Heard it through the grapevine

L'Italia sottovaluta la figura del sommelier. Qua da noi le uniche star riconosciute sono gli chef

Negli altri Paesi esistono programmi tv e film che idolatrano queste figure chiave dell'economia enoica, mentre nel Belpaese c'è spazio solo per il cibo

  • 10 Luglio, 2025
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Voglio affermare l’ovvio; in un ristorante dove si dà importanza al vino, la figura del sommelier fa la differenza per il cliente e per il ristoratore. I sommelier sono figure chiave nell’economia enoica: decision-makers, nel senso più letterale della parola, in quanto sono loro a selezionare e proporre i vini. Viene da chiedersi perché questa figura tenda ad avere meno prestigio qui in Italia rispetto ad altri Paesi. In Usa, alcuni sommelier hanno lo status di divi. Film come SOMM e programmi televisivi come Sommelier Challenge, hanno fatto apprezzare la conoscenza, le competenze e il carisma di sommelier-star come André Mack, Laura Maniec o Bobby Stuckey. Guardiamo il vulcanico Jeff Porter: una carriera da sommelier a critico per Wine Enthusiast.

In Italia il cibo ha più importanza del vino

Evidentemente il percorso formativo classico italiano attraverso la scuola alberghiera è diverso rispetto ad altri Paesi dove spesso la scelta di fare il sommelier avviene più tardi nella formazione di una persona. E mettiamoci anche che noi diamo storicamente più peso al cibo rispetto al vino: per noi le star sono gli chef. La situazione è per fortuna in evoluzione. E fa piacere vedere una platea per sommelier al World Lambrusco Day e i numeri crescenti di italiani che stanno completando il percorso WSET.

Pascaline Lepeltier e Rajat Parr

La lettura: A Thousand Vines

Pascaline Lepeltier MS – originaria della Valle della Loira – migliore sommelier di Francia del 2018 e filosofa di formazione, attualmente lavora a New York. Nel 2024 ha pubblicato in inglese A Thousand Vines: A New Way to Understand Wine, 1.5 kg di sapienza distillata per appassionati. Volume grandioso per profondità, ampiezza e ambizione, anche se decisamente francese e accademico nella sua inclinazione filosofica. Non è un’enciclopedia o un atlante, ma offre le chiavi di lettura per comprendere il legame tra la bottiglia e i produttori, i terroir e i vigneti che le danno vita. In arrivo anche la versione italiana.

La bottiglia del sommelier scrittore 

A proposito di sommelier … è stata un’emozione aver potuto assaggiare in anteprima Brij Grenache diPhelan Farm, il vino “negoce” di Rajat Parr, sommelier, scrittore (The Sommelier’s Atlas to Taste oppure Secrets of The Sommeliers), enologo e socio di Domaine de la Côte e Sandhi in California e di Evening Land in Oregon. Rajat ha abbandonato una vita fatta di viaggi e consulenze per vivere a Cambria, una cittadina isolata sulla costa centrale della California. Dal 2019 Parr prende in affitto la storica azienda agricola Phelan Farm, laboratorio di varietà adatte al clima freddo dell’area. Le viti sono coltivate in modo rigenerativo, con grande enfasi sull’interconnessione tra il vigneto e la natura incontaminata. A Phelan Farm non si utilizzano solfiti (né in vigna né in cantina), e si va in bottiglia senza chiarificazione o filtrazione. Risultato: goloso, agile, intrigante. Tutto da narrare al tavolo!

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