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Olimpiadi invernali a Milano: dove mangiare (benissimo) nel cuore della città tra grandi chef, pizze d’autore e indirizzi iconici

Duomo, Sant'Ambrogio, San Babila, Brera: ecco un'ampia (e affidabile) mappa mangereccia per orientarsi dentro la cerchia dei Navigli

  • 06 Febbraio, 2026
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Il concetto di “centro”, sia per Roma che per Milano, ha confini sfumati, ma se quello della Capitale contempla un’area decisamente ampia e difficile da circoscrivere (qui abbiamo sondato le chicche gastronomiche nella zona del Tridente), nel capoluogo lombardo si tratta di una zona decisamente più raccolta e compatta. E per giunta pianeggiante, caratteristica che lo rende adatto pure a un tour di qualche ora, qualora non ci si possa permettere più tempo per goderselo, in particolare ora durate le Olimpiadi invernali.

Dal Duomo attraversando la Galleria per lasciarsi incantare da piazza della Scala, con una deviazione verso le stradine di Brera (e magari una capatina alla Pinacoteca) e, volendo, due passi nel Quadrilatero della moda, si assaggia un pizzico della bellezza artistica e urbanistica della città prima di circumnavigare i grattacieli avveneristici di City Life, immergersi nelle atmosfere bohémienne di No.Lo o Isola, lasciarsi stupire da scenari, sapori e profumi inaspettati della vivacissima Paolo Sarpi. Ma questo è un altro capitolo del tour. Ora riflettori puntati sulle vie centrali sopracitate e sui migliori indirizzi dove mangiare e bere, con alcune delle pizzerie e dei ristoranti migliori d’Italia, storiche paninerie, stuzzicanti street food e l’immancabile tavola romanesca.

Olimpiadi: dove mangiare in centro a Milano

Biga Milano – Pizzeria Contemporanea

Il menu è vario e propone tonde contemporanee (con le Special, legate alla stagionalità) e ruote di carro in condimenti golosi, come la Scampia, con fonduta cacio e pepe, salsiccia di maialino Nero Casertano arrostita, patate al forno, provola affumicata a paglia,  rosmarino ed extravergine bio. Leggeri e croccanti i padellini, ottima pure la pizza gluten free con stesura napoletana. Gli antipasti sono sfiziosi, i dessert golosi e non banali. Piccola carta delle bevande con scelte di qualità; buon ventaglio di cocktail. Altra sede in zona Isola (via A. Pollaiuolo, 9).

Biga Milano – Pizzeria Contemporanea – via A. Volta, 20 – 02 52801936 – bigamilano.it

DanielCanzian Ristorante

Un ristorante borghese, nella migliore accezione del termine, dove l’amore per l’arte di Daniel Canzian si riflette nel piatto. Nel segno ovviamente della massima attenzione e della valorizzazione della materia prima, attitudini maturate durante gli anni accanto Gualtiero Marchesi, come nei numerosi omaggi espliciti (si pensi all’iconica sfera di cioccolato dedicata ad Arnaldo Pomodoro). La cucina veneta è fonte di grande ispirazione: piatti come le capesante e canestrelli alla Serenissima, la zuppa di pesci e crostacei o la granseola alla veneziana sono imperdibili. Di qui il passo in avanti compiuto verso un approfondimento (ed esaltazione) della tradizione italiana.

DanielCanzian Ristorante – via Castelfidardo, 7 angolo San Marco – 02 63793837 – danielcanzian.com

Dry Milano

L’insegna, un decennio fa, ha segnato un punto di svolta nella scena milanese con l’intuizione di unire pizza e mixology. Lorenzo Sirabella, alla guida del locale, mette talento e passione per offrire pizze impeccabili, sia se si tratti della tonda napoletana cotta a legna, che degli altri impasti, dagli eterei cubotti di antipasto alle croccanti focacce farcite, dalle pizze classiche alle sperimentazioni inusuali (da provare la focaccia con vitello tonnato). Edris Al Malat, Bar Manager, progetta cocktail di grande spessore, che da soli valgono la visita. Ambiente piacevole e contemporaneo. Il servizio è puntuale e gradevole.

