31 Lug 2015 / 12:07

Expo 2015. Bilancio di metà percorso per la ristorazione milanese

a cura di

L'Esposizione Universale ha trasformato Milano nella capitale mondiale del cibo per sei mesi. Ma è davvero così? Lasciamo la parola ai ristoratori delusi.

Expo 2015. Bilancio di metà percorso per la ristorazione milanese

L'Esposizione Universale ha trasformato Milano nella capitale mondiale del cibo per sei mesi. Ma è davvero così? Lasciamo la parola ai ristoratori delusi.

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Così proprio non va”, conqueste le parole Lino Stoppani, presidente di EMPA e di FEPI-Confcommercio, commenta il bilancio dei primi tre mesi di Expo. “Cannibalizzare” è il termine usato da Stoppani per descrivere l'effetto di Expo sulla ristorazione meneghina. In particolare, l'apertura serale di Expo al prezzo di soli 5 euro ha influito molto sul lavoro dei locali. “A Milano si vede più gente in giro e di questo beneficiano alberghi e negozi, ma non di certo i pubblici esercizi, che anzi vivono un senso di frustrazione molto forte”, continua Stoppani.

La delusione

Le aspettative dei ristoratori verso Expo erano alte così come lo sono stati gli investimenti da parte di molti imprenditori: bar, pub e ristoranti hanno prolungato gli orari e migliorato i loro locali. Per tacere delle decine e decine di nuove aperture. Un commento ottimista arriva dall'assessore al Commercio del Comune di Milano Franco D'Alfonso, che replica: “la città è viva. Aspettiamo i numeri veri”. Ma i dati, per ora, parlano chiaro e si registra, dichiara Stoppani, una diminuzione di fatturato che in alcuni casi arriva fino al 30%.

Era il 24 maggio, a soli 23 giorni dall'inaugurazione dell'esposizione, quando Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo dai toni pungenti definendo Expo 2015 una “piccola fiera periferica a Milano”. Perché è vero: il capoluogo meneghino sembra non aver notato alcuna differenza nella città da quando è iniziata la manifestazione. Una fiera come tante altre (neppure paragonabile alla Settimana della Moda o al Salone del Mobile), appunto, e a pensarla così sono proprio coloro i quali avrebbero dovuto beneficiarne di più, i ristoratori.

Dopo l'indagine sulle enoteche (La Milano (non) da bere di Expo) di Milano che ha evidenziato un'evidente delusione da parte degli operatori, ci siamo rivolti ai ristoratori e abbiamo chiesto loro cosa stia accadendo agli affari.

Gli imprenditori

Primo fra tutti, a dare una risposta è stato Gianmarco Senna, ideatore di diversi locali milanesi: Suri, Fatto-Bene (che aprirà a breve una quarta sede), Spazio Bianca e Brando Bistrot. “Sono state cambiate le carte in corso d'opera”: con queste parole Senna commenta le azioni di Expo riguardo il basso costo del biglietto serale. “Le promesse dell'esposizione non sono state mantenute. Sembra che nemmeno ci sia l'Expo qui in città”. Sono affermazioni forti, concordi con quanto dichiarato da Stoppani. “Confermo quel 30% in meno, è un dato assolutamente verosimile”.

Ma quale è la causa di questo calo del fatturato? A quanto pare, per Senna il biglietto serale ridotto è ciò che più ha influito negativamente sugli affari dei ristoratori milanesi. “A questo sommiamo un'estate veramente calda, che allontana i clienti dalla città. Proprio in vista di Expo, avevo deciso di aprire dalle 12 alle 24 con orario continuato nelle tre sedi di Fatto-Bene. A causa delle elevate temperature, e considerando il fatto che non c'è stato un vero cambiamento legato all'Esposizione, due dei tre locali fanno un break alle 14,30”.

Come risolvere questo problema? “Io vado avanti comunque” dichiara Senna “non si ragiona per fattori esterni quando si fa impresa della ristorazione. Bisogna operare a prescindere da questi".

La clientela non solo non è aumentata, ma neppure è evoluta. Infatti, quell'afflusso di pubblico straniero in arrivo dall'Expo, sembra non esserci stato. A confermarloCarlo Monsoni, titolare della gelateria Latteneve, premio speciale bottega del gusto della guida Milano 2016 del Gambero Rosso. Un caso diverso quello della gelateria perché attiva solamente da un anno e reduce da una“stagione fallimentare” come quella del 2014. Le temperature dello scorso anno, infatti, non avevano permesso al locale di lavorare quanto avrebbe dovuto, per questo“gli affari ora stanno andando decisamente meglio, ma non è grazie all'Expo”, specifica il titolare. Monsoni sottolinea la mancanza di clientela internazionale,“non c'è stato nessun apporto da parte di Expo. Rispetto al passaggio di stranieri che ci aspettavamo, non c'è stata alcuna modifica, anzi. Forse, ce ne è perfino un numero minore rispetto allo scorso anno”.

