El riss el nass in lโacqua e el moeur in del vin. Il riso nasce in acqua e muore nel vino. Dโaccordo, ci sono motti piรน utili nella vita, piรน motivanti e saggi, e anche piรน lirici; ma quello che compare sulla serranda dipinta di blu della trattoria Da Tomaso, ha il pregio di raccontare racconta la vegia Milร n, la vecchia Milano, e di star lร chissร da quando, a far riflettere coloro che passano in via Gaetano de Castillia (siamo al numero 20), tra il Bosco Verticale e il quartiere Isola, quando la trattoria รจ chiusa. Ovvero spesso, visto che questo posto รจ aperto soltanto a pranzo dal lunedรฌ al venerdรฌ, alla faccia di qualsiasi sospetto di marketing.

La serranda di Da Tomaso
Da Tomaso รจ una delle ultime trattorie familiari rimaste a Milano entro la cerchia delle โcirconvallaโ, alcuni dicono lโultima, ma si sa come vanno queste cose, ognuno ha la sua veritร . Ma basta arrivare fin qui per capire che questo posto รจ lโunicorno della gastronomia milanese. Una porticina quasi invisibile in una palazzina giallo uovo a tre piani, che sembra lโomino cinese di Tien-an-Men davanti ai carri armati nel 1989. Tutto attorno questo edificio ci sono i palazzoni della Milano anabolizzata e arrogante, il Bosco Verticale succitato, la torre Unicredit che fa la ganassa lรฌ in fondo con il suo pancione specchiato e la sua punta affilata, e in mezzo questa viuzza normale, che in questo caso รจ un complimento.

L’ingresso di Da Tomaso
La trattoria Da Tomaso รจ nata nel 1961 e dal 1963 ci lavora Gian Paolo Raffaldi detto Paolo, figlio manco a dirlo di Tomaso, ed รจ un signore magro e gentile, di una delicatezza antica. Con lui la moglie Licia, che serve ai tavoli con sveltezza che puรฒ apparire talora spigolosa e il figlio Andrea, nascosto nella piccola cucina. Tutto รจ semplice, tutto รจ autentico, qui dentro, e vi spieghiamo come: semplicemente nessuno in tanti anni di attivitร ha inseguito qualsiasi moda di passaggio, semmai come nelle case degli accumulatori seriali si sono affastellate sui muri e sugli scaffali testimonianze di ogni decennio trascorso dalla fondazione, quadri di ogni blasone, croste e pop art un poโ casalinga, boccioni pieni di tappi di sughero, piatti di ceramica, qualche soprammobile qui e lร , un bello specchio grande posto in alto che permette di spiare la clientela e dร un tocco un poโ Belle รpoque. Il tutto senza un progetto stilistico, come accade nella realtร non aumentata in cui gli spazi sono arredati dalla vita e non da un interior designer; e come accade nella poesia Lโamica di Nonna Speranza di Guido Gozzano, nella quale si descrivono le โbuone cose di pessimo gustoโ di unโabitazione piccolo borghese.
La trattoria รจ piccola, allโingresso il bancone bar con gli amari e i liquori che ti aspetti di trovare (che bello quando le attese sono mantenute), poi un paio di salette zeppe di tavolini quadrati di legno, con su certe tovagliette rosse protette da rettangoli di carta paglia, e unโapparecchiatura senza tempo, piatti bianchi candidi pre-Ikea, bicchieri da far passare la sete a un wine lover, solide sedie di paglia. Non si prenota, questo รจ un posto walk-in anche se scommetterei che qui nessuno sappia che cosa voglia dire: si entra e ci si accomoda dove cโรจ posto, se sei solo ti siedi con un trio di sconosciuti, i tavoli sociali qui sono una necessitร e non una trovata da comunicato stampa.
Il menu cambia ogni giorno ed รจ scritto al pc su un foglio A4 contenuto in una cartelletta che ne ha visibilmente vissute tante. Fissa รจ la formula: 17 euro per un primo, un secondo, un contorno lโacqua o un mezzo vino della casa, coperto compreso, niente di piรน e niente di meno: se non mangi tutto sono fatti tuoi, una carte blanche qui non cโรจ. Per curiositร sono andato su Tripadvisor e guardando le foto dei vecchi menu del locale ho scoperto che nel 2016 la formula era la stessa e costava 10 euro e nel 2018 era passata a 12. Adesso 17: un aumento del 70 per cento in dieci anni che puรฒ impressionare gli economisti ma fa ancora felici i milanesi.

Il menu di Da Tomaso
I piatti sono da zia dal repertorio limitato, una cucina nemmeno domenicale, da giorno qualsiasi, fatta da chi lโavanguardia non lโha mai nemmeno sfiorata. Due primi, anche se puรฒ capitare che uno sia cancellato con un tratto di penna: risotto con crema di asparagi bianchi, Penne al pomodoro e basilico ma anche Fusilli al pesto di cavolo verde, pinoli e pecorino. Piรน scelta ai secondi: Roast beef al sangue, Arrosto di vitello, Polmeppe di manzo al pomodoro, Salsiccia stufata con porri e funghi, Involtini di verza, Mozzarella di bufala alla caprese, perchรฉ anche chi vuole tenersi leggero deve farlo alla moda degli anni Ottanta, altro che quinoa. I contorni: patate bollite, fagiolini anchโessi bolliti, peperoni in agrodolce, sedano rapa con maionese senza uova, barbabietole piccanti con cipolla, rapanelli, pomodori, finocchi, carote. Niente dessert: chi vuole addolcirsi la bocca puรฒ aggiungere alla fine una coppetta di fragole al limone al prezzo di euro 3.

Un primo
Nessun impiattamento. Le pietanze sono portate a tavola con stile brutalista, ogni cosa รจ esattamente come รจ, qui dentro. La sostanza coincide con la forma, tutto รจ a vista, il tempo รจ poco, le briciole sul tavolo restano lรฌ in modo quasi poetico, la cucina chiude alle 13,30 o poco dopo, se vai via presto fai felici i proprietari che riescono ad accomodare qualche altra anima in pena. I sorrisi sono pochi ma sinceri, la signora Licia ha troppo da fare per poter intrattenere i clienti, ma qualche chiacchiera, al momento giusto, si riesce a fare, con Paolo-anima-dโacciaio.

Da Tomaso
I clienti sono di ogni tipo, operai, lavoratori, perdigiorno, turisti che capitano qui mentre visitano la Biblioteca degli Alberi, e sembrano tutti a loro agio, avranno certamente mangiato meglio altrove, avranno certamente postato reel piรน fighi su Instagram, ma qui non ci sono stelle, non siamo nemmeno nel vicino Ratanร di Cesare Battisti, stesso indirizzo, il numero รจ il 28, unโosteria sรฌ ma contemporanea, che giร gioca un altro campionato, forse un altro sport. Gira voce che qui, Da Tomaso, anni fa si ritrovassero a mangiare i maghi, i prestigiatori, quelli un poโ da strapazzo, chissร poi perchรฉ, e che dopo un mezzo litro della casa questi tipi imbrillantinati e con la giacca di lamรฉ scucita in certi punti si sfidassero nei loro trucchetti sbiellati. Sarร per questo che cโรจ questa lieve magia nell’aria, quella mica se ne va facilmente. O sarร perchรฉ Da Tomaso รจ davvero lโultima trattoria casalinga di Milano, o la penultima, vai a sapere.
Niente da mostrare
Resetยฉ Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novitร del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
ยฉ Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd