Norbert Niederkofler รจ un montanaro. Lo possiamo dire senza offesa, lui ne va orgoglioso. Alla cucina di alta quota ha dedicato anche il suo manifesto rigoroso ai limiti del ma-chi-te-lo-fa-fare. Sessantaquattro anni a settembre, nuovi progetti sempre inseriti nel suo rigido recinto territoriale e ideologico (รจ di qualche mese fa lโapertura di Ansitz Heufler, la dimora rinascimentale con rimarchevole osteria in Val Anterselva, che fa seguito al premiatissimo Atelier Moessmer di Brunico e allโAlpiNN di Plan de Corones), non รจ mai stato cosรฌ aperto e sereno.

E parla aprendosi come si puรฒ aprire uno nato a mille metri sopra al livello del mare. Ed esce fuori che la cucina รจ conoscenza, studio e soprattutto pensiero: un pensiero โlateraleโ, che sappia usare chiavi di lettura originali e con una visione del futuro, non omologato. Cosรฌ lo chef italiano sullโorlo delle 64 primavere racconta come ha imparato a conoscere lโItalia quando ne aveva una quarantina e come ha costruito la sua idea, dedicata alla montagna.

Norbert Niederkofler non nasce cuoco. ยซIo facevo le gare di sci, la discesa libera. Poi mio papร รจ morto, io avevo 17 anni e ho detto: basta, smetto… Sono diventato cuoco per una semplice ragione: volevo vedere il mondo e non avevo soldi: fare il cuoco era la strada piรน facile. Sono andato via a 17 anni dallโAlto Adige e sono tornato per puro caso a 34 anni. Ho lavorato in tutto il mondo, ho girato lโAmerica, lโAsia, lโInghilterra e questo era la cosa che volevo fareยป.
Subito una domanda: contatti tra sci e cucina?
Sei sempre da solo. Lo sci รจ uno sport solitario, ma anche quello che faccio ora รจ uno sport solitario. Certo, ho la mia squadra, che mi sta dietro, ma io sono davanti a prendere le decisioni, sono da solo. Lโho sempre fatto, รจ una cosa che mi riesce. Poi avere successo o meno รจ una cosa relativa.
Uguale anche la competizione, la voglia di eccellereโฆ
ร uguale il fatto che se vuoi ottenere qualcosa in piรน devi dare qualcosa in piรน in termini di allenamento, studio, applicazione. Poi dipende da quello che vuoi. Uno non deve andare per forza in una direzione. Puoi essere il cuoco di una mensa, lavori otto ore al giorno per cinque giorni perchรฉ vuoi stare con la famiglia, non sei meno cuoco di me, non sei di seconda scelta. Ma se vuoi giocare in Champions ci sono certe regole, รจ inutile pensare il contrario. Tante volte mi incazzo anche con i miei colleghi, dico loro: tu che cosa vuoi fare? Scegli!

E lei a un certo punto ha deciso che voleva giocare in Championsโฆ
Avevo 25, 26 anni e ho cominciato a cercare i ristoranti stellati che mi interessavano, uno tra questi era lโAubergine di Monaco, che allโepoca era il ristorante in Europa dove andare, poi sono stato da David Bouley a New York, mi piaceva la cittร ma mi piaceva lui, come mindset, era sempre avanti, non era un normale chef, e questo mi รจ sempre piaciuto. Poi con lui ho fatto un deal, un accordo.
E in cosa consisteva?
Io ho lavorato per lui un anno in America, poi quando sono tornato in Alto Adige facevo avanti e indietro con New York, gli ho chiesto di non essere pagato ma di poter dormire a casa sua. Dormivo nella sua libreria, piena di libri di cucina da tutto il mondo e io mi sono divertito come un matto, passavo le notti a leggerli.
Quando รจ tornato in Italia che cosa ha trovato?
Ma io non la conoscevo, lโItalia. Io ho lasciato lโAlto Adige e ho ritrovato lโItalia. Anche con la lingua facevo un poโ fatica, lโitaliano lโho imparato con Giancarlo Morelli e ho capito quanto รจ importante parlare le lingue, farsi capire, e quanto รจ importante lโapertura al mondo. ร importate, lo dico anche ai miei figli che parlano. Ma io non ho mai lavorato in Italia se non in Alto Adige. Solo uno stage da Santini, una cosa molto bella. Ma non mi sentivo un cuoco italiano e me ne sono accorto una volta.

Che cosa accadde?
Venne al St Hubertus il critico Raspelli e scrisse: antipasti ottimi, secondi ottimi, dolci ottimi, i primi li fa come un tedesco.
Come lโha presa?
Ero incazzato nero, poi ci ho riflettuto e mi sono detto: ha ragione, ha proprio ragione. Io non avevo la minima idea di come si fa un risotto, una pasta. Oggi faccio eventi in giro per lโItalia e che cosa mi chiedono? Il risotto, la pasta. Sono proprio cose mi piacciono, mi ci metto. Io sono nato sotto la vetta dโItalia, a Lutago, e penso di essere piรน italiano di molti italiani.
Parliamo di Cook the Mountain, il suo manifesto. Pone moltissimi limiti. Lei รจ uno di quegli chef che ha bisogno di limiti?
Cook the Mountain nasce nel 2008, il St Hubertus era lโunico due stelle di montagna e mi sono chiesto: come faccio ad arrivare a tre stelle? Non avevo budget per la comunicazione e mi sono detto: non posso fare quello che accade in tutto il mondo, a New York, a Londra a Tokyo, io devo fare qualcosa di diverso. Cosรฌ ho incominciato a chiedere ai clienti: perchรฉ vieni qua tu? E ricevevo sempre la stessa risposta: per la montagna, per la natura, per il mangiare, cosรฌ dopo sei mesi ho detto, devo ripensare la mia cucina, e ho scritto Cook the Mountain.

