Piemonte

I 9 migliori Dolcetto delle Langhe e del Monferrato scelti dal Gambero Rosso

Con un' indole piacevolmente gastronomica e un'acidità moderata, la varietà dolcetto tenta di resistere alla "nebbiolizzazione" del vigneto piemontese e merita di non essere dimenticata. Ecco la nostra selezione

  • 26 Gennaio, 2026
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Il Piemonte è una regione dal patrimonio ampelografico molto vasto, che però ma viene spesso identificata con il nebbiolo e la barbera, i due vitigni più conosciuti e anche quelli più coltivati. Allargando l’orizzonte si scoprono altre varietà altrettanto storiche ma forse un po’ meno popolari dalle quali si ottengono vini di ottimo livello qualitativo. Tra questi c’è il dolcetto, un’uva che diventa protagonista in diverse denominazioni, le principali delle quali sono Dogliani, Ovada, Diano d’Alba.

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“Dolcetto” non si riferisce alle caratteristiche del vino ottenuto, del tutto secco, ma descrive una peculiarità dell’uva stessa, che risulta più dolce rispetto ad altre varietà piemontesi. Altri studiosi, però, ne propongono una diversa etimologia: come spiega il professor Attilio Scienza il nome deriverebbe da «dozzetti», e cioè uve coltivate sui dossi.

I territori del Dolcetto

Siamo sulle colline piemontesi, che ospitano il vitigno da sempre. Le prime testimonianze scritte che parlano di dolcetto risalgono alla fine del Cinquecento, ma l’uva è talmente radicata nella tradizione regionale da far pensare che la sua presenza sul territorio sia molto più antica. Attualmente sono diverse le zone in cui il vitigno viene coltivato: spiccano il Monferrato, che probabilmente ne rappresenta la culla, le Langhe (dove a Dogliani e a Diano d’Alba è tutelato dalla Docg), l’Alessandrino (anche qui troviamo una Docg, l’Ovada), l’Astigiano. Ma il vitigno è presente anche fuori regione: in Liguria, per esempio, dove è coltivato con il nome di ormeasco, ma se ne trovano tracce anche in Lombardia.

Le caratteristiche del Dolcetto

Il dolcetto ha indole piacevolmente gastronomica, l’acidità generalmente moderata rende la beva facile, gli aromi fragranti di prugna e violette in bocca si fondono in un sorso morbido che tende a lasciare uno stuzzicante retrogusto ammandorlato. Generalmente è il primo vino che esce dalle cantine che lo producono, ma alcuni produttori ne propongono versioni vinificate in legno e leggermente invecchiate: del resto all’uva non manca la presenza tannica per reggere il peso del tempo che avanza.

 

 

Davide Cavelli

La new entry Tre Bicchieri

Con l’Ovada Bricco Le Zerbe Ris. 2022 l’azienda Davide Cavelli sale sul gradino più alto del nostro podio, conquistando i Tre Bicchieri per la prima volta

I migliori Dolcetto Tre Bicchieri e da finale

Ecco i vini da dolcetto in purezza delle denominazioni Ovada e Dogliani che hanno ottenuto i Tre Bicchieri sulla guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso o che sono arrivati alle nostre degustazioni finali.

Dolcetto di Ovada Sup. Du Riva 2020 – Tacchino

I fratelli Alessio e Romina Tacchino sono la nuova generazione che gestisce questa storica e iconica cantina dell’Alto Monferrato, tra Gavi e Ovada, fondata da nonno Carletto e proseguita da papà Luigi, di 25 ettari dei quali solo la metà coltivati a vite. La raccolta delle uve avviene esclusivamente a mano secondo tradizione, ma i due fratelli sono impegnati nel coniugare vecchie tradizioni vitivinicole con le ultime tecnologie. Le perle più preziose della produzione enologica dell’azienda sono gli autoctoni e così è stato anche nella nostra batteria di degustazione quest’anno. Il Dolcetto Du Riva ’20 dal colore rubino molto profondo, ha sentori intensi di frutta matura che si abbinano a quelli di tabacco e cuoio, con richiami anche di cacao. Il sorso è importante e molto persistente.

 

Ovada Bricco Le Zerbe Ris. 2022 – Davide Cavelli

La quarta generazione della famiglia Cavelli, che iniziò a produrre vino ai primi del ‘900, rappresenta una delle realtà storiche del panorama ovadese. La manualità in vigna si accoppia con la modernità che Davide Cavelli sta imponendo in azienda. L’attenzione costante ai particolari, filosofia tanto semplice quanto efficace, spinge verso la qualità che si manifesta sempre più, anno dopo anno, senza tradire lo stile identitario dei vitigni del Monferrato. La batteria degli assaggi conferma la solidità della cantina e l’identità territoriale. Per l’Ovada Bricco Le Zerbe Riserva ’22 arrivano i meritati Tre Bicchieri. Ha veste rubino intenso, naso complesso con sentori di resina, tabacco e mandorla, in bocca ha struttura e bella trama tannica, si tratta di un Dolcetto ricco e molto persistente.

