19 Mag 2017 / 18:05

Extravergine. Da Civita di Bagnoregio al Mondo. ConCarma: qualità global del Triangolo dell'Olio

Viaggio nel Triangolo dell’Olio tra Lazio, Umbria e Toscana, insieme a Giulio Figarolo di Groppello, socio (insieme a Giovanni Bulgari e a Gianluca Pizzo) di ConCarma, la società che unisce Tenuta di Carma a Bagnoregio, Podere dell’Ermellino a Corbara e Formica Alta a Podernuovo a Palazzone (San Casciano ai Bagni).

Extravergine. Da Civita di Bagnoregio al Mondo. ConCarma: qualità global del Triangolo dell'Olio

Viaggio nel Triangolo dell’Olio tra Lazio, Umbria e Toscana, insieme a Giulio Figarolo di Groppello, socio (insieme a Giovanni Bulgari e a Gianluca Pizzo) di ConCarma, la società che unisce Tenuta di Carma a Bagnoregio, Podere dell’Ermellino a Corbara e Formica Alta a Podernuovo a Palazzone (San Casciano ai Bagni).

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Immersi nella Valle dei Calanchi, con la suggestiva rocca di Civita di Bagnoregio a dominare il paesaggio, pensi che qui ci sia tutto, che non esista altro, che il mondo si esaurisca nella contemplazione di questo scenario unico sulla terra. Ma da qui al mondo ci devi comunque arrivare, se vuoi vendere il fantastico prodotto di queste colline a due passi dal bacino del Lago di Bolsena. E se non ci riesci tutta la bellezza di cui godi qui, non ha senso: devi chiudere, vendere la terra, vendere lo splendido frantoio Mori che ha solo due anni, lasciar perdere gli olivi e i quattro asini che aiutano nel lavoro quotidiano tra balze scoscese e terrazzamenti olivetati.

 

Il Triangolo dell'Olio

Siamo nel cuore della Tenuta di Carma, nucleo iniziale del Triangolo dell’Olio che vede protagonisti Giulio Figarolo di Groppello (anima finanziaria e commerciale), Giovanni Bulgari proprietario con il padre Paolo dell’azienda Corbara, in Umbria, a pochi chilometri da Bagnoregio (che produce Podere dell’Ermellino) e della Tenuta Podernuovo a Palazzone (nella vicina San Casciano ai Bagni) produttrice di Formica Alta, e Gianluca Pizzo, l’uomo sul campo che cura gli olivi nelle tre aziende e sovrintende al frantoio: sono loro i tre soci di ConCarma, progetto dedicato all’olio extravergine di oliva made in Italy di alto profilo che esporta il 60% della produzione.

Trasformazioni e miglioramenti dalla struttura al prodotto

Passeggiando tra gli olivi, Giulio Figarolo spiega come abbiano dovuto aspettare ben otto anni per iniziare a ristrutturare il podere e tirarne fuori un agriturismo in grado di avere qualche stanza per gli ospiti e una piscina (che già esisteva da molti anni anche se non condonata dal precedente proprietario). Ma a questo punto le pratiche dovrebbero essere espletate e i lavori sono in via di conclusione.

La prima cosa da capire – da parte nostra che seguiamo i loro prodotti da quando hanno presentato l’olio per Oli d’Italia (ovvero dall’edizione 2011) – è stata come abbiano fatto a passare da punteggi non esaltanti e valutazioni invece molto alte nel giro di un paio di anni. “Semplice” sorride Giulio mentre apre la porta del nuovo frantoio Mori, tutto interrato e aperto sulla campagna con una vetrata in vetro-cemento trasparente “Abbiamo seguito la strada che aveva intrapreso il vino a Podernuovo. Ovvero: abbiamo cominciato a raccogliere e a molire per lotti omogenei. È stato come passare dalla notte al giorno”. Due Foglie dal 2012 al 2014 e Tre Foglie nelle ultime due edizioni. Oltre al premio che 100% Carma – l’etichetta di punta, blend delle migliori frangiture delle tre aziende – ha ottenuto a Parigi al 15° concorso internazionale “Oli dal mondo” organizzato dalla AVPA (Agenzia per la valorizzazione del patrimonio agricolo).

Il Triangolo e il controllo della filiera

Riusciamo a incastrarci con i tempi e le lavorazioni gestendo da qui, da Bagnoregio, tutto il calendario di raccolta e lavorazione e il monitoraggio sulle piante e le maturazioni delle olive, oltre che sulla loro sanità” spiega Gianluca Pizzocalcolando gli spostamenti e i tempi di raccolta, cerchiamo di avere in lavorazione le olive a una temperatura bassa, mai oltre i 20 gradi, così che poi il controllo del freddo in lavorazione possa avere efficacia. Non è facile, occorre una grande organizzazione e l’apertura mentale giusta per affrontare casistiche ed esigenze diverse e anche imprevisti. Ma è anche un lavoro che dà le sue soddisfazioni”.

