ยซSe le piacevi, finivi in cucina con leiยป. ร cosรฌ che la nipote racconta Rachele Padovan, una donna che a Cortina dโAmpezzo ha trasformato la propria casa in un luogo unico, dove si cucinava, si mangiava e si discuteva di arte e letteratura. Padovan, che nasceva 110 anni fa, ha sempre vissuto tra il suo orto e i suoi fornelli, e ha fatto della cucina di montagna il suo manifesto personale. Con le prime Olimpiadi invernali del 1956 Cortina รจ stata al centro del fermento culturale del โ900 e soprattutto negli anni a seguire molti artisti e intellettuali dellโepoca si ritrovavano qui, con una sosta obbligata da Rachele, che in quegli anni ha avuto lโidea avanguardista di trasformare la propria abitazione in una sorta di home restaurant. Da qui sono passate figure come Andrea Zanzotto, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Ernest Hemingway, Goffredo Parise, Neri Pozza,ย Filippo de Pisis,ย Franco Zeffirelliย eย Vittorio Gassman: non solo ospiti che sedevano alla sua tavola, artisti di vario genere, ma persone con cui dialogare, confrontarsi e instaurare rapporti di amicizia e confidenze. Perchรฉ la cucina di Rachele era un luogo magico, cosรฌ come lo erano le sue ricette, quelle della tradizione e di famiglia, che sapevano conquistare i palati anche dei grandi buongustai.
Nata a Cortina dโAmpezzo nel 1916 e scomparsa nel 1999, Rachele รจ cresciuta in un contesto rurale e socio-economico non facile, proprio qui negli anni โ40 avviรฒ unโattivitร domestica di ospitalitร , trasformando, quasi per caso, la propria abitazione di Salieto in uno spazio culturale tra i piรน originali del Veneto del Novecento. Allโinizio, per integrare il bilancio familiare, affitta le stanze e cucina per gli ospiti interni a moโ di locanda, poi con il tempo la fama della sua cucina e dellโatmosfera che qui si viveva si diffuse e la casa di Rachele cominciรฒ ad aprirsi allโora di cena agli ospiti esterni. Una cucina a legna, pochi coperti, menรน deciso da lei in base alla stagionalitร e lunghe conversazioni attorno al tavolo, tutto questo disegnava unโesperienza unica. Unโidea rivoluzionaria per lโepoca, Rachele Padovan รจ infatti una vera pioniera, la prima donna a portare lโimprenditoria dentro la cucina di casa, anticipando il concetto di home restaurant.

Rachele con la nipote Mina
Rachele, profondamente legata alla montagna e alla campagna, ha sempre vissuto tra i ritmi dei campi e dei pascoli che scandivano le giornate – come ci racconta sua nipote Mina Buscicchio Balsamo, custode della memoria familiare โ era spigolosa e tenera insieme, una donna intelligente, libera e anticonvenzionale – lo dimostra la scelta di non sposarsi e di essere un’imprenditrice – dai modi asciutti e molto pragmatica. La sua grande capacitร era quella di intavolare discussioni e riflessioni con i suoi ospiti su qualsiasi tema mentre spadellava con la naturalezza e unโinformalitร genuina.
Racconta Mina: ยซZia Rachele era molto selettiva. Non si era ospiti di questa casa se lei non ti aveva โsceltoโ e una volta entrati, sebbene tutti fossero trattati con grande rispetto e accolti allo stesso modo, non era del tutto automatico diventare amici della zia Rachele. Bisognava passare lโesame del suo โocchio dellโanimaโ come lโha definito la sua amica, lโantropologa e scrittrice Bruna Maria Veteri Dal Lago. Se le piacevi, non eri piรน solo un ospite, non ti faceva accomodare in sala da pranzo ma direttamente in cucina. E mentre si mangiava, si discuteva di arte, di libri, di politica e a volte ti trovavi a pranzo con Mastroianniยป. ยซMa cโรจ sempre unโeccezione โ continua Mina – solo una volta si fece travolgere dalla bellezza ma anche dallโeleganza di un attore famoso: Henry Fonda, che venne a cena da noi nel 1968 con Elisabeth Taylor e la produzione del film โMercoledรฌ delle Ceneriโ. Rimase epico per noi il saluto di Henry Fonda a zia Rachele che felicissimo dellโesperienza nellโandare via la salutรฒ con un bacio e lei emozionantissima disse: non mi laverรฒ il viso per una settimana!ยป

Rachele Padovan nella sua cucina
ยซHo passato praticamente tutta la mia vita accanto a zia Rachele. Per noi era diventato del tutto normale avere per casa persone come gli scrittori veneti Comisso, Buzzati, Parise, grandi amici di zia Rachele. Non cโรจ mai stato un giorno di noia. Nei mesi estivi e nel periodo invernale da dicembre a marzo, avevamo ospiti di continuo e lโimpegno per accoglierli in modo impeccabile era davvero tanto. Ma al contempo cโera sempre tanta allegria quasi a cancellare la fatica di gestire un tipo di ristorazione non improvvisata ma attenta alla stagionalitร e alla tradizione. Della sua cucina piaceva il fatto che era una cucina legata alla tradizione quando negli alberghi invece tutti si erano votati alla cucina internazionale. Una cucina domestica e di campagna fatta di ingredienti localiยป โ dice la nipote parlando della sua cucina.
Rachele Padovan, infatti, ha sempre coltivato il suo orto, producendo in prima persona le materie prime e attingendo costantemente dal territorio per costruire la sua proposta gastronomica. Una cucina a km zero, biologica per vocazione e profondamente circolare, in cui ogni ingrediente veniva utilizzato senza sprechi. ร una cucina di montagna, fortemente identitaria, segnata dalla presenza di verdure stagionali โ soprattutto patate โ e da una natura semplice, essenziale, ma estremamente nutriente. Daiย casunzieiย alla selvaggina, dalle zuppe allo strudel, fino al maiale, vero patrimonio domestico, che veniva suddiviso nelle famiglie in 52 parti, una per ogni settimana dellโanno. Un rituale che serviva ad arricchire, nei giorni di festa, la tradizionale minestra dโorzo della zona.

