Mercati alternativi

"Il vino non può ignorare un Paese con 230 milioni di abitanti". L'ambasciatore d’Italia in Nigeria traccia la strada

Ad oggi solo il 6% del vino importato nel paese africano è italiano, ma l'interesse è in crescita. "Prezzi, facilità di beva e varietà di stili sono i punti di forza", spiega Mengoni. E il Gambero Rosso fa tappa a Lagos

  • 26 Gennaio, 2026
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«L’economia nigeriana è come un vino spumante: molto effervescente. È dinamica, la classe media è in crescita e l’imprenditorialità è naturale. Qui esiste una propensione innata per il business e il commercio». Ad affermarlo è Roberto Mengoni, ambasciatore d’Italia in Nigeria, secondo cui, anche dal punto di vista vitivinicolo «non si può ignorare un Paese con oltre 230 milioni di abitanti: è uno dei grandi protagonisti economici del continente. I nigeriani, soprattutto a Lagos, sono dei veri trendsetter per il resto dell’Africa in ambiti come musica, cinema e arte. Essere presenti in Nigeria significa poter influenzare le tendenze dell’intero continente, anche nel vino».

E, infatti, il Gambero Rosso porterà il Top Italian Wines Roadshow a Lagos il 27 gennaio. «Siamo molto onorati che Gambero Rosso abbia scelto la Nigeria per il suo primo Top Italian Wines Roadshow del 2026 e il primo in Africa occidentale», afferma Mengoni.

Un’economia in crescita

L’economia nigeriana è diventata uno dei grandi casi di successo dell’Africa, con Lagos che si è affermata come uno dei principali centri finanziari del continente. Cardinal Stone, banca d’investimento e società di asset management nigeriana, prevede che il Pil del Paese crescerà del 4,4% nel corso del 2026, grazie soprattutto allo sviluppo di settori al di fuori dell’industria petrolifera, come il manifatturiero e l’agricoltura. Le imprese italiane vantano decenni di presenza in Nigeria: «Dal punto di vista storico, l’Italia è presente qui fin dall’indipendenza della Nigeria nel 1960. Abbiamo seguito lo sviluppo del Paese. Per esempio, Eni opera in Nigeria dal 1963. Molti imprenditori italiani sono attivi qui fin dagli anni Sessanta».

Si tratta di un rapporto reciproco. «Oggi abbiamo anche 125.000 nigeriani in Italia, che danno un contributo enorme alla nostra economia: sta crescendo una nuova generazione di italo-nigeriani», sottolinea Mengoni.

Quanto vale il vino italiano in Nigeria

«È un Paese estremamente variegato, quindi può essere aperto a molte cose diverse», dice Mengoni quando gli viene chiesto se esista un vino italiano particolarmente adatto al mercato nigeriano. «I grandi vantaggi dei vini italiani sono il prezzo relativamente accessibile, la facilità di beva e l’enorme varietà di vitigni e stili, che permette di soddisfare qualsiasi gusto e quindi di coprire l’intero mercato».

Secondo i dati dell’Osservatorio della Complessità Economica, nel 2023 la Nigeria ha importato vino per un valore di 58,1 milioni di dollari. Solo circa il 6% di questo valore (3,4 milioni di dollari) era costituito da vino italiano, mentre la quota maggiore era rappresentata da vini francesi (17,1 milioni di dollari), spagnoli (14,3 milioni) e sudafricani (7,8 milioni). La quota relativamente ridotta dell’Italia indica però un ampio margine di crescita per i vini italiani in Nigeria.

«Ogni volta che si entra in contatto con la tradizione italiana, si entra in contatto con qualcosa di sofisticato e variegato, proprio come la Nigeria – prosegue – I vini italiani sono molto accessibili: non c’è una barriera all’ingresso, ma poi si cresce, si acquisiscono nuovi livelli di comprensione e di apprezzamento. Ogni bottiglia è legata a un luogo specifico e offre l’opportunità di scoprire un territorio e una cultura».

Lagos, Nigeria

Come esportare vini in Nigeria

Naturalmente, esportare vino dall’Unione Europea alla Nigeria comporta anche una certa complessità burocratica.

«Ci sono regolamenti da rispettare, che possono essere complessi, ma in Nigeria operano importatori molto esperti nella gestione di queste procedure: si tratta semplicemente di trovare l’intermediario giusto», spiega Mengoni.

Ma, secondo l’ambasciatore, non si tratta solo di commerciare un prodotto, bensì anche di trasmettere una cultura: «Non stiamo portando solo una bottiglia di vino, ma un modo di bere: sociale e responsabile. I vini italiani sono fatti per essere degustati e per stare insieme, non per il binge drinking. Stare insieme, bere insieme e mangiare insieme ci aiuta a capire meglio gli altri».

 

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