Come una volta

A Milano esiste ancora una trattoria dove si mangia con 17 euro (e sembra ferma nel tempo)

Un pranzo in un locale ai piedi del Bosco Verticale che รจ rimasto davvero come era. Da Tomaso ci sono piatti semplici, menu fisso a 17 euro, nessuna moda ma tanta autenticitร 

  • 07 Aprile, 2026
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El riss el nass in lโ€™acqua e el moeur in del vin. Il riso nasce in acqua e muore nel vino. Dโ€™accordo, ci sono motti piรน utili nella vita, piรน motivanti e saggi, e anche piรน lirici; ma quello che compare sulla serranda dipinta di blu della trattoria Da Tomaso, ha il pregio di raccontare racconta la vegia Milร n, la vecchia Milano, e di star lร  chissร  da quando, a far riflettere coloro che passano in via Gaetano de Castillia (siamo al numero 20), tra il Bosco Verticale e il quartiere Isola, quando la trattoria รจ chiusa. Ovvero spesso, visto che questo posto รจ aperto soltanto a pranzo dal lunedรฌ al venerdรฌ, alla faccia di qualsiasi sospetto di marketing.

La serranda di Da Tomaso

Una delle ultime trattorie casalinghe di Milano

Da Tomaso รจ una delle ultime trattorie familiari rimaste a Milano entro la cerchia delle โ€œcirconvallaโ€, alcuni dicono lโ€™ultima, ma si sa come vanno queste cose, ognuno ha la sua veritร . Ma basta arrivare fin qui per capire che questo posto รจ lโ€™unicorno della gastronomia milanese. Una porticina quasi invisibile in una palazzina giallo uovo a tre piani, che sembra lโ€™omino cinese di Tien-an-Men davanti ai carri armati nel 1989. Tutto attorno questo edificio ci sono i palazzoni della Milano anabolizzata e arrogante, il Bosco Verticale succitato, la torre Unicredit che fa la ganassa lรฌ in fondo con il suo pancione specchiato e la sua punta affilata, e in mezzo questa viuzza normale, che in questo caso รจ un complimento.

L’ingresso di Da Tomaso

Da 65 anni

La trattoria Da Tomaso รจ nata nel 1961 e dal 1963 ci lavora Gian Paolo Raffaldi detto Paolo, figlio manco a dirlo di Tomaso, ed รจ un signore magro e gentile, di una delicatezza antica. Con lui la moglie Licia, che serve ai tavoli con sveltezza che puรฒ apparire talora spigolosa e il figlio Andrea, nascosto nella piccola cucina. Tutto รจ semplice, tutto รจ autentico, qui dentro, e vi spieghiamo come: semplicemente nessuno in tanti anni di attivitร  ha inseguito qualsiasi moda di passaggio, semmai come nelle case degli accumulatori seriali si sono affastellate sui muri e sugli scaffali testimonianze di ogni decennio trascorso dalla fondazione, quadri di ogni blasone, croste e pop art un poโ€™ casalinga, boccioni pieni di tappi di sughero, piatti di ceramica, qualche soprammobile qui e lร , un bello specchio grande posto in alto che permette di spiare la clientela e dร  un tocco un poโ€™ Belle ร‰poque. Il tutto senza un progetto stilistico, come accade nella realtร  non aumentata in cui gli spazi sono arredati dalla vita e non da un interior designer; e come accade nella poesia Lโ€™amica di Nonna Speranza di Guido Gozzano, nella quale si descrivono le โ€œbuone cose di pessimo gustoโ€ di unโ€™abitazione piccolo borghese.

Apparecchiatura senza tempo

La trattoria รจ piccola, allโ€™ingresso il bancone bar con gli amari e i liquori che ti aspetti di trovare (che bello quando le attese sono mantenute), poi un paio di salette zeppe di tavolini quadrati di legno, con su certe tovagliette rosse protette da rettangoli di carta paglia, e unโ€™apparecchiatura senza tempo, piatti bianchi candidi pre-Ikea, bicchieri da far passare la sete a un wine lover, solide sedie di paglia. Non si prenota, questo รจ un posto walk-in anche se scommetterei che qui nessuno sappia che cosa voglia dire: si entra e ci si accomoda dove cโ€™รจ posto, se sei solo ti siedi con un trio di sconosciuti, i tavoli sociali qui sono una necessitร  e non una trovata da comunicato stampa.

