Il vino simbolo del Piemonte sfrutta al meglio i Fondi Ocm e aggiunge indicazioni in etichetta. Nel 2014 si comincia con 170 menzioni geografiche. Serviranno a rafforzare l'identità territoriale all'estero fornendo indicazioni approfondite a un mercato che ha, tra i concorrenti, anche i kit 'Barolla'.
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Il 2014, per il Barolo, sarà l’anno dell’esordio ufficiale delle menzioni geografiche aggiuntive in etichetta. Ben 170 a cui se ne aggiungono undici comunali, rivendicate dalle aziende per una percentuale che si aggira intorno all’80%. La Docg piemontese, prodotta in 1.977 ettari, con circa il 78% del suo valore realizzato fuori confine, per promuovere e pubblicizzare la novità sta pensando a una campagna promozionale apposita che valorizzi l’annata 2010, di cui sono state prodotte 12,1 milioni di bottiglie, sul mercato dal primo gennaio. Il Consorzio di tutela presieduto da Pietro Ratti ci sta lavorando. “Siamo stati i primi in Italia a farle ed è giusto che vadano comunicate al meglio soprattutto all’estero“, dice il direttore Andrea Ferrero.
Il mercato 2013 si è chiuso in equilibrio: con vendite stabili e giacenze in calo intorno al 6-7% dei volumi totali. Tiene anche il prezzo dello sfuso, a circa 7 euro per litro: “È un livello remunerativo per le nostre aziende e dobbiamo cercare di mantenerlo stabile“, sottolinea Ferrero ricordando l’anno nero del 2010 in cui si raggiunse la preoccupante quota dei tre euro al litro. Ma la vera sfida, in termini di prezzi, per questa Docg che vanta un prezzo dei vigneti non inferiore ai 500 mila euro per ettaro (con punte di un milione nelle zone di maggior pregio), si giocherà nel 2015. Ovvero, quando l’annata 2011 in commercio determinerà un balzo in avanti di un milione di bottiglie (+7,4%), oltre il muro dei 13 milioni. Un’incognita? I vertici del Consorzio non temono riflessi sui prezzi e si dicono convinti che il mercato saprà assorbire questo aumento di produzione. “Del resto” sottolinea Ferrero “anche le aziende più piccole sono riuscite ad accedere ai fondi Ocm per la promozione all’estero, che sarà lo sbocco principale“.
Intanto, sempre all’estero, il Consorzio affronta una nuova grana in tema di contraffazione: i kit fai da te di Barolo ritirati qualche mese fa (ne abbiamo parlato molto anche su Tre Bicchieri) hanno cambiato veste. Ora il tarocco si chiama “wine kit Barolla”: sempre prodotto in Canada, sempre commercializzato nel Regno Unito.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.

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