Ci si sposta a vedere gli altri lati del Triangolo dell’Olio che comprende le tre aziende tutte sul confine tra Lazio, Umbria e Toscana. Si arriva a Corbara, proprio sopra alla diga e al corso del Tevere, di fronte al borgo di Baschi. Qui ha la casa Giovanni Bulgari, qui sono circa 4 gli ettari di piante di Frantoio circondate da oltre 200 ettari di bosco e macchia e da un altro centinaio di ettari di seminativi, tutti in regime biologico. Il terreno è più magro rispetto a Bagnoregio, anche il clima è un po’ più estremo. Il mondo sembra davvero lontano, eppure Giulio – che passa la vita a fare a pugni con il jet lag tra Asia, Europa e Africa – non smette mai di essere connesso col mondo, pur godendosi i pochi momenti che riesce a trascorrere qui. Anzi, la visione globale sembra permettergli di vivere più intensamente anche il bello di questi luoghi.

 

Nel mondo c’è fame di qualità

A un certo punto esce dai suoi pensieri: “Sai, in Italia produciamo poco più di 300mila tonnellate di extravergine, ma ne mettiamo in commercio circa il doppio con marchio italiano. Il che significa che nel mondo gira tanta monnezza!” Vero. Ed è ciò su cui lanciano l’allarme gli agricoltori che producono olio di oliva in Italia, di ciò si accusa la Politica: di non tutelare il made in Italy. “Però” sorride Giulio “Immagina che effetto possa fare un extravergine serio, vero, fatto bene in chi è abituato a quelle schifezze. All’estero impazziscono!”. Ecco: un modo un po’ diverso dal comune di vedere il bicchiere mezzo pieno e non solo mezzo vuoto. Ed è un ragionare per provare a trasformare alcune debolezze in una forza.

Le aziende italiane sono piccole o al massimo medie. Non riescono ad andare all’estero. Non riescono a fare sistema. Questo è il più comune dei mantra che si sente girando per le nostre campagne. “È vero” fa Giulio Figarolo di Groppello “Ed è esattamente ciò che non fa la Francia. Anche in Borgogna le aziende sono piccole, pure molto piccole. Ma fanno sistema. Qui ci si fa la guerra. E la responsabilità parte essenzialmente dallo Stato, dalla politica, quella con la P maiuscola che non dà l’esempio: anzi, offre il modello esattamente opposto”.

 

Magari ci comprasse la Francia!

Che dire? Continuiamo a sperare in un’Europa politica che ci aiuti a superare l’assurdo laccio burocratico in cui la Politica continua a volerci tenere imbrigliati? “Mah” sorride il manager-contadino“In realtà io spererei che ci comprasse la Francia!” Una battuta, ma mica tanto. E fa l’esempio di Bulgari, azienda familiare con cui lavora da tempo. “Era un’azienda che funzionava, fatturava 1,2 miliardi di euro l’anno. Poi Paolo fece la scelta giusta: cessione a LVMH (Louis Vuitton, Moët, Hennessy) del marchio e dell’azienda in cambio di azioni LVMH. In neppure 4 anni il fatturato è salito a 1,6 miliardi. E l’azienda, la sua filosofia, non è cambiata, anzi. È aumentata la capacità di impatto sul mercato. Il far sistema, appunto”.

 

L’opportunità global

Certo, le speranze che l’Italia superi questa fase di gravissimo scollamento della politica dalla società reale, questa fase di decadenza, sono poche… “Anche perché siamo vecchi noi” butta là Giulio “I giovani, le generazioni dopo la nostra credo che abbiano molte più chance di noi. Noi avevamo dei modelli, delle aspettative e viviamo come fallimento la realtà attuale. Loro, i nuovi giovani, ci sono nati e cresciuti dentro, sanno come usare leve e possibilità meglio di noi” continua e passa a esempi concreti “Pensa a internet, al digitale. Per noi è ancora una fatica, per loro è già quasi roba vecchia! Oggi, se uno ha prodotti seri da vendere, può arrivare al mondo, può arrivare al cliente finale senza intermediazioni. Questo cambia di molto il quadro di riferimento. Certo, occorre sapere usare i mezzi e le tecnologie, sapere cosa si vuole e dove si punta. Ma le opportunità sono molto, ma molto più ampie di quelle che avevamo noi”. Si può essere o meno d’accordo, ma sicuramente è un punto di vista differente dal pessimismo dilagante senza però negare l’evidenza di ciò che non va. Del resto, è singolare che lui – abituato a trattare con il mondo, con i più grandi colossi finanziari, a districarsi tra grandi marchi mondiali – abbia scelto l’extravergine di oliva come campo di azione del suo business.

