C’è una linea che unisce le colline di Torano Nuovo alle terrazze scoscese dell’Hermitage. Su questa traccia si muove Chiara Pepe, nominata responsabile della viticoltura e della vinificazione del Domaine de La Chapelle, a Tain-l’Hermitage. Ed è una notizia che fa rumore perché sono tanti gli enologi francesi chiamati in Italia, molti meno i nostri connazionali che lavorano tra le vigne d’Oltralpe. In questo caso, tra l’altro parliamo di un domaine storico, con una cultura produttiva centeneria valorizzata dalla famiglia Jaboulet e poi la famiglia Frey.

Nata nella nota aziende abruzzese di famiglia, Chiara Pepe ha saputo portare e valorizzare il suo territorio all’estero con una determinazione feroce, viaggiando per anni tra ristoranti e luoghi del vino per raccontare al meglio la longevità dei suoi Trebbiano o Montepulciano d’Abruzzo. Così è entrata in contatta con i più grandi professionisiti internazionali, continuando a girare per vigne coltivando una passione molto forte: «frequentavo spesso il Rodano, almeno una volta all’anno, ad assaggiare», racconta, e sono state proprio «tante delle bottiglie importanti di Syrah» a influenzarne lo stile, in una ricerca che «combina l’idea della materia elegante con trame tanniche intense». L’incontro con Delphine Frey arriva in modo quasi naturale: «un amico comune le ha parlato del mio sogno di vinificare Syrah… poi ci siamo conosciute e solo dopo tanto tempo mi ha chiamato, convinta da molti voci di persone in Borgogna».
Una scelta che ora, stando alle parole della Frey è una scelta sicura. «La Chapelle è, prima di tutto, un luogo unico, portatore di un patrimonio genetico straordinario. Chiara possiede una comprensione profonda della viticoltura ed è sostenuta da un’assoluta dedizione verso un’agricoltura virtuosa. In lei convivono disciplina e rispetto: le qualità necessarie per custodire un terroir così singolare». Un onore, certo, ma anche una sfida delicata e di grande prestigio. «L’idea di poter toccare terroir così iconici, dove si fa vino da mille anni, mi affascina, ma è una grande responsabilità, perché conosco il valore di queste parcelle». Il passaggio, però, non è un abbandono. «Ci tengo a chiarire: io rimarrò basata in Abruzzo», sottolinea, con una presenza in Rodano «una volta al mese e durante la vendemmia». Mentre per le vinificazioni sarà affiancata «dal mio braccio destro: una ragazza spagnola che vinifica con me da due anni e sarà lei responsabile in Hermitage».

Dal punto di vista agronomico, il lavoro sarà profondo: «lavoreremo con una biodinamica precisa, giocata sulle tempistiche fondamentali per uno sviluppo vegetativo solido», con l’obiettivo di rallentare il ciclo vegetativo, proteggere i grappoli e ottenere «alcol contenuto e acidità importante». Tra le scelte più radicali, quella di «smettere di cimare del tutto» in alcune parcelle, favorendo una fotosintesi più lenta e continua e introducendo elementi di agroforesteria. Anche in cantina la direzione è chiara: «grappoli integri ed interi», per favorire estrazioni più delicate per favorire «fermentazioni intracellulari» capaci di restituire un profilo «più elegante e fine. Le idee sono chiare:«in cantina ci impegneremo a garantire le fermentazioni spontanee, la conduzione delle vinificazioni prevede la macerazione delle bacche intere allo scopo di preservare l’integrità dei frutti, motivo in più per guidare le macerazioni con delicatezza. Nel tempo l’uso del legno verrà progressivamente ridotto a favore di contenitori più neutri – l’esperienza familiare ha plasmato e rafforzato la mia predilezione per il cemento. Sarà determinante allungare il tempo di affinamento in bottiglia; l’obiettivo è consentire una trasformazione che sfrutti la naturale longevità del vino di questo luogo a sostegno di un’evoluzione nitida, cristallina.”

E non nasconde una buona dose di orgoglio:«l’idea di poter toccare dei terroir così iconici dove si fa il vino da mille anni porta una certa responsabilità e chiaramente un certo fascino che mi intriga, mi appassiona e mi responsabilizza perché so benissimo il valore di queste parcelle», chiosa Chiara.
Photo credits: Alberto Blasetti
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