Detto cosรฌ sembra facileโฆ
Non lo รจ stato. ร stato un percorso difficile, dovevo creare la filiera, pensare in maniera diversa, convincere i giornalisti che mi chiedevano: perchรฉ fai โsta stronzata?, convincere le guide che non capivano piรน come mi dovessero valutare. Ma io ero convinto, ero fissato. Poi nel 2010 era nato mio primo figlio, Thomas, e ho preso a dirmi: Cristo, noi dobbiamo lasciare qualcosa alle nuove generazioni, giร la stiamo combinando grossa, ho capito che era importante lavorare sulla sostenibilitร . Parola oggi troppo abusata, io oggi preferisco rispetto.
Ma alla fine il concetto รจ passatoโฆ
Nel 2017 ci hanno messo la corona dandoci la terza stella, eravamo il primo ristorante di livello mondiale con un concetto cosรฌ talebano. Perรฒ la cosa piรน importante รจ che noi avevamo fatto vedere ai giovani che rispettando il territorio che hai attorno a te tu puoi fare il tre stelle. In Alto Adige, in Sicilia, nelle Marche, in Austria, in Germania. Tu mantieni le tradizioni e la cultura di un posto, mantieni le radici e questo ti porta avanti. Di questo sono molto molto fiero, guarda.
La sua brigata รจ giovanissima. Si ritiene un mentore?
Assolutamente sรฌ. Ho fatto 29 anni al Rosa Alpina, al St Hubertus, e quando hanno chiuso ho fatto un evento in cui ho invitato i migliori sous chef formati da me, ho fatto una lista mettendoci solo i piรน bravi ed erano 45, 45 capisci? E di questi 28 sono venuti malgrado lavorino ormai in tutto il mondo. Io quel giorno non ho nemmeno messo una giacca da cucina, era il loro momento, mi sono seduto con la mia pelle dโoca. Io penso che tu devi passare le tue competenze, se tu limiti tutto a te le cose muoiono con te.

Che rapporto ha con la critica?
Fa parte del gioco, anche lรฌ dipende da cosa vuoi fare. Se non ti interessa, chiudi le porte e va bene cosรฌ. A me piace avere delle critiche come quella di Raspelli, intelligenti. Ora fai un poโ di fatica alle volte, anche con i blogger, perรฒ il mondo รจ questo, io scelgo di fare le interviste con chi voglio, con chi mi piace, questo รจ un lusso che mi concedo.
Allora grazie per lโonoreโฆ
Io penso che se noi chef vogliamo divulgare un concetto dobbiamo lavorare assieme alla critica, il problema รจ che oggi pochissimi chef hanno un concetto.
Addiritturaโฆ
Guarda, se vuole le faccio una lista con venti ingredienti che si trovano nel 90 per cento dei ristoranti in giro per il mondo, una volta a sinistra del menu, una volta a destra. Ma perchรฉ io dovrei andare a spendere certe cifre per mangiare sempre la stessa cosa?

Manca coraggio?
Non so. So che noi viaggiamo tanto e portiamo qui dei metodi, delle tecniche per lavorare in una maniera diversa. Facciamo anche noi la soia, ma con le lenticchie di montagna, facciamo il kimchi, il koji, ma con lโorzo perlato, con i ceci.
ร questa lโavanguardia, oggi?
Fare avanguardia per me vuol dire avere dei concetti che vengano rispettati dai giovani, che vengono da me, stanno un anno, anche due, capiscono il ciclo dellโanno. Poi avanguardia vuol dire anche incominciare a pensare diversamente. Nel 2050 dovremo nutrire dieci miliardi di persone, e se andiamo avanti cosรฌ abbiamo ancora cinquanta raccolti e poi basta. Non serve fare polemiche o mettere paura, dobbiamo fare passi decisi in questa direzione. Per questo fare i piatti con i tripli salti mortali non mi interessa piรน.
Ha parlato di ciclo dellโanno. Lei fa una cucina davvero di stagione, quattro menu allโanno. Quale preferisce?
Le amo tutte, sono diverse. Perfino lโinverno mi piace, lโinverno รจ la stagione piรน facile, abbiamo le nostre conserve, tutto in casa, e abbiamo piรน tempo per andare avanti, pensare cose nuove, piatti nuovi.

Come vede la cucina italiana oggi?
ร in un grande momento, รจ forte. ร la cucina piรน amata al mondo, dobbiamo perรฒ tenere il focus sulla regionalitร .
Si dice che gli chef italiani non facciano squadraโฆ
ร sempre stato cosรฌ, abbiamo cercato di fare squadra durante la pandemia, poi finita la pandemia finita la squadra. Perรฒ va bene cosรฌ, ognuno fa il suo, ognuno porta avanti la sua idea.

E lei?
Io? Io stimo tutti. E poi ho un grande vantaggio, non sono geloso. Se tu hai successo sono contento per te. Se vuoi comprarti la Ferrari ti dico: compratene due, tanto le paghi tuโฆ Io sono qui in montagna faccio i cavoli miei, non rompo le scatole a nessunoโฆ
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