Scopri le novità del Sigip di Rimini che sbarca all'estero

Il Sigep di Rimini all’estero

Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria, Panificazione. È da qui che nasce l’acronimo di Sigep, la manifestazione che ogni anno porta a Rimini il meglio dell’artigianato italiano, dalle tecnologie ai macchinari, dai prodotti ai servizi di consulenza. Da qualche tempo si è aggiunto anche il mondo del caffè (era il 2011), che completa il quadro. Pandemia a parte, il festival è sempre stato tra i più riconosciuti tra i professionisti del settore, vantando un numero significativo di ospiti italiani e stranieri. E ora si prepara a sbarcare all’estero, grazie a un accordo strategico raggiunto tra Italian Exhibition Group (Ieg), che promuove Sigep The Dolce World Expo – la kermesse per filiere di gelato, pasticceria, panificazione, cioccolato e caffè – e Koelnmesse, società attiva a livello internazionale nell’organizzazione di fiere del mondo enogastronomico.

L’accordo per l’internazionalizzazione del Sigep

Un accordo che consentirà al Sigep di essere presente su scala globale, in particolare nei Paesi dove Koelnmesse già organizza gli eventi di Anuga, la più grande fiera mondiale dell’industria alimentare, ma con il progetto a lungo a termine di approdare in più territori possibili. “Dopo le Green Technologies e il wellness, proiettiamo su scala globale l’ambasciatore italiano del foodservice dolce nel mondo con l’effetto volano di una manifestazione leader per il food come Anuga”, ha dichiarato il ceo di Ieg Corrado Peraboni. Del resto, ci troviamo in un “quadro internazionale di progressiva continentalizzazione delle fiere”. Un’iniziativa ambiziosa con cui ci si propone di “sviluppare e garantire ulteriori sinergie e l’apertura di nuovi mercati all’interno della nostra rete mondiale Anuga”. La stessa Anuga si presenta quest’anno in grande spolvero, con il nuovo format Anuga Horizon, piattaforma dedicata alle attività più innovativa che metterà in scena periodicamente le soluzioni alle maggiori sfide del settore, in un mix di conferenze, esperienze e mostre.

Sigep 2022

Una bella novità proprio nell’anno del ritorno in presenza del Sigep, che le scorse edizioni è stato bloccato a causa dell’emergenza sanitaria. Ora, per il suo 43esimo appuntamento, ci si ritroverà in fiera dal 12 al 16 marzo (in origine avrebbe dovuto avere luogo a gennaio, ma è stato rimandato per via dell’aumento dei contagi). Come sempre, ci saranno espositori di ogni comparto, dalla pasticceria alla cioccolateria, passando per panificazione e caffetteria, ognuno con le sue abilità, competenze, tecniche e invenzioni. Tema centrale di questa edizione è la sostenibilità della filiera e l’innovazione del prodotto, per guardare al futuro in maniera più consapevole e mirata. Non mancheranno laboratori, assaggi, gare, dimostrazioni, confronti con i più grandi maestri dell’artigianato italiano, panel e conferenze per fare il punto della situazione e mettere a fuoco gli obiettivi futuri.

a cura di Michela Becchi

Scopri come ridurre l'impatto ambientale a tavola

Stop alla plastica monouso: dal 14 gennaio in Italia sono banditi oggetti non compostabili e non biodegradabili. Entra oggi in vigore, con un ritardo di circa 6 mesi, il decreto legislativo 196/2021 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 30 novembre scorso che impone un cambio di passo per quanto riguarda la plastica monouso, che recepisce una direttiva europea del 2019, la cosiddetta Sup, ovvero Single Use Plastic. Insomma: addio a posate, piatti, bicchieri, cannucce, tazze per bevande in polistirene espanso e relativi tappi e coperchi. e coperti e tutti quegli oggetti in plastica di uso comune anche e soprattutto nel confezionamento del cibo i cui residui pesano sull’ambiente, a partire dal mare e dalla zona litoranea: secondo Legambiente l’84% dei rifiuti trovati sulle nostre spiagge (una media id 783 ogni 100 metri) sono di plastica che – secondo quanto stimato da Greenpeace, sta mettendo a rischio il mondo animale (circa 700 le specie animali vittime dell’inquinamento da plastica, scambiata per cibo, ne provoca la morte per indigestione o soffocamento), con la pandemia che ha incentivato l’uso di oggetti di plastica usa e getta.