Dry Milano – via Solferino, 33 – 02 63793414 – drymilano.it

Confine – Pizza e Cantina

L’avamposto dell’esperienza della pizza riesce a tenere un miracoloso quanto saggio equilibrio tra il mondo della cucina e quello della lievitazione. Quest’ultimo viene assai valorizzato proprio perché utilizza la lente del disco di pasta senza complessi d’inferiorità. Ne è riprova l’eccellente menu Guscio – solo su prenotazione – con protagonisti crostacei e frutti di mare. Nei percorsi degustazione – autentico must della visita – si ritrovano i grandi classici della casa: dai fritti iniziali al celeberrimo Calzone scarola sino alla squisita pizza fritta Margherita di bufala. Bene anche i dolci. Ampia e valida la cantina. Gran dispiego di personale.

Confine – Pizza e Cantina – p.zza Cardinal G. Massaia – 375 5426086 – confinemilano.it

Cracco in Galleria

Mangiare all’interno della Galleria di Milano, sbirciando l’inconsueta vista delle persone che camminano lì sotto è già un evento che non si ripete tutti i giorni. Farlo poi assaggiando la cucina di Carlo Cracco rende l’avvenimento un’esperienza letteralmente memorabile. Questa è definitivamente diventata una grande tavola italiana, soprattutto dopo il trasloco in un luogo così spettacolare dove ogni dettaglio è curato e il cliente è davvero trasportato in paradiso, con buona pace di chi ha eletto lo chef veneto a simbolo di tutti i misfatti del fine dining (ma quali, poi?) e organizza manifestazioni davanti all’ingresso in nome del gastro-populismo. Cracco non si cura di loro, e continua a lavorare sulla tesi, sull’antitesi e sulla sintesi, su un’armonia che non è mai banalità, sulla capacità di rendere il contadino un borghese con un abito di buon taglio. Il menu è semplice e comprensibile. Di là una carta che non raggiunge i venti piatti malcontati. Di là un degustazione con piatti totalmente diversi, tra i signature del cuoco vicentino e le creazioni estemporanee. La carta dei vini rende onore a una cantina-santuario. Il servizio preciso come un orologio svizzero, professionale al 100% e discreto, è un ulteriore punto di forza di uno dei fine dining più affascinanti non di Milano, ma d’Italia.

Cracco in Galleria – Galleria Vittorio Emanuele II – 02 876774 – ristorantecracco.it

Denis Pizza di Montagna

L’insegna non mente: quella del bellunese Denis Lovatel è veramente una pizza “di montagna”. In entrambe le sedi (Moscova e Porta Venezia) sembra di essere in una baita, e all’assaggio la sensazione si fa ancora più reale, grazie a un impasto fatto di acqua di sorgente, farine semi integrali e un mix di erbe e spezie montane che compensano un ridotto utilizzo di sale. Il risultato è una pizza digeribile, sottile e croccante, realizzata con ingredienti di prima scelta, molti della terra natia di Lovatel. Il menu è stagionale e comprende abbinamenti inediti, oltre a pizze “decise” per gli amanti dei gusti intensi. Valida carta dei vini. Recentissima apertura di altre due sedi ai Navigli e in via Ravizza, con offerte più “tarate” sulla zona.

Denis Pizza di Montagna – via Statuto, 16 – 375 7988835 – denispizza.it

Eggs

Non fatevi ingannare dal gemello romano di Trastevere, né dal fatto che vi si mangi forse la migliore carbonara di Milano, peraltro declinata in diverse proposte creative e corrette: il locale di Barbara Agosti non è l’ennesima trattoria capitolina trapiantata al nord, ma ha una sua precisa identità. È sin dal nome l’omaggio a uno degli ingredienti più importanti e versatili, l’uovo, la cui preparazione è un esercizio di virtuosità per ogni cuoco. Virtuosamente, infatti, la chef con le uova ci gioca con mille abbinamenti, che non dimenticano nemmeno il guscio nel “gioco dell’ova”. Molto curata la carta dei vini, con una predilezione per le etichette indipendenti.

Eggs – via Solferino, 35 – 02 09972435 – eggsristorante.com

Felice a Testaccio

La versione milanese della trattoria romana per eccellenza che la storica casa madre ce l’ha a Testaccio, da diversi anni ormai ha fatto breccia anche al Nord, non solo nel capoluogo lombardo ma pure a Torino. Sarà che i milanesi vanno pazzi per pizza napoletana e cucina romanesca, sarà per la riproduzione azzeccata, fedele all’originale ma adatta al contesto, sarà perché si mangia bene, fatto sta che da Felice si esce sempre di buonumore. I classici li conosciamo tutti: trittico di primi, saltimbocca, un tiramisù cui non si resiste mai. Servizio easy, pochi ma adeguati i vini.

