La provincia di Trapani è sicuramente meta ormai gettonatissima d’estate, il fascino e le antiche tradizioni del far west siciliano rendono favorevole una visita in ogni momento dell’anno, anche a Natale. Mazara del Vallo, in questo contesto non fa eccezione. Anzi. Con la Qasbah, un pezzetto di Nordafrica nel cuore della Sicilia, il centro storico di Mazara unisce all’antico quartiere arabo, risalente all’827 d.C., pezzi di barocco, rococò e di altre epoche, nello sbalorditivo sincretismo tipico della Sicilia.

Ricchissima la mole di chiese: nell’ex chiesa cinquecentesca di Sant’Egidio è ospitato il Museo del Satiro Danzante, uno dei bronzi greci più preziosi dell’antichità; quella di San Francesco mostra al suo meglio i fasti barocchi; nel Convento di clausura di San Michele Arcangelo, risalente al XII secolo, oltre che per soggiornare nella Foresteria, si va per i muccunetti.
Sappiamo che l’arte dolciaria conventuale è diffusa in vari paesi d’Europa da molti secoli, ma in Sicilia sicuramente ancora troviamo esempi molto vivi nell’eredità della pasticceria odierna. A Mazara i dolci tipici di questo periodo sono appunto dei pasticcini conventuali, chiamati “muccunetti” (bocconcini), creati dalle suore benedettine di clausura del Convento di San Michele circa quattro secoli orsono.

Confezionati singolarmente in una carta velina, a mo’ di caramelle, i muccunetti sono cugini delle paste di mandorla e di altri biscottini tipici di altre parti dell’Isola, ma si distinguono da tutto il resto per la grande personalità, data dall’aroma degli agrumi – è il limone protagonista del primo morso – e dalla farcitura di zuccata. Per capire cos’è la zuccata, bisogna conoscere una varietà di zucca lunga tipica della Sicilia, detta anche zucca lagenaria, cucuzza longa, o zucchina a pergola: una zucca verde, dai frutti molto lunghi, che adeguatamente candita, dà appunto vita a questa dolce pasta, a metà tra una confettura densa e una dadolata.
In questo periodo i muccunetti mazaresi si trovano in varie botteghe e ristoranti della città, ma gli originali sono ancora venduti dalle suore di clausura di San Michele, che li vendono all’esterno del convento tramite l’antica ruota di ferro, come secoli fa.
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