Acquisizioni

Frescobaldi compra ancora sull'Etna: il vulcano è diventato il nuovo risiko del vino

Dopo l’ingresso in Tenuta delle Terre Nere, Frescobaldi acquista 7 ettari in contrada Santo Spirito. Un'operazione che racconta quanto l'Etna sia diventato strategico per i grandi gruppi del vino

  • 23 Aprile, 2026
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L’Etna non è più solo uno dei territori più affascinanti del vino italiano, è diventato un terreno di approdo per molti viticoltori italiani. E l’ultima mossa lo conferma: Frescobaldi compra ancora sul vulcano. «Siamo arrivati sull’Etna grazie all’amico Marc de Grazia: è lui che in modo carino ci ha aperto la porta. Così, quando è arrivato il vicino di vigna che ci ha detto di volersi concentrare su un’altra zona, abbiamo colto l’opportunità», spiega al Gambero Rosso Lamberto Frescobaldi, che guida dell’azienda Marchesi Frescobaldi che pochi giorni fa ha ricevuto il Premio Leonardo Impresa Storica 2026 per “l’eccezionale capacità di coniugare una storia ultracentenaria con una visione imprenditoriale moderna e sostenibile”. Le cifre restano segrete, ma basta ricordare che le quotazioni dell’Etna doc raggiungono ormai i 90mila euro per ettaro.

L’Etna è diventato il nuovo terreno di conquista del vino

Presente sul vulcano da un anno esatto con l’acquisto di quote societarie di Tenuta delle Terre Nere, l’azienda di de Grazia, Frescobaldi fa adesso un nuovo passo in avanti con l’acquisto di 7 ettari in contrada Santo Spirito dalla famiglia Moretti Cuseri, titolare, tra le altre cantine, di Sette Ponti in Toscana, tenuta storica e cuore del gruppo, Feudo Maccari in Val di Noto e Anima Etnea sul vulcano.

«Avevamo bisogno di risorse per investire sulle nostre tenute storiche in Toscana: per questo abbiamo deciso di vendere», spiega Alberto Moretti Cuseri in occasione dell’evento OperaWine a Verona. I nuovi 7 ettari si aggiungono così ai 40 di Tenuta delle Terre Nere. In prospettiva, dal totale dei vigneti arriveranno 220mila bottiglie, «se il buon Dio ci vuol bene e se non facciamo troppi errori», chiosa Frescobaldi.

«È un mondo strano quello del vino. Noi produttori siamo tutti in competizione ovviamente – dice Frescobaldi – ma tra di noi c’è anche amicizia, rispetto e convivialità che negli altri settori non esiste. Se ti comporti bene, con onestà e franchezza, poi capita un caso come questo. Un collega che dice: “Ho fatto una cosa che mi è piaciuta, mi fa piacere che la continui”. Questi vigneti erano proprio lì accanto, in contrada Santo Spirito».

Contrada è la parola chiave. «Per il successo di questo universo di contrade etnee dobbiamo essere grati proprio alla visione di Marc de Grazia che le ha scoperte e valorizzate ormai più di 20 anni fa. Poi tanti altri si sono aggiunti, portando questo territorio ad alti livelli: questo areale in cui ogni zona è diversa dall’altra è davvero affascinante».

Il progetto su Terre Nere

Per Frescobaldi, che tre anni fa ha acquistato un prestigiosa tenuta in Oregon, Usa, l’Etna è una novità recente. Tutto nasce nel 2023 quando una riunione di Unione italiana vini viene programmata proprio sull’Etna: «Non c’ero mai stato, così ho scritto a qualche amico, tra cui Marc de Grazia, per vederlo e visitare l’Etna. Avevo i bagagli pronti per la partenza in un lunedì di aprile, ma la domenica finisco con la moto contro un albero e vado in terapia intensiva. Marc de Grazia viene a trovarmi a Firenze. Lo conosco da tempo: la sua prima moglie era una mia amica d’infanzia e si è sposato lo stesso anno in cui mi sono sposato io, abbiamo fatto tante degustazioni insieme, lui è curioso. Ci siamo messi a chiacchierare ed è nata un’amicizia. Io non ho cercato nulla. Abbiamo detto: tappiamoci il naso e lanciamoci».