Gli obiettivi del decreto anti plastica

Nel dettaglio, obiettivo del decreto è “prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana” e contemporaneamente spingere verso un’economia circolare, modelli imprenditoriali e comportamenti virtuosi. In ultimo il decreto vuole “promuovere l’utilizzo di plastica riciclata idonea al diretto contatto alimentare nelle bottiglie per bevande”, “ferma restando la disciplina in materia di igiene e sicurezza degli alimenti e dei materiali e degli oggetti destinati al contatto con gli stessi (MOCA), le disposizioni del presente decreto prevalgono sulle norme incompatibili della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”. Si punta a produrre entro il 2026 “una riduzione quantificabile del consumo dei prodotti di plastica monouso”.

Cosa dice la legge sul divieto di plastica monouso

Si vieta l’immissione sul mercato dei prodotti di plastica monouso e di quelli di plastica oxo-degradabile. Dunque non la vendita al consumatore finale o al dettagliante, ma la prima immissione sul mercato, questo per consentire di terminare le scorte nei magazzini,“a condizione che possa esserne dimostrata l’immissione sul mercato in data antecedente alla effettiva decorrenza dell’obbligo”. Il divieto non vale, però in alcune circostanze, e ammettemateriali biodegradabili e compostabili (certificati secondo lo standard europeo UNI EN 13432 o UNIEN1 4995, con materia prima rinnovabile uguali o superiori al 40%,dal1°gennaio 2024, superiori almeno al 60%). Per i trasgressori ci sono multe da 2.500 a 50mila euro, mentre sono previste agevolazioni, con un credito d’imposta massimo di 3 milionodi euro l’anno per i primi 3 anni di entrata in vigore del decreto.

Cosa si intende con Prodotto di plastica monouso e Plastica oxo-degradabile

Dal 14 gennaio stop a prodotti in plastica monouso e in plastica oxo-degradabile, nonché attrezzi da pesca contenenti plastica. Ma cosa si intende con questi termini?

Plastica: materiale costituito da un polimero, cui possono essere stati aggiunti additivi o altre sostanze, e che può funzionare come componente strutturale principale dei prodotti finiti, a eccezione dei polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente. Sono esclusi materiali quali vernici, inchiostri, adesivi nonché rivestimenti in plastica aventi un peso inferiore al 10 per cento rispetto al peso totale del prodotto, che non costituiscono componente strutturale principale dei prodotti finiti.

Prodotto di plastica monouso: un prodotto realizzato interamente o parzialmente in plastica, ad eccezione del prodotto realizzato in polimeri naturali non modificati chimicamente, e che non è concepito, progettato o immesso sul mercato per compiere, nel corso della sua durata di vita, più spostamenti o rotazioni per essere restituito a un produttore per la ricarica o per essere comunque riutilizzato per lo stesso scopo per il quale è stato concepito. Non sono ad esempio considerati prodotti in plastica monouso i contenitori per alimenti secchi, compresi quelli stagionati, o per alimenti venduti freddi che richiedono ulteriore preparazione, i contenitori contenenti alimenti in quantità superiori a una singola porzione oppure contenitori per alimenti monoporzione venduti in piu’ di una unità

Plastica oxo-degradabile: materie plastiche contenenti additivi che attraverso l’ossidazione comportano la frammentazione della materia plastica in microframmenti o la decomposizione chimica.

Le reazioni delle associazioni ambientaliste

Qualcuno si aspettava di più, e non solo perché la normativa italiana prevede che i prodotti possano essere ancora messi in vendita fino all’esaurimento delle scorte, “a condizione” ricordiamo “ che possa esserne dimostrata l’immissione sul mercato in data antecedente alla effettiva decorrenza dell’obbligo” ma perché tra eccezioni e piccoli escamotage, l’impatto di questo decreto pare essere molto meno decisivo del previsto. Tiepide le reazioni delle associazioni ambientaliste: “un importante passo avanti e la prima azione green di questo inizio 2022” la definisce in una nota il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – che allerta: “in queste ultime settimane, stanno comparendo prodotti in plastica molto simili a quelli monouso ma ‘riutilizzabili’ per un numero limitato di volte, come indicato nelle confezioni. Un modo, a nostro avviso, per aggirare il bando e che porta ad un incremento dell’utilizzo di plastica piuttosto che ad una sua diminuzione”. Insomma bene ma non benissimo “nella lotta alla plastica monouso non bisogna abbassare la guardia” conclude Ciafani “anzi l’impegno per ridurla da qui ai prossimi anni, promuovendo sempre di più il riutilizzabile, dovrà continuare con più forza e determinazione di prima, anche perché con la pandemia, purtroppo, sono tornati prepotentemente gli oggetti di plastica usa e getta”.

