Lo sapevate che

Hai mai visto il basilico viola? Non è finto e sa di liquirizia

Nel mondo esistono circa 60 varietà di basilico e una delle più sorprendenti è viola: il colore dipende dalle antocianine e il sapore cambia radicalmente, con note di anice, spezie e liquirizia

  • 04 Luglio, 2026
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Se lo vedeste al mercato, probabilmente pensereste a una pianta ornamentale. E invece è basilico. Stessa specie di quello genovese, stesso profumo estivo, ma foglie viola scurissime e un sapore completamente diverso, con note che ricordano liquirizia, anice e spezie. Nel mondo esistono circa 60 varietà di questa pianta e tra le più affascinanti spicca il basilico viola. Nessuna manipolazione genetica o invenzione moderna, si tratta semplicemente di una variante naturale che appartiene alla stessa identica specie del basilico comune.

Che cos’è il basilico viola

che cosa è il basilico viola e perché non è verde

Dal punto di vista botanico, il basilico (Ocimum basilicum) fa parte della famiglia delle Lamiaceae, la stessa di erbe aromatiche come la menta, la salvia e il rosmarino. Originario soprattutto delle regioni tropicali e subtropicali di Asia e Africa, in antichità veniva persino considerato una pianta sacra. Già coltivato nell’antica Roma, il celebre gastronomo Apicio lo inserì nel suo trattato De re coquinaria per aromatizzare i piselli, mentre Plinio il Vecchio era convinto che le sue foglie, se ben cucinate, agissero come un potente elisir afrodisiaco.

basilico in serra|pomodori|serra|serra|serra

Perché il basilico viola ha questo colore

Ma da dove viene la variante viola? I primi semi caratterizzati da questa parziale pigmentazione scura provenivano da varietà selvatiche della Turchia, ma si sono diffusi anche in India e nell’Asia tropicale. Il capostipite moderno è il Dark Opal, sviluppato e registrato nel 1950 dai ricercatori John Scarchuk e Joseph Lent presso l’Università del Connecticut, che divenne il genitore genetico di quasi tutte le varietà viola oggi in commercio. Tra le più note troviamo il Red Rubin, selezionato negli anni Novanta per ottenere un colore più uniforme e una maggiore resistenza alla peronospora; il Purple Ruffles, una varietà singolare dalle foglie arricciate e seghettate, dai sentori speziati che richiamano la cannella e l’anice; e infine l’Osmin Purple, dalle foglie piccole e di un viola scuro così intenso da sfiorare il nero.

La varietà che sa di liquirizia

La differenza cromatica è una questione di chimica vegetale. Se il basilico verde deve la sua tinta alla prevalenza assoluta della clorofilla, in quello viola quest’ultima viene letteralmente mascherata da un’altissima concentrazione di antocianine. Si tratta degli stessi pigmenti antiossidanti presenti nei mirtilli e nell’uva nera, che conferiscono alla pianta proprietà antiossidanti superiori rispetto alla controparte verde. Anche il profilo aromatico cambia radicalmente, infatti il basilico genovese risulta più dolce, fresco ed erbaceo, invece il basilico viola esprime un sapore molto più robusto, pungente e spiccatamente balsamico, con note marcate che richiamano la liquirizia, l’anice e i chiodi di garofano.

Attenzione alla temperatura

Pestaggio del basilico

Questa diversità si riflette in modo netto sul comportamento in cucina. Il basilico verde tollera le brevi cotture e, pur scurendosi, mantiene la base cromatica originaria. Il viola, invece, è estremamente termolabile: sotto l’effetto del calore le antocianine si distruggono all’istante, facendo virare la foglia verso un grigio-marrone spento, lo stesso accade se viene frullato in modo aggressivo, poiché l’ossidazione crea una pasta bruna poco invitante. Tuttavia, accade qualcosa di curioso se si aggiunge dell’aceto o del limone: il pH basso stabilizza i pigmenti facendoli virare verso un rosa o un rosso rubino brillante, una reazione chimica ideale per infusi e cocktail d’autore, come il Violet Basil Smash.

Se il basilico verde è un passpartout per sughi e pesti, quello viola va consumato rigorosamente a crudo, spezzettato all’ultimo secondo su insalate e piatti freddi per preservare il colore e l’aroma pungente. Verde e viola, insomma, non si escludono a vicenda, ma ridefiniscono il modo di interpretare questa pianta simbolo dell’estate. Se il primo resta l’alleato insostituibile dei grandi classici della tradizione, il secondo si candida a diventare il protagonista della cucina contemporanea a freddo e della mixology, dimostrando che anche dietro una semplice foglia di basilico si nasconde un perfetto equilibrio tra storia, genetica e creatività nel piatto.

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