Un anno dopo arriva già un’opportunità per consolidare l’operazione. «Nel vino non possiamo inventarci nulla. Il vigneto è l’autore principale: dimensionare meglio l’azienda con l’acquisizione di un vigneto limitrofo è un’opportunità. È lì che c’è efficienza e non solo: il buon vino viene da un vigneto che l’occhio dell’uomo vede spesso. Quando le proprietà sono frammentate scappa sempre qualcosa. Anche io in passato ho fatto errori del genere: avere questa superficie in più sarà un vantaggio».

Nessun dubbio sul fatto che i nuovi vigneti non rappresenteranno un brand autonomo: «Si tratta di un acquisto diretto che verrà integrato in Terre Nere già a partire dalla vendemmia 2026. Il focus resta Tenuta delle Terre Nere – spiega Frescobaldi, attualmente socio di minoranza – un’azienda bellissima che ha avuto una guida esemplare». 

 Perché l’Etna attira i grandi gruppi

Sull’Etna, del resto, è un momento di continui cambiamenti. «Anche sul vulcano, con l’aumento dell’età media degli agricoltori, è in corso un cambio generazionale. I titolari di vigneti che fornivano uve – spiega Frescobaldi – stanno pian piano capitolando: alcuni storici fornitori di Marco stanno smettendo ma non vogliono vendere la proprietà per vari motivi. In questo contesto di frammentazione è bene sempre essere pronti, avere più vigne di proprietà e gestirle direttamente». Quindi spiega il “metodo della casa“: «Quando entriamo in un vigneto noi non si vede l’uva, si vede la bottiglia. Abbiamo già in mente cosa fare con quell’uva, vediamo già il risultato finale». E in questo caso cosa vede? «Un ulteriore cru di Santo Spirito».

Insomma, la visione di Frescobaldi va molto oltre quella di un socio di minoranza. «De Grazia ha in prospettiva il desiderio di lasciare, ma io gli sto dicendo di non farlo. In realtà sarebbe già tutto definito: acquisirò l’intera proprietà, tra qualche anno ci sarà il passaggio definitivo. È importante per evitare discussioni future. Marc però è una persona speciale: conosce bene l’Etna e spero che si sia rinvigorito. L’ho visto benissimo al Vinitaly: più a lungo possiamo stare, più sono contento». Continua l’imprenditore: «L’ho già imparato ormai 30 anni fa con Mondavi, quando abbiamo acquisito Tenuta Luce a Montalcino: fu definito tutto, ma finché è durata è stato bellissimo».

Non solo Etna: la mossa su Montepulciano

Nel frattempo, che idea si è fatto dell’Etna? «Che sia un posto magico non lo dico io: chi va sulla montagna non può che esserne affascinato. I vini dell’Etna hanno complessità, persistenza, eleganza. Il mondo del vino è fatto di gente che ama esplorare: e quando atterrano in un posto dove si fanno buoni vini aprono una strada nuova. L’Etna non fa vini banali, di vini replicabili ce ne sono tanti».

Come si inserisce l’Etna nel vostro portafoglio? «Terre Nere è indipendente in tutto, non c’è commistione con Frescobaldi: sarà così per qualche anno e non è detto che si integrerà con il nostro portafoglio. Ma i vini dell’Etna sono emozionanti e ovunque nel mondo c’è una possibilità. Marc conta già su 56 mercati: di recente ha aggiunto anche i Caraibi e la repubblica dominicana. Il mondo sta cambiando in modo eccezionale: oggi nel Sahara c’è la strada asfaltata. Tutta l’Africa potrebbe essere un terreno di esportazione per tanti buoni vini italiani».

Di questi tempi un imprenditore che investe è una buona notizia… «Lei dice? Proprio nei giorni scorsi abbiamo acquistato altri 16 ettari limitrofi alla nostra Tenuta Calimaia, acquisita nel 2021, nell’areale del Nobile di Montepulciano: un allargamento naturale che vanta anche un laghetto, utile in un momento climatico in cui l’acqua diventa importante». C’è da chiedersi se c’è bisogno di altro vino in questo momento… «Forse no, ma siamo un’azienda familiare e questo è il nostro mestiere. E poi il mondo ripartirà. Noi preferiamo la terra alle auto sportive (importanti pure quelle perché danno lavoro): abbiamo superato i 300 trattori».

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