Ancor più critica Greenpeace che il 24 luglio denunciava i ritardi dell’entrata in vigore della normativa europea e la legge italiana che – si legge in una nota – “promuove infatti le plastiche biodegradabili e compostabili come sostituti della plastica tradizionale, mentre la norma comunitaria, basandosi sui dati scientifici disponibili, ne vieta espressamente l’impiego per frenare gli impatti ambientali dell’usa e getta” per questo l’associazione aveva inviato al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani una lunga lista di suggerimenti per aumentare il livello di ambizione della direttiva, e – insieme a ClienthEarth, ECOS e Rethink Plastic Alliance – aveva presentato un reclamo ufficiale alle autorità europee. “L’Italia sembra preferire di gran lunga una finta transizione ecologica” concludeva lapidaria la nota spiegando che sostituire i materiali non basta: serve superare la coltura del monouso, e già altrove spingevano verso un cambio di prospettiva: “fare una corretta raccolta differenziata è un dovere di ogni cittadino, ma è ormai chiaro che il riciclo da solo non basta più. La colpa non può essere scaricata solo sui consumatori, quando le aziende ne vendono sempre di più: la produzione attuale raddoppierà i volumi entro il 2030 per quadruplicarli entro il 2050”. Oggi denuncia “un approccio miope ai temi ambientali, che conferma la finzione ecologica del Governo Draghi”, a essere sotto accusa sono “deroghe ed esenzioni ingiustificate che violano i dettami comunitari e che espongono il nostro Paese a una procedura d’infrazione: per i prodotti destinati ad entrare in contatto con gli alimenti, come le stoviglie, il provvedimento italiano consente infatti di aggirare il divieto europeo ricorrendo ad alternative in plastica biodegradabile e compostabile che, in base alla norma comunitaria, dovrebbero invece essere considerate al pari di quelle ricavate da plastiche derivate da petrolio e gas fossile”. Già in precedenza Greenpeace allertava sui rischi dell’uso e l’abuso di “bioplastica” ovvero la plastica biodegradabile e compostabile, che “si decompone solo in specifiche condizioni di temperatura, umidità e presenza di microrganismi che di solito non sono presenti nell’ambiente naturale… tanto meno in mare dove finiscono molti rifiuti di plastica”. Un’ulteriore violazione imputabile al nostro Paese, sempre secondo Greenpeace, è “l’esclusione dall’ambito di applicazione della direttiva dei prodotti dotati di rivestimento in plastica con un peso inferiore al 10% dell’intero prodotto. Se l’Italia voleva proteggere gli interessi dell’industria della plastica a scapito dell’ambiente possiamo dire che ha centrato l’obiettivo” è la netta considerazione di Giuseppe Ungherese, Responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia. In conclusione: bene la normativa: “è una prima grande vittoria, un passo avanti, ma non interviene in modo risolutivo sugli imballaggi più utilizzati: bottiglie e confezioni per alimenti” per le quali sono le grandi multinazionali, che producono la maggior parte di questi imballaggi, a doversi assumere le proprie responsabilità.

 

a cura di Antonella De Santis

degustazione vino

Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 13 gennaio 2022

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Doveva essere l’anno della ripresa, ma in queste prime settimane del 2022 la ripresa sembra riguardare soprattutto i contagi da Covid. La nuova variante Omicron viaggia in tutta Italia sui 180 mila positivi al giorno, arrivando a sfiorare complessivamente gli 8 milioni di casi. Una situazione che non lascia altra scelta ai consorzi del vino di riprogrammare il calendario delle Anteprime, che già da gennaio avrebbero dovuto inaugurare il nuovo anno.

Niente Anteprime invernali

La prima anteprima a slittare è quella di Grandi Langhe: la sesta edizione era stata annunciata per il 31 gennaio e il primo febbraio a Torino, ma il Consorzio di Tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha appena annunciato il rinvio al 4 e 5 aprile, sempre in presenza, sempre a Torino, negli spazi dell’Ogr (Officine Grandi Riparazioni). Anche lo scorso anno era saltata sia l’Anteprima classica sia il nuovo format Grandi Langhe On the Road 2021 che prevedeva un tour in tutta Italia a bordo del wine truck della Regione Piemonte.

