Oggi il dibattito sul mercato vinicolo statunitense è dominato da una sola parola: dazi. Ma oltre quello c’è di più, come dimostra la storia di Shelley Lindgren, cofondatrice e direttrice di A16, la collezione di ristoranti italiani in California, che ha portato (per restarci) il vino italiano sulle tavole americane.
«Oggi gran parte del mercato americano conosce meglio vitigni e territori italiani – afferma al Gambero Rosso – Abruzzo, Campania e Sicilia spiccano in modo particolare. Abbiamo un wine club con A16 e abbiamo creato un focus sull’Etna: quando abbiamo aperto riuscivamo a proporre tre vini dell’Etna, oggi possiamo sceglierne tra centinaia. Inoltre, questa primavera arriveranno sul mercato molti produttori italiani, e questo aiuta molto. Continuare con un approccio dinamico e proiettato in avanti è fondamentale per sostenere le vendite».
Intitolato alla strada che collega la Puglia alla Campania, A16 ha aperto la sua prima sede nel 2004 in Chestnut Street, a San Francisco. Nel corso degli ultimi due decenni la sua cucina italiana rustica — in particolare la pizza napoletana — e la qualità della carta dei vini, con un’attenzione speciale alle varietà meno conosciute, hanno raccolto numerosi consensi.
Oggi A16 conta diverse sedi in tutta la California, inclusa una recente apertura nel cuore della wine country, a Napa. La sede storica di A16 a San Francisco ha ottenuto con continuità i massimi riconoscimenti di Gambero Rosso, con la carta dei vini insignita del premio Tre Bottiglie.

Poiché l’insegnamento del vino è ancora in gran parte filtrato attraverso una lente francese da enti formativi come il Wine & Spirits Education Trust (WSET), approfondire il vino italiano — soprattutto nelle sue varietà e nei suoi stili più di nicchia — richiede un lavoro di ricerca più accurato.
«La mia formazione viene dalla ristorazione francese di alto livello e, da sommelier, mi sono sempre chiesta perché tante regioni italiane meno battute fossero semplicemente ignorate e dimenticate, sia nella narrazione sia nella loro importanza – racconta Lindgren – Se, per esempio, assaggi una Tintilia del Molise con una cucina robusta, capisci quanto sia prezioso che questi vitigni e queste tradizioni siano stati preservati. È proprio questo che cerchiamo di ricreare da A16. Abbiamo le materie prime e i prodotti per offrirne la migliore interpretazione possibile. È davvero illuminante vedere quanto i clienti conoscano i vini italiani e sappiano esattamente cosa apprezzano».
«Abbiamo aperto A16 22 anni fa come ristorante di quartiere, con un’attenzione particolare ai vini del Sud Italia, perché si abbinavano perfettamente alla cucina. Non mi rendevo conto di quanto fosse una scelta originale finché i clienti non hanno iniziato ad arrivare – prosegue – Non volevamo che Chianti e Barolo mettessero in ombra Aglianico ed Etna Rosso».
C’è naturalmente ancora margine di miglioramento. Lindgren sottolinea come i vini del Molise — regione di origine di sua suocera — siano tuttora difficili da reperire sul mercato statunitense.
Un’altra ragione alla base di questa crescente consapevolezza dei vini italiani in California è la diffusione di vitigni italiani coltivati localmente.
«Dato che in California abbiamo un clima mediterraneo, i vitigni italiani sono probabilmente più adatti a essere coltivati qui rispetto alle principali varietà francesi per cui siamo conosciuti – spiega Lindgren – zinfandel/primitivo non è l’unica uva italiana presente: ci sono anche cortese, ribolla gialla, aglianico e molte altre».
Nel 2020 Lindgren ha infatti cofondato l’etichetta Tansy Wines insieme all’esperta di branding Kitty Oestlien. Il progetto collabora con l’enologa Megan Glaab, che ha dato vita a vini da varietà italiane come Pinot Grigio, Falanghina e Nero d’Avola.
Cabernet Sauvignon, Pinot Noir e Chardonnay rappresentano ancora la maggior parte degli impianti nei vigneti californiani, ma le uve italiane sono in crescita. La Barbera, per esempio, ha trovato spazio a Lodi e nella Sierra Foothills, mentre il Sangiovese sembra aver individuato la sua dimensione ideale a Sonoma.

Napa Valley
Lo scorso anno il presidente Trump ha dichiarato su Truth Social che un dazio del 200% sui vini provenienti da «Francia e altri Paesi rappresentati dall’Ue» sarebbe stato «un’ottima notizia per le industrie del vino e dello Champagne negli Stati Uniti». Eppure, osserva Lindgren, i clienti di A16 continuano a cercare l’Italia nel calice.
«La scorsa estate abbiamo aperto A16 Napa. Avevamo in carta produttori di Napa straordinari, difficili da trovare fuori dagli Stati Uniti o persino in altri Stati, ma continuiamo a vendere più vino italiano che californiano. Certo, il nostro pubblico locale sa che siamo specializzati in vino italiano, ma desideravo davvero mantenere un equilibrio tra vini californiani e italiani».
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