Lamole è l’Unità Geografica Aggiuntiva (UGA) più piccola, ma più facilmente decifrabile delle undici del Chianti Classico, al momento (o forse da sempre) nel contesto delle Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) e questo per varie caratteristiche: l’altitudine, l’esposizione, la ricca presenza boschiva e la composizione dei suoli: un insieme di condizioni pedoclimatiche praticamente uniche del territorio. Dove un tempo i vini non maturavano, oggi nascono grandi etichette, come quelle prodotte da Jurij Fiore, che nella sua piccola azienda, Jurij Fiore & Figlia, ha saputo ottenere vini di grandissima personalità e coerenza stilistica.

Figlio d’arte, il padre è stato tra i primi e principali consulenti toscani di aziende vinicole, Jurij ha studiato a Beaume, in Borgogna, dove ha accumulato un bagaglio culturale fondamentale, che si è portato dietro fino ad oggi. «Un giorno mio padre mi indirizzò a questa scelta – racconta – gliene sarò per sempre grato. La Borgogna mi ha illuminato. Erano gli anni Novanta, ero nel luogo del vino per eccellenza, tutto il paese lo celebrava. Ho incontrato un sacco di figli di produttori, anche nomi oggi molto noti, però era tutta gente che lavorava la terra, che si sporcava le mani. Ho imparato tantissimo da questa esperienza e così ho sviluppato la mia grande passione». Tornato in Toscana, dove il padre aveva appena acquistato pochi ettari di vigna abbandonata a Ruffoli, a Greve in Chianti ha iniziato a dedicarsi all’attività di famiglia con l’azienda Poggio Scalette.
«Sentivo la necessità di qualcosa di mio e, allora, mio padre, che ci ha sempre visto lungo, mi consigliò di cercare a Lamole. All’epoca quei vini non erano particolarmente apprezzati dalla critica internazionale, per le caratteristiche stilistiche, non erano particolarmente rotondi, robusti, prestanti. Era il 2015. Partii con un piccolo appezzamento in affitto, facevo vino per me e per gli amici, una valvola di sfogo. Lavoravo il sabato e la domenica e i lamolesi mi osservavano… erano piuttosto diffidenti allora. Piano piano, prendendo confidenza, invece, li convinsi per come lavoravo e mi offrirono altri ettari. Attualmente ne ho tre e mezzo. Diciamo che Lamole è diventata la mia Borgogna. Paradossalmente le percepivo molto vicine anche per come erano distribuite le vigne. Poi non volevo farmi troppa concorrenza con Poggio Scalette. Ho pensato proprio di seguire la filosofia “borgognotta” facendo tre cru e un village a cui poi si è aggiunto un altro cru (Montefioralle, altra località sempre sotto Greve) ed un bianco. E soprattutto solo Chianti Classico, niente Igt». Accanto a Jurij ci sono le figlie Sara e Chiara che lo aiutano nei momenti clou e si occupano della parte commerciale e di rappresentanza, oltre a disegnare le etichette.

«Nell’ultimo viaggio in Borgogna ho notato che c’è stato un grande passaggio generazionale da padre in figlio: i padri che studiavano con me si sono ritirati e questa è una mossa vincente per attirare le nuove generazioni al vino. Perché in Italia ci si lamenta che i giovani non bevono ma questo succede perché siamo noi vecchi a produrlo e a venderlo. Se, invece, sono loro le cose cambiano, ne sono convinto. Qua da noi gli anziani non mollano… lo so bene (ride, ndr)»

Il Chianti Classico Sonocosì 2024 nasce da una vigna allevata in parte ad alberello lamolese, fa solo cemento ed è un vino schietto e di aulica classicità. In bocca ha un equilibrio invidiabile che ne evidenzia la croccantezza e maturità del frutto, la freschezza del sorso e la succosità del tannino. Ha stoffa, vigore, energia e grande allungo. Fiore produce altri due cru da Lamole e uno da Montefioralle.

Puntodivista (da vigna di circa 60 anni); PorcaMiseria, vigna centenaria sita oltre i 624 metri di altitudine, Nonloso da una vigna di 600 metri, la più giovane, che conta circa 30 anni. Infine Altolà da Montefioralle, una vigna con un terreno ricco di argilla mentre gli altri sono più sabbiosi. L’unico bianco è Lassù a Lamole, blend di chardonnay, famoso e trebbiano, che proviene da una vigna che si trova al Castello di Lamole, esposta a nord. Vinifica nella cantina della Parrocchia in piazza della Chiesa.

Dallo spirito anticonformista, è un po’ contrario al sistema delle denominazioni italiane, Jurij ci spiega perché per ora non produce Gran Selezione. «Nella maggioranza dei casi, in Italia, si considera il miglior vino quello che sta più in cantina e non quello legato alla vigna di provenienza, per la sua specificità e vocazione, come fanno in Francia.
Per questo motivo non faccio Riserva e Gran Selezione. Mi sento libero, a livello commerciale non è proprio semplice, ma facendo poche bottiglie riesco a cavarmela. Questo modus operandi mi permette di seguire la mia linea di principio. Quando la Gran Selezione sarà legata ad un pezzo di terra allora la farò».
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