Ovada Convivio 2023 –  Gaggino 

Rispetta la tradizione del territorio Ovadese, cuore dell’Alto Monferrato, questa secolare cantina fondata da Tommaso Gaggino ed oggi, giunti alla quarta generazione, condotta da Gabriele. Nella bella stagione le degustazioni avvengono nel giardino panoramico della tenuta con vista mozzafiato su colline e vigneti. La vinificazione unisce tradizione e innovazione, mentre nelle fasi di affinamento si usano sia contenitori in legno che in acciaio. Il Convivio ?23, rubino con riflessi porpora, rivela sentori di cipria, cuoio, tabacco con anche note balsamiche e una bella speziatura, accompagnati da un tannino equilibrato. Il Ticco ’22 ha note di rabarbaro, china e cacao, in bocca un bel sorso ricco e corposo. La Lazzarina ’24 è croccante con tenue spaziatura ed un finale persistente. Il Sedici ’24 ha un naso elegante con richiami ai frutti di bosco e spezie, in bocca è persistente e tannico.  Il Gavi ’24 è minerale e sapido, con note di pesca bianca e glicine. Il Pagliuzza ?24 è sapido, fresco ed ha bei sentori di agrumi, pesca e fiori di acacia.

Dolcetto di Ovada 2023 – F.lli Facchino


Ovada Poggiobello 2020 – F.lli Facchino

Da quasi mezzo secolo la famiglia Facchino lavora le viti nelle terre bianche di Ovada sulle colline di Rocca Grimalda, piccolo borgo medievale nel cuore della Val d’Orba. Il capostipite Carmine, che ha acquisito la passione per la viticultura dal padre con il quale si trasferì da bambino dalla Campania al Piemonte, ha coinvolto nella gestione la moglie Maria Teresa ed i figli Giorgio e Diego. La vendemmia è manuale, mentre la conduzione della vigna è a basso impatto ambientale. Piccoli frutti rossi, spezie e mandorla amara caratterizzano il bouquet del Dolcetto di Ovada ’23 che si presenta con un finale persistente per un vino fine e molto equilibrato. La selezione Poggiobello ’20 ha note vegetali e sentori di tabacco e cipria, per un sorso piacevole e convincente.

Dogliani Papà Celso 2024 – Marziano Abbona

Dogliani San Luigi 2024 – Marziano Abbona

Celso Abbona si dedica da sempre al territorio di Dogliani, lavorando per la valorizzazione del suo vino principe: il Dolcetto. Oggi in azienda ci sono Marziano e le due figlie Mara e Chiara. Da oltre vent’anni si lavora con una conduzione biologica della vigna, ma quella della famiglia è una vera e propria filosofia di vita che accompagna tutto il percorso produttivo, attraverso pratiche che mirano al massimo rispetto dell’ambiente.  Si conferma ai vertici il Dogliani Papà Celso. La versione 2024 al naso propone belle note di frutti di bosco abbinate a sentori di mandorle e cacao, mentre il palato è di grande concentrazione ma anche succoso, con un finale lungo e sapido. Ottimo il Dogliani San Luigi ’24, che alle note di bacche nere, cacao e mandorla fa seguire una bocca ancora austera ma ricca di polpa.

Dogliani Sup. Pianezzo V. del Ciliegio 2022 – Francesco Boschis

Davvero superlativo il Pianezzo Vigna del Ciliegio, un Dogliani intenso con belle note di bacche nere mature e una sensazione di cioccolato; la bocca è avvolgente e morbida, ma molto lunga.

Dolcetto di Diano d’Alba Sup. Sorì Pradurent 2023 – Claudio Alario

Sono ormai quasi quarant’anni che Claudio Alario ha rilanciato l’azienda di famiglia. La cantina nasce con la produzione di Dolcetto, cui si sono aggiunte successivamente Barbera e Barolo. I vigneti aziendali spaziano da Diano d’Alba, dove nascono i Dolcetto, a Serralunga d’Alba, dove ha origine il Barolo Sorano, e Verduno, per il Barolo Riva Rocca, con viti che hanno un’età che va dai 20 ai 50 anni.  Si confermano ai vertici aziendali il Dolcetto di Diano d’Alba Sorì Pradurent. La versione 2023 si caratterizza per un naso fresco, in cui spiccano sentori di sottobosco e ciliegia con sfumature balsamiche, completato da potenza e pienezza di sorso.

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