Storie

Viveva in una stalla, poi inventò il pane più amato di Torre Annunziata: la favola vera di Nunziatello

Nato povero in un'umile famiglia adottiva, Carlo Ariano fondò nel 1840 il panificio diventato simbolo di Torre Annunziata. Oggi la famiglia continua a sfornare il suo celebre pane di semola a lievito madre, rimasto identico da quasi due secoli.

  • 24 Maggio, 2026
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Quando eri poverissimo, senza futuro e neanche un passato, nell’Ottocento c’era solo una cosa da fare: il pane. Il forno era comunità, guadagno, base solida per il futuro. Carlo Ariano lo sapeva bene e così nella sua Torre Annunziata nel 1840 aprì Panificio Nunziatello, dando vita a una saga familiare che continua ancora oggi.

Nunziatello, il panificio che dall’Ottocento sforna un pane di semola incredibile

Dopo più di un secolo e mezzo il forno è ancora lì, sempre in mano alla famiglia Ariano. Nunzio, pronipote di Carlo, il bisnonno non l’ha mai conosciuto. Nella vita si è occupato di altro, ma la farina non l’ha mai abbandonato e oggi il suo pane di semola («la semolata» come la chiamano qui, diversa dalla semulella) profuma ancora come una volta.

È nato grazie a suo nonno Nunziato, seconda generazione al comando: metà farina di grano duro, metà farina di semola, solo lievito madre. Lo hanno ribattezzato «Nunziatello» in suo onore, proprio come il panificio, ed è oggi un marchio registrato. La caratteristica? Il profumo dolce e inebriante di semola, la mollica compatta e saporita, un filone golosissimo perfetto per accompagnare le pietanze ma soprattutto per essere gustato in purezza.

Fette biscottate allo yogurt

Le fette biscottate artigianali e quel pane che profuma Torre Annunziata

L’attuale Nunzio, ex amministratore di società pubbliche, ha preso in mano l’attività dopo la morte del fratello Salvatore, allargando il ventaglio di prodotti e mettendo a punto una linea sempre più ricercata. «Dopo la semolata, il nostro fiore all’occhiello sono le fette biscottate, anche quelle fatte con lievito madre, classiche oppure integrali o con farro e avena». Poi ci sono i pani casarecci con semi di sesamo, e «la cafona, un pane semplice con lievito di birra», il casatiello (anche dolce) e qualche pasticcino.

Pane casereccio

La sede è la stessa di sempre, così come la ricetta di nonno Nunziato. La regina è ancora la «semolata», che un tempo vendeva fino a 7 quintali al giorno, «oggi la produzione è un po’ scesa, ne facciamo un paio di quintali, ci sono più panifici e più concorrenza». Quella di Nunziatello, però, è una clientela affezionata «a cui piacciono le cose di qualità, ma non sofisticate».

1957, il primo forno a legna

Dalla stalla al forno a fascine, con l’aiuto di un amico (e dei frati)

Prodotti semplici e buoni, proprio come si faceva all’inizio, quando il bisnonno costruì il forno a fascine grazie all’aiuto dell’amico fraterno Gaetano, che lavorava come barbiere e lo spinse ad aprire il panificio. Carlo era poverissimo, figlio adottivo di una famiglia umile, viveva in una stalla e non aveva prospettive, né sogni: l’amico lo convinse a provare, i frati francescani della città smontarono il vecchio forno del convento e gli regalarono i pezzi che Carlo rimise insieme «costruendo le fascine con i tralci di vite del Vesuvio che andava a racimolare con la carretta».

L’amico Gaetano, purtroppo, morì presto, ma la sua memoria vive tra le mura di Nunziatello. E oggi, quasi due secoli dopo, quel pane di semola profuma ancora di riscatto.

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