una sorta di laboratorio di prova di questa trasformazione. A tal proposito, Taifun sta avviando il più ambizioso piano di espansione della sua storia. In una ex fabbrica di salumi alle porte di Friburgo sta realizzando un nuovo stabilimento da quasi 10.000 metri quadrati dove verranno installate nuove linee produttive, magazzini e silos per lo stoccaggio della soia. L’obiettivo è aumentare la produzione a 10.000 tonnellate già dal prossimo anno e più che raddoppiare le vendite entro cinque anni.

La chiave del successo – e delle attuali problematiche – del “caglio di soia” è legata a doppio filo alla mutata percezione del prodotto da parte dei consumatori. Se in passato il tofu era associato soprattutto a diete vegetariane e vegane, oggi è entrato stabilmente nelle abitudini alimentari di una fascia molto più ampia di clienti. Una spinta arrivata dalla crescente attenzione alle proteine, dalla diffusione della cucina asiatica e dalla ricerca di alimenti percepiti come più salutari. Una serie di fattori che ha favorito la differenziazione delle linee di produzione e dell’offerta con prodotti affumicati, marinati, preparazioni che imitano filetti e salsicce, fino a versioni utilizzate per dessert e dolci. A questo va aggiunto il ruolo di chef e influencer che hanno veicolato questo prodotto attraverso ricette innovative che hanno contribuito a cambiare immagine e percezione di un prodotto prima considerato di nicchia e poco attraente.
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