Enrico Zanoni, dg di Cavit, lo dice senza mezze misure e lancia un messaggio ai conferitori del gigante cooperativo trentino, alle prese con l’effetto combinato del calo generalizzato dei consumi e dei dazi negli Stati Uniti: «Il bilancio 2024-25 presenta dati buoni per le liquidazioni (dopo gli alti e bassi nei conti del 2023/24). Ma, in futuro, andremo verso una situazione di aumento dei costi e di difficoltà in vigna. Ed è molto probabile che le remunerazioni caleranno, con pressione sulla redditività».
Lo sguardo del manager trentino, in un’intervista rilasciata al quotidiano L’Adige, è sull’andamento dei mercati internazionali, dove Cavit è particolarmente attiva: «Tutti i mercati vivono dei cicli. Per il vino, sono stati 30 anni positivi, o molto positivi. Nella storia, non è facile individuare cicli così lunghi. Molto probabilmente – riflette Zanoni – andremo verso anni in cui ci sarà contrazione dei consumi e personalmente faccio fatica a pensare che in poco tempo queste tendenze possano cambiare». Un quadro che dovrà portare a «un calo della produzione. Ma attenzione – avverte – non parlo del Trentino. Però, certe zone ritengo che dovranno valutare una riconversione ad altre colture». L’areale trentino (10mila ettari) gode tuttora di vantaggi competitivi, per Zanoni: una produzione di nicchia, orientata ai bianchi e non ai rossi, e una spumantistica (soprattutto il Trentodoc) che continua a dare buoni riscontri.

Cavit – Trentino – vendemmia (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)
Dal punto di vista economico, secondo Zanoni, i dazi al 15% per i prodotti made in Ue e per quelli italiani negli Stati Uniti (mercato molto importante per la cooperativa Cavit) ancora non hanno presentato il conto. Il loro impatto si concretizzerà in un aumento di circa un dollaro a scaffale, per prodotti tra 14 e 15 dollari, che non appartengono alla fascia entry level. Nel primo semestre 2025, tuttavia, i segni negativi ci sono già e vanno tra il 6% e il 10 per cento. Negli Usa, in particolare, intorno al 6/7 per cento, con l’Italia a -2,8% tra gennaio e giugno 2025: «Per lo spumante, invece, c’è una crescita del 7,6 per cento».
Ma se è «riduttivo legare il calo dei consumi all’effetto dazi», quali sono le cause di questa flessione? «I consumatori maturi hanno ridotto l’acquisto per una questione di immagine, cambio di stili di vita e magari anche consigli dei medici. Poi – prosegue Zanoni – c’è una riduzione degli spazi di socialità che riguarda anche i più giovani, per i quali si è ridotta anche la capacità di spesa, e ci sono nuove alternative di prodotti, considerato che il mercato degli spirit sta crescendo».

Il gruppo Cavit si è già mosso, fa sapere il direttore generale Zanoni, per controbilanciare a livello economico l’imposizione di tariffe (15%) da parte della Casa Bianca: «Abbiamo scelto, in condivisione con tutta la nostra filiera distributiva, di trasferire il 10% al consumatore finale, il 5% verrà assorbito tra i vari attori della catena commerciale. E, dunque, una quota anche a noi. Dopo i primi mesi – conclude il manager – analizzeremo la risposta del mercato ed eventualmente correggeremo la nostra strategia».
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