Storie

Che cosa sono le ‘nfrennule, i taralli campani che in pochi conoscono

A Sant’Agata de’ Goti, piccoli taralli al vino raccontano il legame tra terra, lavoro e gusto, espressione genuina della cultura contadina del Sannio

  • 30 Ottobre, 2025
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

Nel Sud Italia non è raro trovare taralli e biscotti da forno che raccontano la convivialità e il legame con il territorio, e nel grazioso borgo di Sant’Agata de’ Goti (BN), incastonato tra rocce e valli con case in tufo che sembrano sospese nel vuoto, spiccano le famose ‘nfrennule, che proprio in questo contesto trovano la loro autentica identità, rappresentando un’eccellenza artigianale. Si distinguono non solo per la forma “a otto”, ma anche per l’uso del vino bianco — spesso un vino locale come la Falanghina — insieme a farina, olio extravergine d’oliva e semi di finocchietto.

Una tradizione locale

Il nome sembra derivare dal termine latino frenulum, al plurale frenula, che indicava una piccola briglia utilizzata per addomesticare i cavalli, elemento che ricorda la forma intrecciata delle ‘nfrennule. Si ritiene che siano stati i Normanni, presenti a Sant’Agata de’ Goti nel Medioevo, a introdurre questa usanza, lasciando nella zona tracce tangibili del loro passaggio e un importante patrimonio culturale.

Durante i banchetti medievali, infatti, i feudatari erano soliti condividere taralli e vino come gesto simbolico per suggellare un accordo o ristabilire la pace dopo un conflitto. Da questa pratica potrebbe derivare l’espressione popolare “finire a tarallucci e vino”, che ancora oggi evoca la capacità tutta italiana di concludere un dissidio con serenità e buon umore.

Cosa sono

Si tratta di piccoli tarallucci salati, realizzati con un impasto a base farina, acqua tiepida, vino bianco secco, olio extravergine d’oliva e una manciata di semi di finocchietto selvatico. Si inizia sciogliendo il lievito in acqua tiepida, poi incorporando la farina, il vino bianco, l’olio e infine i semi di finocchietto e il sale. Si lavora bene fino ad ottenere una pasta liscia e compatta, la si lascia riposare per un po’ per farla lievitare, quindi la si suddivide in pezzetti.

La classica forma a otto

Ogni pezzetto viene allungato in un bastoncino e poi modellato nella sagoma tipica e riconoscibile delle ‘nfrennule. Infine, si inforna, in forno caldo, fino a raggiungere una doratura uniforme e una superficie leggermente lucida, segno caratteristico dell’olio presente nell’impasto. Nel contesto della preparazione, l’uso del vino bianco è un elemento distintivo, un simbolo del legame coi vigneti della zona, della tradizione vitivinicola locale (tra cui la Falanghina) e della convivialità.

Taralli fragranti, profumati, croccanti, ma non eccessivamente duri. Il finocchietto selvatico conferisce profumo all’impasto, l’olio extravergine d’oliva dona lucentezza e sapore, mentre la lievitazione conferisce sapidità e leggerezza al taralluccio.

Foto credit, Facebook Antonio Anna Icolari

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd