Riduzione generalizzata dei consumi di vino, razionalizzazione della spesa delle famiglie, operatori della distribuzione prudenti, difficoltà per i rossi in Canada e Paesi Scandinavi, sofferenza dei segmenti premium rispetto agli entry level, effetto cambio euro-dollaro. Sono alcune delle cause che spiegano il difficile bilancio di Masi Agricola (società quotata all’Euronext growth Milan), che ha presentato i conti economici del 2025. I ricavi delle vendite ammontano a 64,4 milioni di euro (-3,7% rispetto ai 66,8 mln del 2024), il margine lordo sale da 6,7 a 7,1 mln di euro, il margine netto scende da 1,8 a 1,7 mln, con utili a -1,4 milioni di euro (-1,1 mln nel bilancio precedente).

Nell’area Americhe, penalizzata dall’effetto cambio, Masi Agricola ha perso il 2,8% (a 21,8 mln di euro), l’Italia l’1,3% (20,9 mln), il resto d’Europa il 6,9% (19,1 mln) e il resto del mondo il 5,7% (2,4 mln). Considerando il margine industriale lordo, la società ha sottolineato l’incidenza negativa dei cambi valutari a fronte di un miglioramento per l’effetto della crescita del business della Masi wine experience, di una maggiore incidenza dei prodotti finiti nel mix delle rimanenze finali, e di una vinificazione dell’Amarone 2025 effettuata, per via del meteo, lo scorso anno anziché come di consueto nell’anno successivo. In aumento i costi delle materie prime (il Gruppo non condivide la scelta del Consorzio Vini Valpolicella di ridurre le rese dell’Amarone), i costi per i servizi e per il personale, collegati all’apertura del Monteleone21 visitor center, a Gargagnago.
Il gruppo ha mitigato gli effetti negativi del mercato grazie ad alcune strategie attuate nel lungo periodo. La prima è la maggiore apertura della gamma di prodotti ai vini bianchi, rosati e spumanti. Una delle prove è l’acquisizione in Oltrepò Pavese della tenuta Casa Re, ma anche lo sviluppo di Canevel Spumanti a Valdobbiadene. La seconda è legata al progetto Masi wine experience, cresciuta anche nel 2025, con l’apertura del centro visite Monteleone21 e di un nuovo Masi wine bar & restaurant all’aeroporto di Verona. Effetti positivi, infine, dal fattore green, con l’adozione del modello statutario Masi green governance e dello status di società benefit.
«Il 2025 – ha spiegato il presidente Sandro Boscaini – ci ha confermato che l’attitudine generale dei consumatori verso il vino in pochissimo tempo è cambiata: non basta più viverlo e proporlo nella sua mera espressione di prodotto, pertanto è compito del settore valorizzarlo in forme nuove, e tra esse quella di essere emblema di un territorio, inteso nella sua accezione paesaggistica, storica e culturale».

Sandro Boscaini – Presidente Masi Agricola
Guardando al 2026, i mercati «non sembrano presentare particolari segni di ripresa, rimanendo molto cauti i canali sia horeca che retail». Secondo Masi, gli operatori di settore immaginano che questa situazione persisterà per il resto del 2026. «Troppe incertezze, anche collegate a criticità geopolitiche internazionali, ad esempio la guerra dei dazi tra Usa e resto del Mondo, i conflitti bellici, la corsa al riarmo internazionale, rendono molto cauti sia i consumatori che la filiera distributiva».
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