Sarร stato il contesto decisamente familiare durante la festa per i tre anni del Governo Meloni, a Roma, davanti a una platea di militanti e sostenitori di Fratelli D’Italia, oppure l’alto livello di gradimento per la premier certificato dai piรน recenti sondaggi, fatto sta che il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sabato 25 ottobre, si รจ lasciato andare a una nuova discutibile affermazione sul vino italiano, viziata da un ottimismo eccessivo di fronte a dati reali sull’effetto economico dei dazi statunitensi, che testimoniano esattamente il contrario, come rilevato dalle cifre sulle esportazioni per l’estate appena trascorsa.
Lollobrigida ha spiegato di non essere preoccupato per l’agroalimentare italiano, dopo la decisione del presidente Trump di applicare tariffe al 15% sui prodotti importati dall’Unione europea. ยซNon avranno un grande effetto sul settore dell’agrifood e sono pronto a scommettere – ha dichiarato Lollobrigida – che le cose continueranno ad andare beneยป. Uno dei motivi di fiducia (peraltro giร manifestato a settembre) รจ legato al fatto che il consumatore statunitense ยซnon rinuncerร ai nostri vini, ai nostri formaggi. E i dati giร ce lo diconoยป. Il ministro ha ricordato che i dazi di Trump ยซnon servonoยป e che allo stesso tempo con gli Stati Uniti occorre ยซlavorare e crescere insiemeยป.

ยซIl rischio sul vino ce l’hai con i tuoi concorrenti ma hanno i nostri stessi daziยป, ha osservato riferendosi in particolare a Francia e Spagna, principali concorrenti dell’Italia. ยซIl rischio – ha proseguito – ce l’hai col Sudafrica, che fa ottimi vini ma Trump ha imposto dazi del 30% e quindi, in questo caso, paradossalmente ci ha fatto quasi un favoreยป. Per quanto riguarda Francia e Spagna, il paragone ci puรฒ stare. Ma nel caso del Sudafrica non c’รจ alcun favore al vino italiano, dal momento che il Sudafrica non รจ un diretto concorrente dell’Italia sul mercato americano. Alcuni dati su tutti: il Sudafrica esporta il 5% della propria produzione di vino (pari a circa 9 milioni di ettolitri) verso gli Stati Uniti, che di sudafricano consuma meno dell’1% dei prodotti importati (0,2% secondo i dati Iwsr). L’Italia, leader mondiale per la produzione di vino, occupa negli Usa una quota di mercato a volume di circa 33 per cento.
Piuttosto, l’Italia, oltre che dall’effetto delle tariffe sul mercato globale del vino e del cambiamento nelle abitudini degli americani, deve preoccuparsi di altri competitor, come Australia e Cile, paesi produttori vitivinicoli ed esportatori verso gli Stati Uniti, con quote di mercato rispettive del 13% e del 10%, e per i quali le tariffe imposte dalla Casa Bianca sono piรน basse, al 10 per cento, rispetto a quelle europee. Cosรฌ come della Nuova Zelanda, che occupa l’11% delle quote sul mercato del vino Usa e per la quale va ricordato che i dazi sono parificati a quelli dell’Ue, al 15 per cento. Il ministro, forse, si รจ lasciato prendere la mano.

La realtร , in Italia, รจ che le associazioni di categoria, da Unione italiana vini fino a Coldiretti e Cia-Agricoltori italiani, stanno chiedendo da tempo alla luce di effetti evidenti, e lo hanno fatto anche ultimamente, un sostegno concreto per far fronte alla debacle che si rischia da qui a fine anno e per tutto il 2026. Il contesto generale di crisi dei consumi vale per tutti, ma nel settore vitivinicolo l’Italia รจ sovraesposta verso gli Stati Uniti, con il 24% del valore delle esportazioni, per circa 1,9 miliardi di euro. E non รจ un caso che nella Legge di Bilancio – quasi a smentire l’ottimismo dello stesso ministro – il Governo di cui Lollobrigida fa parte ha scelto di potenziare la voce promozione del made in Italy assegnando cento milioni di euro per i prossimi tre anni al Maeci e all’Agenzia Ice. Se gli annunci sono questi, non ci sembra che vino e agrifood siano proprio esenti da rischi futuri.
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