I dati

Ma perché questa mancanza di stranieri in città? Il biglietto ridotto della sera non può di certo essere l'unica causa, anche se ha un peso decisivo. “Quello che temo”, spiega Monsoni, “è che i numeri di passaggi previsti non siano stati rispettati, nonostante i dati dicano il contrario. Francamente, ho il dubbio che non siano stati venduti realmente tutti quei biglietti dichiarati”.

Gli chef

Dalla gelateria all'alta cucina, Claudio Sadler, Due Forchette Gambero Rosso, fornisce un responso ambivalente rispetto ad Expo, molto diverso per i due locali. Per Chic 'n Quick, bistrot contemporaneo gestito dallo chef, il cambiamento si è iniziato a vedere da giugno mentre a maggio non solo non c'è stato un riscontro positivo, ma “addirittura si è verificata una diminuzione dell'affluenza”. Una diminuzione del fatturato per Chic 'n Quick che non arriva al 30%, ma comunque a un 10%, soprattutto durante la sera.

Al contrario l'altro locale, Sadler, ha invece acquistato una clientela più internazionale. “Il milanese ovviamente preferisce passare la serata ad Expo, che è un evento straordinario. Mentre lo straniero, dopo aver visitato l'Esposizione durante la giornata, girando poi per la città ha voglia di fermarsi ad un ristorante di qualità”. Il riscontro dello chef è, comunque, positivo, “la città sta cambiando in meglio”. Perché, allora, tutti questi delusi? Cosa avrebbe dovuto fare Expo? La risposta la fornisce sempre Sadler. “Expo ha riempito tutti gli spazi attorno. Ha riqualificato la zona della Darsena, per questo il mio riscontro è positivo. Sono fortunato a essere qui vicino, ma in tutte le altre aree c'è stata una diminuzione del lavoro, purtroppo. Expo ha pensato solo ad alcune zone, dimenticandosi del resto della città”. Insomma per Sadler effetto-Darsena più che effetto-Expo. Certo, la Darsena è conseguenza di Expo. Ma siamo ai benefici indiretti...

A dare un riscontro positivo è anche Andrea Berton, chef che si destreggia fra diversi locali, fra cui il neo Tre Forchette che porta il suo nome a viale della Liberazione. Ristorante d'eccellenza a parte, vogliamo sapere come vanno gli affari per le altre due insegne firmate Berton, Dry e Pisacco. “Forse ci aspettavamo un movimento più importante nella città. Ma c'è stato comunque un incremento positivo degli affari e una maggiore affluenza di stranieri”.

Dal gruppo artefice di Pisacco e Dry, un altro indirizzo aperto nel 2013 in zona Navigli, Turbigo. Ai fornelli, il giovane partenopeo Raffaele Lenzi, ma a parlare è Carlo Scozzafava, responsabile del locale. “Non c'è stata una diminuzione del fatturato, ma neanche un aumento. È rimasto tutto molto stabile e costante, clientela compresa”. Scozzafava conferma che una responsabilità c'è l'ha il biglietto serale di Expo, ma propone anche una buona iniziativa che Expo avrebbe potuto e potrebbe ancora fare. “Perché non presentare una sorta di guida ai migliori locali della città all'interno dell'esposizione? Sarebbe un buon modo per far conoscere e invogliare il pubblico a provare la ristorazione milanese. Questo avrebbero dovuto fare gli organizzatori” e continua Scozzafava “Expo deve riuscire a mettere in evidenza anche i ristoranti al di fuori dell'Esposizione se vuole aiutare il turismo e la ristorazione della città”. Paradossalmente “c'è stata una maggior affluenza di pubblico durante il Salone del Mobile”.

Ristoranti di cucina internazionale

Per Zazà Ramen, locale nella centrale via Solferino, il calo degli affari invece arriva a sfiorare quasi quel 30%. Sumika Ageishi, titolare del ristorante, lamenta una mancanza di clientela, “Expo ha portato via i clienti, li tiene all'interno della manifestazione”. Una diminuzione, quella per Zazà Ramen, che si aggira attorno al 20/25% in meno di guadagni. “La clientela straniera noi l'abbiamo sempre avuta, facendo cucina internazionale. Adesso è diminuito anche l'afflusso di stranieri”. Il biglietto serale è sicuramente parte della causa, ma Ageishi individua un altro problema, che è quello legato alla pubblicità, “non solo in Italia, ma anche all'estero. Ad esempio, in Giappone avrebbero potuto promuovere meglio l'evento, e soprattutto la città con i suoi locali”. Zazà Ramen non chiude in agosto, confidando in Expo “rimaniamo aperti per tutto il mese”.