Nuove date anche per Anteprima Amarone organizzata dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella che sarebbe dovuta andare in scena il 4 e il 5 febbraio a Palazzo della Gran Guardia di Verona, con focus sull’annata 2017 e con due convegni dedicati al settore Horeca. Si terrà, invece, nel mese di giugno (date da definire) con lo stesso programma già previsto, a cui si aggiungeranno eventi speciali dedicati al re della Valpolicella. “Vogliamo tornare in presenza e vogliamo farlo nel migliore dei modi” ha detto il presidente del Consorzio, Christian Marchesini “lo dobbiamo ai nostri produttori e a una denominazione che nel 2021 ha registrato una stagione importante sul fronte delle vendite. Per questo a febbraio, assieme a Nomisma Wine-Monitor, presenteremo un focus di mercato sulle performance di Amarone, Ripasso e Valpolicella in Italia e nel mondo”.

Non ha voluto rischiare neppure la Toscana: dopo vari incontri tra Consorzi e Regione è arrivata la decisione di spostare le Anteprime Toscane al mese di marzo, poco prima di ProWein, dal 19 al 25 marzo (erano previste dal 12 al 18 febbraio). “Dopo esserci consultati” ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi “alla luce del momento ancora di emergenza che stiamo vivendo e che ci auguriamo possa allentarsi nei prossimi mesi, abbiamo deciso di rimandare questo appuntamento che per la sua importanza è giusto si debba svolgere in tempi di maggiore tranquillità”.

Discorso che non riguarda il Consorzio del Brunello di Montalcino che già nei mesi scorsi si era sfilato dalla collettiva regionale e che, giocando d’anticipo, ha già archiviato con successo la prima edizione “indipendente” di Benvenuto Brunello nel mese di novembre. Una mossa che non ha a che fare con la questione Covid (anche se la scelta del mese di novembre ha premiato il Consorzio e ha evitato eventuali riprogrammazioni), ma con la volontà di essere sul mercato e presentare la nuova annata in tempo per le vendite di fine e inizio anno.

In questo riassestamento del calendario vitivinicolo nazionale si collocano anche le date delle principali manifestazioni siciliane: Sicilia en Primeur che, come può anticipare Tre Bicchieri, si svolgerà dal 27 aprile al 1° maggio e Contrade dell’Etna, già annunciato dal 2 al 4 aprile. Edizione, quest’ultima, che per la prima volta si svolgerà al Sicilia’s Picciolo Golf di Castiglione di Sicilia e che sarà dedicata al suo ideatore Andrea Franchetti, recentemente scomparso.

Confermate le date di febbraio per Wine Paris & Vinexpo Paris

Ma cosa succederà agli altri eventi e alle grandi fiere di settore internazionale? Al momento non sembrano esserci scossoni particolari. La Francia ha messo le cose in chiaro: nel rispetto delle regole di prevenzione dei contagi, Wine Paris & Vinexpo Paris si farà, come previsto, dal 14 al 16 febbraio al Paris Expo, Porte de Versailles. Attesi circa 2.800 gli espositori da 32 diversi Paesi, per una tre giorni che vedrà ovviamente la Francia ben rappresentata in ogni sua regione. E ci sarà anche il Gambero Rosso con la Tre Bicchieri Experience (15 febbraio). Lo sforzo degli organizzatori è importante, considerando che è da due anni circa che non si tiene una fiera del vino a Parigi proprio a causa della pandemia.

Per gli esponenti del trade, la formula è consolidata: masterclass e degustazioni di alta qualità, conferenze multi-format con esperti e aree sugli argomenti più popolari. Con Be Spirits si parlerà di alcolici e mixology, con Wine Tech Perspectives di innovazione e digitalizzazione, con La Nouvelle Vague ci sarà spazio per giovani e talentuosi produttori di vino. E anche Parigi si appresta ad accogliere gli ospiti, dai trasporti agli hotel, dai bar ai ristoranti che saranno aperti per una serie di eventi collaterali nei quartieri della capitale francese che gli organizzatori sveleranno nelle prossime settimane.

Nessuno spostamento per ProWein e Vinitaly

Cosa succederà a ProWein e Vinitaly?

