Poco, anzi quasi nulla. È questo quanto rimane dello storico Teatro Sannazzaro di Napoli. Un incendio divampato alle prime luci dell’alba, causato, pare, da un cortocircuito, con Napoli che si è svegliata tra lacrime e fumi per la perdita di un pezzo storico e vivente della sua città.
Eppure, a prescindere dalle cause, il dato è che è rimasto poco, poco di tutto quello che lo storico teatro dell’Ottocento rappresentava per Napoli e i napoletani. Era la “bomboniera di Chiaia” – il quartiere in cui fu costruito – commissionata da Don Giulio Mastrilli duca di Marigliano all’architetto Fausto Nicolini nel 1800 e ora tutta quella ricchezza di ori e stucchi che lo adornavano è ridotta in polvere. Tra le nubi di un incendio che, ancora stamane non smetteva di placarsi, il palcoscenico, ormai distrutto, si regge sui brandelli di chi l’ha calpestato in oltre due secoli di attività, tra le grandi dive della scena italiana, da Eleonora Duse a Tina Di Lorenzo, alla consacrazione della famiglia di Eduardo Scarpetta, destinata a entrare nella storia del teatro partenopeo.

foto @www.teatrosannazaro.it
«Il teatro Sannazaro è completamente distrutto», queste sono state le prime parole del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. E così, allora, non esistono più neppure quei corridoi un tempo custodi di una memoria di avvenimenti che resteranno indelebili, come lo storico incontro tra Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello. Eppure, con le fiamme che non cedono a placarsi e i visi tristi della gente di Chiaia, sembra che la memoria del teatro si ripresenti in un solo momento ricca di dettagli.
«Conoscevamo personalmente Luisa Conte e la sua famiglia» ricorda la celebre Pizzeria Mattozzi di Via Filangieri, a poche centinaia di metri dalle porte del teatro «A lei si deve tutto del Sannazaro». Ricordando i fasti e i nefasti del teatro, dal suo declino, quando durante gli anni ‘60, fu ridotto a un cinema mal frequentato al suo orgoglio restituito sul finire degli stessi anni quando Nino Veglia e Luisa Conte avviarono i lavori per la sua ristrutturazione fondando la Compagnia Stabile Napoletana (oggi riconosciuta dal Ministero della Cultura come centro di produzione teatrale). «Il Sannazaro era la sua casa e anche il luogo dove Luisa ha restituito dignità al teatro popolare». Dignità che ha difeso poi sua nipote, Laura Sansone, insieme alla famiglia Veglia, che, dopo la morte di Luisa, ne hanno preso la gestione. «Qui veniva spesso, dopo lo spettacolo, Laura e la sua compagnia. E ora ..non so. Siamo sconvolti».
Un’incertezza che rantola nella speranza e nel dispiacere: «Da noi erano soliti venire tanto gli attori quanto gli spettatori» dice il personale in sala della poco distante Osteria della Mattonella, ma, nel mentre, è certo che il sipario del Sannazaro, almeno per questa stagione, cala.
«Ne ho visti così tanti di spettacoli, a volte anche solo dal racconto dei clienti in sala», ricorda Massimo Porzio, titolare dello storico Umberto Ristorante Napoli dal 1916, a pochi passi dal Sannazaro, con Napoli che non poteva fare a meno del suo teatro, ma anche del suo dopo teatro: «Era una consuetudine, ma come lo è stato spesso anche la cena nel teatro, non una e non due volte mio zio, infatti, ha portato la cena dietro le quinte a Eduardo (de Filippo), quando era di scena». Per Massimo la perdita è troppo grande: «Non era solo una serata a teatro per quelli che andavano al Sannazaro, ma un modo per vivere l’intero quartiere di Chiaia. Li vedevi che si facevano prima una passeggiata tra i vicoli di San Pasquale e poi, a fine spettacolo, venivano qui e mentre si cenava i commenti sullo spettacolo continuavano». Solidarietà alla famiglia Sansone e Veglia, ma anche un gesto concreto «Siamo pronti ad organizzare una serata per il teatro, si può costruire sulla cenere e noi, come tutti i napoletani, vogliamo che il sipario si alzi al più presto».
Un sipario che sin dalle sue prime alzate l’ha visto anche la famiglia di Paolo Pagnani, titolare della storica Pizzeria Brandi, che col teatro condivide la stessa Via Chiaia: «L’ha sempre gestito Luisa (Conte) fino alla sua morte. Veniva spesso qui con la sua compagnia. E poi Peppe Barra, Marisa Laurito, tutti attori che hanno contribuito a presidiare la tradizione teatrale napoletana, rilanciando anche generi come il Cafè Chantant». Una perdita che Paolo non sa descrivere: «Perché è troppo grande anche per la cultura napoletana, il Sannazaro non era sono l’emblema del teatro classico napoletano, ma era esso stesso il teatro popolare». «Ritrovare avventori e artisti dopo lo spettacolo ai nostri tavoli era come avere la certezza che quella cultura fosse ancora viva».
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