Recensione

Il ristorante dove si cucina con una stufa a legna accesa dal 1952

Ai Cacciatori, tra Piemonte e Liguria, la cucina segue ancora il ritmo della legna: una storia iniziata nel 1818 che continua, senza nostalgia, nel presente

  • 06 Aprile, 2026
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La storia comincia nel 1818, quando la famiglia Milano apre una locanda per accogliere viaggiatori, mercanti e carrettieri diretti verso il mare ligure. Era un luogo essenziale, fatto di riposo e di cucina sostanziosa: vino versato in bicchieri spessi, pane condiviso e piatti caldi dopo lunghe giornate di viaggio.
Da allora, generazione dopo generazione, questo indirizzo non ha mai smesso di essere abitato, custodito con una fedeltร  rara. Due secoli dopo, varcare la soglia deiย Cacciatori (due forchette del Gambero Rosso) significa entrare in un luogo dove la storia non รจ esposta, ma continua a vivere, con naturalezza. Le sale conservano unโ€™eleganza discreta, quasi domestica. Tavoli apparecchiati con misura, luci morbide, pareti che raccontano un passato fatto di incontri, stagioni e tavolate condivise. Non cโ€™รจ nulla di ostentato, e proprio per questo tutto appare autentico. Qui si respira un senso di continuitร  che oggi รจ difficile trovare: una dimensione in cui il tempo non รจ stato cancellato, ma stratificato.

La trattoria storica con la stufa a legna

Il cuore del ristorante, perรฒ, non รจ in sala. รˆ in cucina. Lรฌ arde ancora la stufa a legna installata nel 1952: una grande cucina in ghisa, solida e silenziosa, costruita per durare una vita intera. Non รจ un oggetto da esibire, ma uno strumento vivo, utilizzato ogni giorno. Il fuoco governa i tempi della cucina con una lentezza consapevole: le pentole sobbollono, i fondi si concentrano, le carni si ammorbidiscono senza forzature. In unโ€™epoca che ha fatto della velocitร  un valore, qui il ritmo รจ ancora quello della brace.

Oggi il ristorante รจ guidato da Massimo Milano, anima della sala e della cantina, e da Federica Rossini, interprete di una cucina che continua a dialogare con il territorio. รˆ una gastronomia di confine, sospesa tra Piemonte e Liguria, dove le ricette raccontano una storia fatta di scambi, contaminazioni e stagioni. Il menu รจ un archivio vivente: accanto ai piatti del giorno resistono preparazioni che attraversano i decenni senza perdere identitร .

Cosa si mangia (e si beve) ai Cacciatori

Ci sono i ravioli fatti a mano, sottili e precisi, conditi con burro e salvia, che da sempre rappresentano uno dei piatti simbolo della casa. Le verdure ripiene, ereditร  della cucina contadina ligure, parlano di stagionalitร  e di rispetto per la materia prima. Tra i secondi, il coniglio alla ligure con olive taggiasche e pinoli restituisce tutto il carattere del territorio, mentre il brasato al vino rosso, cotto lentamente sulla stufa, rimane una delle espressioni piรน profonde di questa cucina paziente. E poi il pollo alla cacciatora, preparato come si รจ sempre fatto qui: pochi ingredienti, nessuna concessione, solo tecnica e memoria.

Anche i dolci seguono la stessa linea: bunet, crostate di stagione, preparazioni semplici che chiudono il pasto con coerenza. A sostenere questo racconto, una carta dei vini costruita con intelligenza e sensibilitร . Massimo Milano ha dato forma a una selezione che privilegia i territori di riferimento โ€” Piemonte e Liguria in primis โ€” senza rinunciare a incursioni mirate nel resto dโ€™Italia. Le etichette dialogano con la cucina, accompagnandone i sapori senza sovrastarli: grandi classici accanto a piccoli produttori, vini capaci di raccontare un paesaggio tanto quanto i piatti. Non una collezione esibita, ma uno strumento pensato per completare lโ€™esperienza.

Piรน di 200 anni di storia

Ogni ricetta porta con sรฉ un gesto tramandato. Ogni gesto una memoria. Sedersi a tavola ai Cacciatori significa partecipare a una storia che dura da piรน di duecento anni. Non รจ soltanto lโ€™esperienza di un ristorante, ma quella di una casa che ha continuato ad accogliere ospiti senza mai interrompere il dialogo tra passato e presente. Forse รจ proprio questo il segreto del luogo: mentre il mondo accelera, qui il tempo continua a cuocere lentamente sulla stessa stufa accesa nel 1952. E in quel fuoco, alimentato ogni giorno con pazienza, si conserva qualcosa di raro: la memoria viva della cucina italiana.

Ristorante Cacciatori di Milano Massimo – Via Moreno, 30, 15015 Cartosio AL – Tel.ย 3793535274

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