Piemonte

Guerra dell'Asti. I viticoltori accusano le grandi industrie di speculare sulla filiera

Di fronte al calo delle vendite, le case spumantistiche hanno presentato un piano per abbassare le rese e i prezzi delle uve, ma non ci stanno i conferitori: "Proposta irricevibile. Basta speculazioni"

  • 09 Giugno, 2026
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รˆ guerra del vino in Piemonte: le grandi industrie dello spumante provano a contrastare la crisi dei mercati globali con la proposta di rese piรน basse e il calo dei prezzi dell’uva, ma la parte agricola alza il muro. Lo riporta La Stampa Alessandria, in cui si annuncia lo scontro aperto tra i tremila viticoltori del Moscato D’Asti e dell’Asti Spumante e i colossi industriali del calibro di Campari, Martini & Rossi e Santโ€™Orsola.

La proposta delle industrie

Il comparto del Moscato dโ€™Asti e dellโ€™Asti Spumante รจ nel caos, stretto nella morsa dei dazi Usa e del conflitto russo-ucraino. La denominazione โ€” che copre 10.000 ettari tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria โ€” ha archiviato il 2025 in forte calo a 85 milioni di bottiglie (-5%), nettamente lontano dalle 100 milioni di bottiglie vendute qualche anno fa, e i primi mesi del 2026 confermano il trend negativo (-4%).

In questo scenario, la propostaย  delle 60 grandi case spumantistiche, tra cui Campari, Martini & Rossi e Sant’Orsola, รจ di ridurre le rese a 75-80 quintali per ettaro e pagare le uve tra 1,1 e 1,2 euro al chilo. Ma i i tremila contadini che forniscono la materia prima non ci stanno.

L’accusa dei viticoltori

La reazione del Coordinamento delle Terre del Moscato รจ netta: la proposta รจ irricevibile. I viticoltori sono allo stremo, ยซlavoriamo a prezzo di costo, se non sottoยป, dicono, ribadendo che lo scorso anno la perdita รจ stata di oltre 1500 euro a ettaro, per un totale di circa 20 milioni di euro. Il dito รจ puntato contro gli imbottigliatori (la questione era giร  stata aperta in una recente intervista dall’ex ex presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani Matteo Ascheri) e il proliferare di prodotti che imitano lโ€™Asti e il Moscato, provenienti dalla stessa uva della filiera, ma acquistata ad un prezzo inferiore rispetto a quella utilizzata per la Docg. In questo modo, ribadiscono, si mina la dignitร  sociale degli agricoltori, causando lโ€™abbandono del territorio dโ€™origine.

Gli agricoltori non usano mezze misure: vogliono un cambio di rotta. ยซBasta speculare! Serve che anche una parte della filiera dimostri, concretamente, se ancora tiene alla denominazioneยป, con piani di rilancio e lโ€™intenzione di riposizionare lโ€™Asti e il Moscato su vecchi e nuovi mercati.

 

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