Felice a Testaccio – via del Torchio, 4 – 02 80506690 – feliceatestaccio.com

Horto Restaurant

Bastano sei piani per avere sotto di sé Milano. Succede sul rooftop di questo ristorante che è circondato da un panorama mozzafiato e da micro-giardini che si alternano ai tavoli, dove ci sono anche alberi di fico e di mele selvatiche. Una sorta di piccolo Eden che accoglie l’idea di una cucina etica, dove tutto ciò che arriva ai fornelli non arriva da più di trenta chilometri.  Qui contano la tecnica, la sostenibilità e la coerenza del progetto. Carta dei vini poderosa – forse anche un po’ troppo – per questa idea “aerea” di cucina. Servizio molto professionale.

Horto Restaurant – via San Protaso, 5 – 02 36517496 – hortorestaurant.com

Langosteria Café Milano

È forse il marchio ristorativo più (giustamente) celebre di Milano questo ristorante che ha dato vita a una saga proseguita con altri locali in città (il bistrot, appunto il café, la cucina, la nuovissima sede in via Montenapoleone a Palazzo Fendi che funziona come cocktail bar), e poi a Paraggi, St. Moritz, Parigi, presto a Londra, poi a Miami, poi chissà. Un brand di enorme successo, quello di Enrico Buonocore, con fatturati a otto cifre, grazie a una cucina tendenzialmente di – altissimo – mare più in levare che in battere, fatta di grande materia prima e da una mano molto lieve. Il punto forte è l’atmosfera che rende il lusso (indubbio) se non accessibile indubbiamente confortevole, grazie a uno standard di servizio elevatissimo in ogni sede.

Langosteria Café Milano – galleria del Corso, 4 – 02 76018167 – langosteria.com

Luini

Questo piccolo locale in pieno centro gode di un successo che dura da generazioni. Fuori c’è quasi sempre coda, ma non bisogna farsi intimorire, l’attesa è comunque ridotta grazie alla celerità del servizio. Qui si fanno solo panzerotti, fritti o al forno, un cibo popolare per una pausa pranzo o uno stuzzichino dal costo contenuto. Il tradizionale panzerotto fritto ripieno di mozzarella e pomodoro è sempre il più gettonato, ma vi sono anche con altri ripieni salati o in versione dolce al cioccolato, con frutta o ricotta.

Luini – via Santa Radegonda, 16 – 02 86461917 – luini.it

Locanda Perbellini Bistrot

È il presidio meneghino dell’universo di locali che fanno capo a Giancarlo Perbellini, chef-imprenditore all’opera presso il blasonato “Casa Perbellini 12 Apostoli” a Verona. E in particolare, quella che occupa gli spazi curati, seppur contenuti, di questa Locanda rappresenta l’idea di bistrot secondo lo chef, fondato su una cucina di tradizioni e territorio realizzata con ottime materie prime e slanci di originalità. In carta quindi, si spazia tra piatti signature di Perbellini e valide preparazioni come la Spuma di cipolla, pane al pomodoro e pesto di basilico, il Risotto allo zafferano, ragù di ossobuco e gremolada, il Galletto alla diavola e polenta con i suoi fegatini. Cantina adeguata. Servizio efficiente. Dehors.

Locanda Perbellini Bistrot – via della Moscova, 25 – 02 36631450 – locandaperbellini.it

Sadler all’Hotel Casa Baglioni

Tra i primi, in tempi non sospetti, a far dialogare il fine dining con i codici dell’osteria, e per questo assolutamente moderno e modernista, Claudio Sadler è ormai un marchio affermato dell’alta gastronomia milanese ma non per questo fa della sua cucina un’autocelebrazione stanca. Certo, nel menu del suo ristorante in cima a questo tranquillo hotel, c’è un degustazione chiamato non si sa con quanta ironia Tradizione&Innovazione nel quale sono riproposti molti piatti storici datati, ma il Creativo sprizza ancora fantasia e voglia di osare. La carta consente di svinare a piacimento. Servizio classico e piacevolmente stringato, la carta dei vini è piuttosto universale.