 

Il rapporto con la terra

In realtà il mio contatto con la terra comincia dall’infanzia. Sono cresciuto con i nonni, ma soprattutto con i contadini dei nonni in Val di Chiana” racconta Giulio Figarolo “Ho fatto tante raccolte, tante mietiture, ho respirato fino in fondo quella cultura, quelle atmosfere e mi piacevano molto. Poi, però, ho capito che dovevo uscire, che non potevo restare chiuso lì”.

E allora che è accaduto? “Così ho fatto il mio percorso, anche se non ho mai dimenticato la campagna. Tanto che a 21 anni ho preso a girare in un raggio di 100 chilometri da Roma per cercare la mia campagna. Sono approdato a Lubriano, a pochi chilometri da Bagnoregio. Ho conosciuto Gianluca e suo padre: ci conosciamo, ci frequentiamo e ci stimiamo da quasi quarant’anni. E pian piano la storia è andata avanti, è cresciuta. Ho cominciato con 50 olivi…”.

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Incroci di vita, di terra e di idee

Il resto lo hanno fatto la vita, le relazioni, i rapporti, le conoscenze e le capacità. L’alta finanza e il mondo del business del lusso lo hanno portato a frequentare il mondo e ad aprire la mente. Fondamentale, poi, il rapporto con Paolo Bulgari che da sempre aveva la tenuta a Corbara. Quando il gioielliere ha acquisito Podernuovo e ha chiesto al figlio Giovanni di occuparsene lui in prima persona, il rampollo della dinastia Bulgari ha accettato, ma a condizione che accanto a lui ci fosse Giulio. E Giulio non avrebbe mai fatto a meno di Gianluca.

Insomma, un Triangolo territoriale, ma anche un triangolo amicale: teste giovani, aperte, brillanti. Certo anche capitali a disposizione, ma soprattutto un progetto concreto. Tanto più con l’ingresso di Paolo Bulgari – dopo aver ceduto il suo marchio – in Sarment Wine, il più prestigioso marchio di importazione e distribuzione del vino di alta gamma in Asia.

A questo punto il gioco si è fatto davvero interessante e intrigante. “Ed è stato possibile anche mettere in movimento energie e idee nuove e giovani” spiega Giulio “per esempio, abbiamo cercato i due sommelier di due Tre Stelle Michel in nel mondo: a cosa potevano aspirare come crescita di carriera? A 25 anni erano già al top. Sarment gli ha chiesto di lavorare per lei: girare il mondo ad assaggiare e scoprire i migliori vini, le migliori etichette del pianeta. Cosa c’è di più soddisfacente e gratificante di questo per un appassionato? È il massimo”.

 

Gli ulivi come le vigne

Torniamo all’olio “Certo… ma le cose che ho raccontato del vino valgono anche per l’olio. Io ci credo nell’extravergine” spiega Giulio “Io credo fermamente che l’extravergine di qualità abbia un futuro e anche importante. E che a breve ci sarà anche il riconoscimento del giusto prezzo per un prodotto di altissimo livello. Vedremo chi ci sarà, in quel momento”.

Una cosa è certa: Carma e gli altri prodotti (Podere dell’Ermellino in Umbria e Formica Alta in Toscana) dal vino hanno imparato molto, sia in campo e sia nel mercato globale. I vini di Podernuovo hanno nel mondo il 92% del mercato: sono essenzialmente Vermentino, Sangiovese e Cabernet Franc, espressione perfetta (ed elegantemente stilizzata: come lo è la concretezza del cemento della struttura che unito ai pigmenti di terra magra del luogo riesce a far da ponte ideale tra la moderna e tecnologica cantina e il paesaggio circostante) di un terroir più selvaggio della limitrofa Val d’Orcia, terra di confine da sempre e ancora oggi in equilibrio tra Umbria, Lazio e Toscana come secoli addietro lo fu tra la Toscana dei Medici e lo Stato della Chiesa.

Se il nostro olio riuscirà a seguire il vino anche nell’export” sorride Giulio “magari riusciremo a farci carico anche di quegli olivi abbandonati che sopravvivono sotto ai calanchi di Civita e che nessuno penserà mai di accollarsi per la fatica e i sacrifici che richiede lavorarli. Ma i nostri asinelli che ci aiutano a tener puliti gli oliveti e a spostarci in quelle coste scoscese possono acquisire nuovi amici e aiutarci a lavorare anche quelle di piante”.

Perché sono gli agricoltori i primi difensori e tutori del territorio. “Lo sanno bene in Austria o in Francia, dove i governi danno contributi agli allevatori perché restino piccoli e riescano così a gestire e curare il loro spazio traendone reddito, a portare le bestie in alpeggio mantenendo quindi la montagna, tenendo puliti terreni, canali e fossi, curando glia alberi. Ma avendo anche la possibilità di ricavarne un giusto reddito”.

 

Carma Srl | Bagnoregio (VT) | Località Podere, 6| tel. 39 0578 56056| http://concarma.com/

 

a cura di Stefano Polacchi

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