Voci fuori dal coro: Asola e Al Cortile

Non ha rivalutato la città? Diminuzione del fatturato? Non scherziamo! Erano le previsioni ad essere errate”, a pensarla così è Raffaele Longo, direttore del ristorante Asola nella zona di San Babila. “Ma cosa ci si aspettava? Expo può portare più delegazioni, ma non aumentare la clientela. I visitatori, una volta usciti da Expo, sono stanchi, non hanno voglia di andare ai ristoranti, a meno che non si tratti di cene di gruppo organizzate”. L'opinione di Longo è chiara: “avevo la mia teoria ancor prima di Expo. La manifestazione non porta clienti, li tiene lì dentro ed è giusto così”.

A sbagliare, dunque, sarebbero stati i ristoratori che hanno riposto troppe speranze nell'esposizione. “I ristoratori e gli chef, poi, sono una categoria che si lamenta sempre perché ama farlo, così come gli albergatori. Ogni anno è la stessa storia, Expo è solo l'ennesima scusa”. Una scusa, secondo Longo, perché non è certo il biglietto a 5 euro a danneggiare la ristorazione meneghina. “Tante sono state le modifiche in corso d'opera, non solo il biglietto serale. L'orario prolungato e ultimamente la novità del parcheggio. I biglietti sono stati svenduti, non si può contare su una manifestazione per aumentare il fatturato. Io lavoravo bene prima e continuo a farlo”, dichiara Longo.

Asola è uno di quei locali che ha debuttato anche in vista di Expo, ma non ha basato il suo lavoro in funzione dell'Esposizione. “Quello che non riesco a capire”, spiega Longo, “è come si possa pensare di avere più clienti in questo momento. È come aspettarsi che i visitatori di Disneyland o Gardaland a fine giornata, esausti, vadano in giro a cercare un ristorante. È chiaro che mangeranno all'interno del parco”. Il paragone con i parchi a tema è pertinente e per niente scontato. “Perché dobbiamo fingere di rimanere sorpresi?”.

Una cosa però va detta. Expo ha effettivamente centralizzato la clientela nella zona della Darsena, trascurando il resto della città. Anche su questo fronte, Longo ha una sua opinione controcorrente: “è giusto che le altre zone siano state dimenticate. Non prendiamoci in giro, chiunque avrebbe operato allo stesso modo, tutelando l'area di competenza. Brera, ad esempio, in questo momento mi dicono sia vuota, ma è solo una fase transitoria. Alcune zone vivono di tendenze, altre no. San Babila ora sta iniziando ad essere frequentata anche la sera, ma questo prescinde da Expo. Le mode sono passeggere. Arriverà anche il momento per Brera”.

Concorde con Longo è anche Desirèe Nardone, direttrice delle scuole Genius Academy e titolare di Al Cortile, temporary bistrot bio aperto da poco in partnership proprio con la Food Genius Academy. “Expo 2015 ruota attorno al cibo, come potevamo aspettarci altrimenti?”, spiega la titolare, che aveva fatto grandi investimenti proprio in previsione della “grande ondata di clienti che non si è verificata”. Nonostante le previsioni errate legate all'Expo, la Nardone afferma che la mancata clientela sia “un fattore positivo”. Il target di Expo, continua la titolare, è “temporaneo e non è ciò che vogliamo. Nonostante sia un temporary restaurant vogliamo cercare comunque di creare una clientela affezionata ed è quello che è avvenuto. Principalmente, i nostri clienti sono milanesi, molti dei quali studenti universitari della vicina Bocconi”. Il mancato afflusso di clienti provenienti da Expo non era solo prevedibile ma anche auspicabile, “perché si tratta di clienti passeggeri”.

I sacrifici fatti in funzione di Expo sono stati comunque importanti. Il locale è aperto dal lunedì al sabato dalle 19 alle 23 per la cena, e fino alle 2 del mattino per il cocktail bar. Era previsto lavoro per l'intero mese di agosto “ma con Milano che si va gradualmente svuotando, si è deciso di chiudere le due settimane centrali del mese, a cavallo di ferragosto”. Infine, la Nardone si trova d'accordo con un altro punto analizzato da Longo: “la propensione dei ristoratori a lamentarsi”. Secondo la titolare, i ristoratori “sono naturalmente tendenti a un atteggiamento negativo”.

Capo espiatorio o vero colpevole, Expo è comunque il centro di dibattito dei ristoratori meneghini. Se è vero che le aspettative di molti imprenditori erano eccessive, altrettanto vero è che con l'esposizione c'erano state delle promesse e i dati del fatturato dimostrano chiaramente che queste non sono state mantenute. Troppe modifiche in corso d'opera e troppe speranze riposte in un evento esterno? Ci saranno altri tre mesi dopo i primi tre appena trascorsi per trovare risposte univoche.

 

a cura di Michela Becchi

 

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Per leggere l'articolo La Milano (non) da bere di Expo clicca qui 

 

 

 

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