Quando eri poverissimo, senza futuro e neanche un passato, nell’Ottocento c’era solo una cosa da fare: il pane. Il forno era comunità, guadagno, base solida per il futuro. Carlo Ariano lo sapeva bene e così nella sua Torre Annunziata nel 1840 aprì Panificio Nunziatello, dando vita a una saga familiare che continua ancora oggi.

Dopo più di un secolo e mezzo il forno è ancora lì, sempre in mano alla famiglia Ariano. Nunzio, pronipote di Carlo, il bisnonno non l’ha mai conosciuto. Nella vita si è occupato di altro, ma la farina non l’ha mai abbandonato e oggi il suo pane di semola («la semolata» come la chiamano qui, diversa dalla semulella) profuma ancora come una volta.

È nato grazie a suo nonno Nunziato, seconda generazione al comando: metà farina di grano duro, metà farina di semola, solo lievito madre. Lo hanno ribattezzato «Nunziatello» in suo onore, proprio come il panificio, ed è oggi un marchio registrato. La caratteristica? Il profumo dolce e inebriante di semola, la mollica compatta e saporita, un filone golosissimo perfetto per accompagnare le pietanze ma soprattutto per essere gustato in purezza.

Fette biscottate allo yogurt
L’attuale Nunzio, ex amministratore di società pubbliche, ha preso in mano l’attività dopo la morte del fratello Salvatore, allargando il ventaglio di prodotti e mettendo a punto una linea sempre più ricercata. «Dopo la semolata, il nostro fiore all’occhiello sono le fette biscottate, anche quelle fatte con lievito madre, classiche oppure integrali o con farro e avena». Poi ci sono i pani casarecci con semi di sesamo, e «la cafona, un pane semplice con lievito di birra», il casatiello (anche dolce) e qualche pasticcino.

Pane casereccio
La sede è la stessa di sempre, così come la ricetta di nonno Nunziato. La regina è ancora la «semolata», che un tempo vendeva fino a 7 quintali al giorno, «oggi la produzione è un po’ scesa, ne facciamo un paio di quintali, ci sono più panifici e più concorrenza». Quella di Nunziatello, però, è una clientela affezionata «a cui piacciono le cose di qualità, ma non sofisticate».

1957, il primo forno a legna
Prodotti semplici e buoni, proprio come si faceva all’inizio, quando il bisnonno costruì il forno a fascine grazie all’aiuto dell’amico fraterno Gaetano, che lavorava come barbiere e lo spinse ad aprire il panificio. Carlo era poverissimo, figlio adottivo di una famiglia umile, viveva in una stalla e non aveva prospettive, né sogni: l’amico lo convinse a provare, i frati francescani della città smontarono il vecchio forno del convento e gli regalarono i pezzi che Carlo rimise insieme «costruendo le fascine con i tralci di vite del Vesuvio che andava a racimolare con la carretta».
L’amico Gaetano, purtroppo, morì presto, ma la sua memoria vive tra le mura di Nunziatello. E oggi, quasi due secoli dopo, quel pane di semola profuma ancora di riscatto.
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