Cโรจ un momento, nei pomeriggi dโautunno, in cui le colline dellโentroterra romagnolo sembrano trattenere il respiro. Le ombre si allungano sulle pietre del borgo di San Leo, e dalla piccola piazza – con la fontana che non zampilla – arrivano voci e risate, caffรจ e tรจ sorseggiati tra un tavolino e l’altro. Per raggiungerla ci si inerpica su una salita ripidissima ritagliata con forza e asfalto.

Qui l’autunno ha dei colori incredibili, lโaria inizia a pungere, preludio di novembre, mentre a metร pomeriggio una piccola porta a vetri color verde si apre, una decina di clienti entrano alla spicciolata nellโunico panificio del paese, riaperto nel 2021 grazie a dei giovani coraggiosi che stanno lottando contro lo spopolamento dell’Appennino: il Forno di San Leo, premio Pane e Territorioย nella Guidaย Pane e Panettieri dโItalia 2026 del Gambero Rosso. Ci si va per il pane, ottimo, la pasta, artigianale in particolare, qualche salume, vino ben scelto, grandi formaggi della zona. Ecco, in questa cornice incredibile una piccola comunitร ha insegnato al resto d’Italia la forza che puรฒ avere il cibo e le tradizioni che lo perpetuano. E un pasticcere senza forno si รจ fatto conoscere per la sua intraprendenza (e bravura).

Foto di Cristina Panicali
A San Leo, come nel resto della Romagna, nelle settimane che precedono il Giorno dei morti, 2 novembre, รจ tradizione acquistare o preparare in casa una specie di “pizza” dolce con uvetta, mosto e frutta secca. ร un profumo antico, quello della piada dei morti, che da secoli racconta la memoria e la terra di chi lโha impastata.

La Piada dei morti – Foto di Cristina Panicali
Sabato 1ยฐ novembre, un centinaio di persone ha attraversato tornanti e paesi per portare la propria versione del dolce della memoria e partecipare alla prima competizione della piada dei morti. Alcune piade erano cotte nei forni di famiglia, altre nate nei laboratori di pasticceri professionisti. Tutte, perรฒ, portavano con sรฉ una storia: trenta piade, trenta biografie di territorio. Non รจ stato un evento come molti altri, non era una sacra nรฉ un raduno di fanatici, non era una vera competizione, รจ stata una celebrazione santissima della forza che puรฒ avere il cibo nell’unire le persone.

Simone Spotti (il vincitore) e Luca Martinelli (giornalista, tra i soci di Fer-Menti Leontine) – Foto di Cristina Panicali
Tra i partecipanti, Simone Spotti, 25 anni, nato a Cesenatico, ha sorpreso tutti. Ha vinto nella categoria dei professionisti perchรฉ la sua era una piada diversa da tutte le altre. Impasto diretto a lievitazione mista, sia con la “madre” sia con quello di birra. Noci, mandorle, pinoli e uvetta. Ma รจ stato il vin brulรฉ, utilizzato al posto del mosto previsto dalla ricetta classica, a dare il carburante alla piada di Spotti. La sua aveva il profumo dell’autunno anche grazie ai sentori di arancia, limone e cannella della glassa ricavata riducendo come un fondo il “vin”. Che idea! E che preparazione irriverente.

Simone Spotti e la sua piada – Foto di Cristina Panicali
Spotti non ha un forno suo, ma da anni lavora come baker itinerante, definizione che potrebbe significare poco o nulla per molti, ma รจ sempre piรน frequente che giovani professionisti decidano di non lavorare con una sede fissa ma di spostarsi in continuazione, o di lavorare con collaborazioni temporanee portando impasti e idee di forno in forno, in questo caso dellโEmilia-Romagna.ย Oggi รจ in forza al forno Pasta Madre di Gemmano, chissร che farร nei prossimi mesi.

Foto di Cristina Panicali
ยซHo iniziato facendo il cuocoยป, racconta al Gambero Rosso. Studi da geometra, da ragazzo fa le prime esperienze al mare e durante le stagioni estive si mette a servire in sala. ยซNon sapevo fare niente, perรฒ mi piaceva stare col pubblico, in mezzo alle persone. Poi ho provato anche l’esperienza della cucina, ho pensato che dovevo conoscere anche il cibo per poter servire in salaยป. A Milano frequenta un master su management e ristorazione, poi uno stage al Lido 84 di Riccardo Camanini e al Povero Diavolo a Torriana.
Non torna in sala, tutt’altro scopre una passione forte, quella dei panificati. ยซSono autodidattaยป, dice sorridendo mentre racconta di essere appena uscito dal forno che lo sta accogliendo in questi ultimi mesi. ยซMa in un futuro – confessa – vorrei aprirmelo un laboratorio mioยป.

Foto di Cristina Panicali
A San Leo, quel sabato, non si รจ celebrata solo una gara ma una festa collettiva, capace di riunire panificatori, famiglie, amatori e curiosi. ยซA vincere รจ stato il territorioยป, ha detto Luca Martinelli della cooperativa Fer-Menti Leontine, tra i promotori dellโiniziativa.
Seduti tra le mura di pietra, gli assaggiatori โ nove giurati, tra chef, giornalisti e fornai โ hanno valutato dolci diversi ma uniti da un filo comune: la memoria condivisa. ยซQuesta piada mi ricorda quella che faceva mia nonnaยป, ha sussurrato una delle giurate durante gli assaggi, la super fornaia di Pandefrร di Senigallia, Francesca Casci Ceccacci.
Ogni fetta raccontava un frammento di Romagna, ogni ingrediente riportava a un cortile o a una cucina. Con tutti gli errori del caso, lievitazioni sbagliate e cotture troppo esagerate, ma niente che potesse negare la forza inconfondibile che ha il cibo. Cosรฌ, in una giornata di inizio novembre, un dolce dei morti ha saputo riportare vita in un borgo che per un giorno รจ diventato il centro di una piccola geografia del gusto.
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