Menu a prezzo fisso

Il menu cambia ogni giorno ed รจ scritto al pc su un foglio A4 contenuto in una cartelletta che ne ha visibilmente vissute tante. Fissa รจ la formula: 17 euro per un primo, un secondo, un contorno lโ€™acqua o un mezzo vino della casa, coperto compreso, niente di piรน e niente di meno: se non mangi tutto sono fatti tuoi, una carte blanche qui non cโ€™รจ. Per curiositร  sono andato su Tripadvisor e guardando le foto dei vecchi menu del locale ho scoperto che nel 2016 la formula era la stessa e costava 10 euro e nel 2018 era passata a 12. Adesso 17: un aumento del 70 per cento in dieci anni che puรฒ impressionare gli economisti ma fa ancora felici i milanesi.

Il menu di Da Tomaso

Piatti da zia

I piatti sono da zia dal repertorio limitato, una cucina nemmeno domenicale, da giorno qualsiasi, fatta da chi lโ€™avanguardia non lโ€™ha mai nemmeno sfiorata. Due primi, anche se puรฒ capitare che uno sia cancellato con un tratto di penna: risotto con crema di asparagi bianchi, Penne al pomodoro e basilico ma anche Fusilli al pesto di cavolo verde, pinoli e pecorino. Piรน scelta ai secondi: Roast beef al sangue, Arrosto di vitello, Polmeppe di manzo al pomodoro, Salsiccia stufata con porri e funghi, Involtini di verza, Mozzarella di bufala alla caprese, perchรฉ anche chi vuole tenersi leggero deve farlo alla moda degli anni Ottanta, altro che quinoa. I contorni: patate bollite, fagiolini anchโ€™essi bolliti, peperoni in agrodolce, sedano rapa con maionese senza uova, barbabietole piccanti con cipolla, rapanelli, pomodori, finocchi, carote. Niente dessert: chi vuole addolcirsi la bocca puรฒ aggiungere alla fine una coppetta di fragole al limone al prezzo di euro 3.

Un primo

Brutalismo

Nessun impiattamento. Le pietanze sono portate a tavola con stile brutalista, ogni cosa รจ esattamente come รจ, qui dentro. La sostanza coincide con la forma, tutto รจ a vista, il tempo รจ poco, le briciole sul tavolo restano lรฌ in modo quasi poetico, la cucina chiude alle 13,30 o poco dopo, se vai via presto fai felici i proprietari che riescono ad accomodare qualche altra anima in pena. I sorrisi sono pochi ma sinceri, la signora Licia ha troppo da fare per poter intrattenere i clienti, ma qualche chiacchiera, al momento giusto, si riesce a fare, con Paolo-anima-dโ€™acciaio.

Da Tomaso

La casa dei maghi

I clienti sono di ogni tipo, operai, lavoratori, perdigiorno, turisti che capitano qui mentre visitano la Biblioteca degli Alberi, e sembrano tutti a loro agio, avranno certamente mangiato meglio altrove, avranno certamente postato reel piรน fighi su Instagram, ma qui non ci sono stelle, non siamo nemmeno nel vicino Ratanร  di Cesare Battisti, stesso indirizzo, il numero รจ il 28, unโ€™osteria sรฌ ma contemporanea, che giร  gioca un altro campionato, forse un altro sport. Gira voce che qui, Da Tomaso, anni fa si ritrovassero a mangiare i maghi, i prestigiatori, quelli un poโ€™ da strapazzo, chissร  poi perchรฉ, e che dopo un mezzo litro della casa questi tipi imbrillantinati e con la giacca di lamรฉ scucita in certi punti si sfidassero nei loro trucchetti sbiellati. Sarร  per questo che cโ€™รจ questa lieve magia nell’aria, quella mica se ne va facilmente. O sarร  perchรฉ Da Tomaso รจ davvero lโ€™ultima trattoria casalinga di Milano, o la penultima, vai a sapere.

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