Sadler all’Hotel Casa Baglioni – via dell’Annunciata, 14 – 02 58104451 – ristorantesadler.it

Seta by Antonio Guida

Compie dieci anni questo ristorante che è stato tra i primi di altissimo profilo in albergo a Milano e che ha consegnato alla città, si spera ancora per molto tempo, il talento profondo ma sorridente di Antonio Guida, uno chef salentino con una saggezza che arriva da lontano, una discrezione e un’umiltà davvero rare a questi livelli (caratteristiche che gli hanno permesso di crescere, e continua a farlo, in silenzio ma senza fermarsi mai). Il posto non smette di stare al passo con i tempi e, da qualche tempo, oltre alle proposte più riflessive, offre la formula pranzo “a 60 minuti”, pensata per chi voglia di godersi una pausa dal lavoro gourmet senza fare aspettare la scrivania. Ma naturalmente l’ideale è buttarsi in uno dei menu in cui Guida dispiega al meglio la sua maestria, tra signature e una creatività che sfiora l’avanguardia senza mai lasciarsene irretire. Servizio impeccabile, a livelli di assoluta eccellenza. La carta dei vini è come ci si aspetta – ma forse anche di più – un viaggio avvincente quanto interminabile.

Seta by Antonio Guida – via Monte di Pietà, 18 – 02 87318897 – mandarinoriental.com

Signorvino Duomo

Nonostante si parli di crisi del vino e molte enoteche di vecchia generazione scompaiano, il marchio della famiglia Veronesi viaggia a vele spiegate e fa l’eccezione che conferma la regola. 42 punti vendita in tutta Italia (ma la prospettiva è di aprirne uno in ogni città), uno a Parigi e uno a Praga, nonché acquisizioni di nuove cantine: un modello manageriale vincente che punta alla concretezza e all’inclusività, parla a tutte le età e con una formula che, seppur standard dappertutto, mantiene peculiarità in ogni luogo. Il menu contempla formaggi e salumi più pochi piatti ma ben fatti. In cantina una media di 2mila etichette di vino da ogni dove e per ogni tasca, in una selezione che segue i gusti dei clienti. A corredo una piacevole atmosfera conviviale e un personale ben formato che invoglia a saperne di più.

Signorvino Duomo – via Pattari, 2 – 02 89092539 – signorvino.com

Sushi Yokohama

Il ristorante di Rosy Chin è un luogo ambizioso, che ha dietro il know how di una famiglia che ha detto la sua nella scena milanese. L’opulenza è la cifra stilistica, c’è una mano felice nel combinare il classico stile minimale giapponese con un concetto più contemporaneo di ristorazione e con uno sguardo italiano. Tra i crudi, rimarchevoli i carpacci e le tartare, insieme alla sfilza di uramaki, nigiri, gunkan, hosomaki, sashimi. Interessanti i ravioli di maiale con tartufo. Carta dei vini che va sul sicuro, notevole selezione di bollicine e non mancano i cocktail.

Sushi Yokohama – via Pantano, 8 – 02 874291 – sushiyokohama.it

(10_11) Ten Eleven del Portrait Milano Hotel

Un locale che sta riscrivendo le abitudini dei milanesi quello all’interno del Portrait, l’albergo dei Ferragamo che ha restituito alla città gli spazi dell’ex seminario. Dopo aver reinventato la colazione, facendone l’appuntamento mattutino più “cool” della città grazie all’apertura al pubblico esterno e alla qualità degli sfogliati e dei panificati di Cesare Murzilli, ecco il brunch domenicale, che rivitalizza un rito ormai stanco. Una sorta di pranzo in famiglia in un’atmosfera allegra ed elegante che induce a indugiare a lungo, magari beandosi del bel giardino. Si attinge a volontà dal ricco buffet, si ordinano due piatti caldi da una piccola lista (il pollo con patate e peperoni è festoso e festivo), si beve un Bloody Mary preparato al momento, ci si lascia guidare da un servizio empatico e sorridente. Il tutto a 95 euro, ma alla fine è un pasto lungo un giorno. A pranzo e a cena la buona cucina tradizionale di Luigi Cinotti, che ha conservato la pasta in bianco che tre anni fa ha sconvolto Milano. Buona carta dei vini. C’è pure un bar che sforna ottimi cocktail internazionali o signature.

