8 Ott 2014 / 16:10

Viaggio tra i vitigni autoctoni: il timorasso

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Ci sono i vitigni internazionali, i grandi italiani, e poi tante piccole realtà regionali, a volte locali, che rappresentano un patrimonio ampelografico tutto da scoprire e valorizzare. Iniziamo oggi un viaggio alla scoperta degli autoctoni italiani. E iniziamo con un vitigno a bacca bianca piemontese: il timorasso.
Viaggio tra i vitigni autoctoni: il timorasso
Ci sono i vitigni internazionali, i grandi italiani, e poi tante piccole realtà regionali, a volte locali, che rappresentano un patrimonio ampelografico tutto da scoprire e valorizzare. Iniziamo oggi un viaggio alla scoperta degli autoctoni italiani. E iniziamo con un vitigno a bacca bianca piemontese: il timorasso.
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Non si vive di soli chardonnay, sauvignon blanc, merlot, cabernet sauvignon e pinot noir. Soprattutto in un paese come l’Italia, che può vantare una ricchezza ampelografica senza eguali e una presenza, su tutto il territorio, di vitigni autoctoni interessanti, ricchi di storia e tradizione. Percorreremo un itinerario alla scoperta proprio di questi antichi vitigni, territoriali, particolari, unici. Perché anche nel vino la differenza e la molteplicità sono una grande ricchezza, da riscoprire e valorizzare. Un viaggio capace di schiudere nuovi orizzonti ai nostri sensi, di ampliare lo spettro di profumi e aromi dell’affascinante mondo del vino. Iniziamo con lo scoprire un vitigno piemontese a bacca bianca: il timorasso.

STORIA E TERRITORIO
In una regione di grandi vini rossi, non è certo facile salire alla ribalta per un piccolo vitigno autoctono a bacca bianca. Tanto più se proviene da un territorio marginale rispetto alle rinomate zone delle Langhe, del Roero e del Monferrato. Ma il timorasso, dopo aver vissuto un lungo periodo di oblio è riuscito finalmente ad affermarsi come uno dei più interessanti vini bianchi del Piemonte, e non solo.
Vitigno autoctono a bacca bianca, è stato coltivato in provincia di Alessandria fin dall’antichità. Se ne hanno testimonianze già nel XIV secolo, nel Trattato di agronomia di Pietro de’ Crescenzi, e nel Bollettino Ampelografico del Di Rovasenda, del 1885.
Il timorasso ha trovato il suo habitat naturale sui Colli Tortonesi, nelle vallate Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera, grazie a terreni argillosi chiari, con una buona componente calcarea. Predilige le esposizioni soleggiate e riparate dai venti, che ne consentono la migliore maturazione delle uve. Ha una produttività incostante, è molto sensibile ai marciumi e, durante le ultime fasi della maturazione, gli acini possono essere spesso attaccati da muffe.
Il timorasso ha sempre dimostrato una scarsa adattabilità a condizioni climatiche diverse da quelle della regione di origine, a conferma della sua forte territorialità. Proprio per queste caratteristiche, nel corso dei secoli, è stato lentamente abbandonato a favore delle uve a bacca rossa più produttive e meno delicate come barbera e croatina. Dopo la devastazione delle viti europee causata dalla fillossera, le vigne di timorasso sono state quasi completamente sostituite con il cortese, più facile da coltivare e dalle rese maggiori. Probabilmente il timorasso sarebbe scomparso dalla mappa ampelografica italiana se negli anni ’80 Walter Massa e altri coraggiosi e tenaci vignaioli di Tortona, non avessero deciso di riportarlo in vita, scommettendo sulle sue grandi potenzialità.
Le prime produzioni, sul finire degli anni ’80, di poche migliaia di bottiglie, già facevano intravedere le grandi qualità del vitigno. Oggi i produttori di timorasso sono in tutto una trentina e la superficie coltivata nei Colli Tortonesi è passata da un ettaro a 60 ettari, su una superficie vitata totale di circa 2.000 ettari. Con oltre 400.000 bottiglie annue il timorasso comincia a essere conosciuto e apprezzato come una delle eccellenze dei bianchi piemontesi, grazie alla sua forte e riconoscibile personalità.

CARATTERISTICHE
Le sue uve sono piuttosto neutre, ma danno origine a un vino di grande struttura, capace di sviluppare aromi inimitabili. Di colore giallo paglierino, esprime eleganti toni floreali, mandorlati e una piacevole sapidità. Caratteristiche del vitigno sono le profonde note minerali e di pietra focaia, spesso accompagnate da sentori resinosi e di idrocarburi. La spiccata acidità conferisce al vino freschezza e grande longevità. L’affinamento in bottiglia favorisce l’evoluzione del timorasso verso aromi terziari più eleganti e complessi, con la prevalenza proprio dei toni minerali e di idrocarburo. Non abbiate timore a “dimenticarne” in cantina qualche bottiglia per una decina d’anni. Il tempo gioca a favore del timorasso, che saprà darvi grandi emozioni. Per apprezzare a pieno questo grande vino, infatti, cercate bottiglie che abbiano almeno 5/6 anni, con particolare attenzione alle annate 2004, 2005, 2007, 2008.

PRODUTTORI
Tra i produttori di timorasso un posto di rilievo va sicuramente riconosciuto a Walter Massa, che per primo ha creduto in questo vitigno con grande caparbietà e dedizione. A partire dal Derthona per arrivare a cru più vocati come Sterpi, Costa del Vento e Montecitorio, i suoi vini esprimono una personalità e un carattere unici e irripetibili. Molto interessante è anche il lavoro di Claudio Mariotto. Vignaiolo di Vho che produce un ottimo Derthona e soprattutto due versioni del Timorasso, da due distinti cru, che esprimo vini molto diversi tra loro: più floreale, intenso, elegante e suadente il Pitasso, più sapido e minerale, con decisi accenti di pietra focaia il Cavallina. Un altro produttore di Vho molto interessante è La Colombera, che oltre al Derthona vinifica le uve timorasso di una singola vigna, che da vita al Montino, vino intenso e complesso destinato all’invecchiamento.

a cura di Alessio Turazza
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