La cucina di Rachele Padovan
Dei suoi piatti preferiti Mina ci dice: ยซAmava cucinare il Gulash e patate, tra i suoi piatti preferiti cโera il risotto con le erbe dellโorto perchรฉ le raccoglieva poco prima di cucinarlo e ogni volta aveva sfumature di sapore diverse in base alla stagione; amava anche molto i funghi che andava a raccogliere da sola in mezzo ai boschi nei suoi posti segreti, alla ricerca anche di momenti di solitudine, abitudine che le era rimasta dallโinfanzia in cui queste sue piccole fughe erano un modo per evadere e per liberare la sua voglia di autonomia. Poi a un certo punto la cucina ampezzana ha iniziato a starle stretta. Cosรฌ ha preso a sperimentare ricette di altre regioni come iย panzerottiย pugliesi in versione mignon proposti allโantipasto o la minestra maritata (una richiesta di Barilla). E, con mio grande stupore, sin dal primo tentativo Rachele riusciva a fare tutto bene, non sbagliava maiยป.
ยซTra gli ospiti piรน assidui cโera Neri Pozza, il poeta Zanzotto e poi il poeta Mario Luzzi e questi mangiavano in cucina prima del servizio direttamente con noi alle 20 โ racconta ancora Mina Buscicchio Balsamo – e poi alle 21.30 aprivamo il ristorante. Penso siamo stati i primi ad organizzarci con la prenotazione, perchรฉ i posti erano pochi. Il tipo di cucina era familiare, chi veniva a cena da noi non aveva una carta da cui scegliere cosa mangiare, il menu lo decideva zia Rachele in base a quella che era la spesa del giorno o quello che dava l’orto e la dispensa. Solitamente preparava fino a otto antipasti tra caldi e freddi, un primo, un secondo e un dolceยป.
La gente, dunque, prenotava e andava a cena, non sapendo cosa avrebbe mangiato affidandosi all’arte di Rachele e la cosa non li disturbava affatto. I piatti erano tutti abbondanti e gustosi e lโaneddoto della cena dei Barilla che in pieno periodo nouvelle cuisine erano felici di aver “mangiato naturale e abbastanza” รจ emblematico.
ร sempre la nipote Mina a ricordare: ยซSciavamo con Hemingway e poi facevamo merenda con lui.ย Neri Pozzaย stava da noi per tutto agosto, come Zanzotto. Dino Buzzati ha intervistato Rachele seduti sul balcone, parlando del Veneto e di Cortina e guardando le montagne.ย Marcello Mastroianniย cenava con noi in cucina, cosรฌ comeย Vittorio Gassmanย che lasciava gli amici in sala da pranzo e veniva in cucina a parlare con lei. Una sera, offrendogli uno dei suoi famosi liquori, le ha detto: โRachele, puรฒ anche offrirmi una tisana, non devo mica uscire ubriaco ogni volta!โ. Ognuno di loro ha lasciato in questa casa cultura, affetto, amicizia. Uno di loro, anche un grande amoreยป.

I casunzei amati da Buzzati
Un posto speciale nel cuore di Rachele ce lโha invece Giovanni Comissoย che divenne lโamore della sua vita: lei gli preparava laย gulaschsuppe, di cui lui andava matto. ยซLui voleva sposarlaยป ricorda Mina, ยซe a me, che ero piccolina, diceva: โChiamami zio Giovanni, perchรฉ io, la Rachele, me la sposo e me la porto viaโ. Nonostante sia stato ricambiato appassionatamente, la relazione non ha mai raggiunto il coronamento del matrimonio. Lei ha sempre scelto la sua casa, la famiglia d’origine e quella vita ospitante in cui era il mondo a passare da casa sua.
Per Goffredo Parise preparava i Nighele, una sorta di krapfen ma piรน piccoli e senza marmellata, a Mastroianni piaceva lo Zabaione con la panna, dolce che a distanza di anni ripropone anche Mina ai suoi amici: ยซIn buona parte se l’era inventato, era un dessert a base di uovo, marsala e panna e lo serviva con dei biscottini fatti in casaยป. ย Buzzati amava i Casunzei, vero piatto tipico di Cortina, ovvero un raviolo ripieno di barbabietole conditi con abbondante burro di Malga e una spolverata di โzigarโ o formaggio grana. Hemingway apprezzava molto il Brasato a Fettine.

Knodel al formaggio
Nel 1980 Rachele decide di raccogliere le sue ricette e di pubblicare il libro “La cucina ampezzana”, che fissa sulla carta un patrimonio gastronomico fino ad allora trasmesso oralmente, dando dignitร culturale alla tradizione culinaria delle Dolomiti d’Ampezzo. E se volete conoscere meglio Rachele Padovan, ascoltate Parole nel Ven(e)to. Rachele Padovan e la Cortina dei letterati buongustai (Madagascar Communication), un podcast in 10 episodi scritto da Anna Ferrarese e Silvia Fiore Scarabello, che celebra tra memoria, aneddoti, ricette, identitร e tradizione, questa donna.
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