(10_11) Ten Eleven del Portrait Milano Hotel – via Sant’Andrea, 10 – 02 367995850 – lungarnocollection.com

Verso

Fatta la rivoluzione, bisogna consolidare il potere. I fratelli Mario e Remo Capitaneo, dopo aver dimostrato che anche in faccia al Duomo si può fare ristorazione di altissima qualità e aver abbattuto definitivamente le barriere tra cucina e sala, sono riusciti a mantenere alto il livello della loro cucina, volteggiando tra tecnica e istinto. Un solo degustazione più una carta stringata con dieci piatti in tutto. L’essenzialità è la cifra stilistica dei due fratelli: niente gesti eclatanti, niente sprechi di ingredienti ed energie. Lo spettacolo sta nel sedersi in uno dei tre tavoli/spalti e vedere nascere le portate in tempo reale, con tanto di commento degli chef. Ce n’è pure uno più tradizionale per chi preferisce la privacy alla prima fila oltre a una sala privata.

Verso – p.zza Duomo, 21 – 02 89750929 – ristoranteverso.com

Vòce Aimo e Nadia

È l’ufficio in centro del gruppo Aimo e Nadia, che guarda alla Scala e chiude il cerchio del brand gastronomico più milanese che c’è. Il locale, ospitato nelle Gallerie d’Italia e confinante con il giardino di Alessandro Manzoni, è ampio, spettacolare, articolato in una caffetteria, una gelateria, una dispensa e nel gourmet. Due menu, Opere e Collezioni e Arte e cucina che variano per dimensione ma hanno in comune gli highlight del posto, come l’ostrica, caprino, scalogno sott’aceto ed erba cipollina e il risotto Gran Riserva Carnaroli con olive taggiasche candite, pasta di noci e pompelmo. La carta permette di costruire il proprio percorso, e nella sezione l’Orto in tavola compare anche la versione Vòce del classico di A&N, la zuppa etrusca con verdure dell’orto di stagione, farro della Garfagnana, legumi al profumo di finocchietto selvatico. A pranzo proposta più agile. Bei vini, servizio cinematografico.

Vòce Aimo e Nadia – p.zza della Scala, 6 – 349 3273374 – aimoenadia.com

Wicky’s Innovative Japanese Cuisine

Wicky Priyan è ormai un’istituzione, anche grazie a una presenza scenica da vero samurai (molto aiutano le decine di sue spade che maneggia con maestria e che fanno bella mostra alle spalle del suo bancone). La sua idea non cambia da anni, e punta sulla contaminazione tra rituali giapponesi, ingredienti italiani e visioni internazionali, il menu si aggiorna in continuazione ed è sempre fonte di grande piacere. È organizzato in tre onde: la prima dedicata ai carpacci (imperdibili quello salmone e pecora e il Viaggio dei cinque continenti), la seconda al sushi e al maki, la terza ai piatti creativi, come l’Angus Wicky’s spice market, o il merluzzo nero “storia di Kyoto”. Poi ci sono alcuni degustazione, il miyazaki di pesce, mentre l’aoshima, il nichinan e l’uchiumi uniscono carne e pesce. Ultime novità il miyazaki curry giapponese, una sorta di bento servita a pranzo e il percorso in condivisione. Locale elegante e recentemente rinfrescato, servizio soave, carta vini blasonata, ma il vero spettacolo è Wicky.

Wicky’s Innovative Japanese Cuisine – c.so Italia, 6 – 02 89093781 – wicuisine.it

Zazà Ramen

Oltre dieci anni di vita per questo locale che mantiene saldo il timone di una valida proposta gastronomica che spazia tra zensai (piccoli assaggi in entrata), donburi (le ciotole di riso) e gli ottimi ramen, il tutto in un’atmosfera dinamica e moderna dove vengono anche allestiti eventi e mostre di arte contemporanea. Dalla cucina, con attenzione alla stagionalità e con una calibrata apertura ai sapori mediterranei, arrivano gyoza, melanzane ichiban (con dengaku e katsuobushi) e ramen ben eseguiti (si può scegliere tra gli spaghetti fatti con farina tipo00 oppure tipo1), come quello con polpette di manzo e maiale (ma ci sono anche le versioni al gusto mare e vegetariana). Buoni e in linea i dolci in chiusura. Per bere, gin, sakè, birre nipponiche e vini al calice. Servizio attento.

Zazà Ramen – via Solferino, 48 – 02 36799000 – zazaramen.it

foto di copertina Cracco in Galleria

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