Ancora presto per capire cosa succederà in primavera. Tuttavia, anche se secondo gli scienziati il picco della diffusione del virus dovrebbe avvenire nei mesi di gennaio e febbraio, ci sono buone probabilità che ProWein (calendarizzata per il 27-29 marzo) decida di spostarsi in avanti. Secondo quanto scrive Winenews potrebbe essere maggio il mese prescelto. Al di là della data, si tratterebbe di un ritorno dopo due anni di stop, con tre padiglioni in più, per un totale di 13 (per l’Italia ben 3 padiglioni, al pari dei padroni di casa) e con un protocollo speciale, definito PROTaction, basato sul principio 3G (apertura solo per vaccinati, guariti o testati negativi) e sulla regola 1,5 (1 persona per 5m²), grazie allargamento dei corridoi tra i vari stand fino a quattro o sei metri (anziché tre metri). “In linea di principio” aveva spiegato nelle settimane scorse Michael Degen, executive director di Messe Düsseldorf “è come nei vigneti, ove la distanza tra i filari venisse aumentata per ottimizzare la ventilazione delle viti. In questo modo creiamo il necessario equilibrio tra le distanze minime richieste dalla pandemia ed una sufficiente elevata frequenza di visitatori”.

Al momento, invece, non sembra in discussione la 54esima edizione di Vinitaly, prevista dal 10 al 13 aprile, che nel mese di ottobre, ha già realizzato la sua anteprima, la Special Edition. Intanto, però, Veronafiere ha preferito spostare in avanti gli eventi – agricoli e non – dei mesi invernali, tra cui anche la 115esima edizione di Fieragricola (International Agricultural Technologies Show), inizialmente prevista dal 26 al 29 gennaio e riprogrammata dal 2 al 5 marzo 2022.

Rinviato l’esordio del salone Distillo

Salta, invece, il debutto di Distillo, la nuova manifestazione milanese dedicata al fenomeno delle microdistillerie. Dopo la presentazione dello scorso anno, la prima edizione, inizialmente fissata a inizio febbraio, slitterà al mese di maggio (17 e 18) e sarà ospitata alle Officine del Volo, edificio post-industriale in via Mecenate. Annunciata anche la presenza di otto produttori di alambicchi, su un totale di espositori superiore alle 40 unità. L’obiettivo è portare a Milano appassionati e curiosi da diversi Paesi dell’Europa meridionale, sancendo la ripartenza del settore dopo i mesi difficili dovuti all’emergenza Covid.

“In oltre un anno di attività, a partire dalla Conferenza sulla distillazione artigianale di ottobre 2020” spiegano gli organizzatori, Claudio Riva e Davide Terziotti di Craft Distilling “siamo riusciti a confezionare una manifestazione mai fatta prima in Italia, con la partecipazione di tanti espositori e un numero record di produttori di alambicchi. Tuttavia, riteniamo, vista l’evoluzione della pandemia, la segnalazione di tanti focolai e la rapida crescita dei contagi, che la sicurezza e la tranquillità degli espositori, dei visitatori e del personale sia la cosa più importante, al di là delle normative attuali che permetterebbero lo svolgimento di Distillo. La scelta comporta sicuramente dei sacrifici, tuttavia crediamo che lo spostamento di di qualche mese possa garantire una migliore sicurezza e, di conseguenza, un maggior successo”.

Slittano anche Sigep e Bit

Non solo vino. Insieme alle Anteprime delle principali denominazioni e a un’altra miriade di eventi previsti nel primo bimestre dell’anno, anche le manifestazioni del food hanno deciso di ricollocarsi nel resto dell’anno. È il caso della 43esima edizione del SigepSalone Internazionale della Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianali e Caffè che, previsto inizialmente a gennaio, ha preferito virare sulla primavera (12-16 marzo) nel quartiere Fieristico di Rimini. Slittamento anche per la Borsa Internazionale del Turismo, anch’essa in calendario a gennaio e riprogrammata – causa Covid – dal 10 al 12 aprile a Fiera Milano City.

Fiere vino. Il nuovo calendario vitivinicolo 2022

  • 14-16 febbraio Wine Paris & Vinexpo Paris
  • 19-25 marzo Anteprime Toscane:
    19 marzo PrimAnteprima
    20 marzo Chianti Lovers
    21-22 marzo Chianti Classico Collection
    22-23 marzo Anteprima Vernaccia di San Gimignano
    23-24 marzo Anteprima Vino Nobile di Montepulciano
    25 marzo Anteprima l’Altra Toscana.
  • 2-4 aprile Contrade dell’Etna
  • 4-5 aprile Grandi Langhe
  • 10-13 aprile Vinitaly
  • 27 aprile – 1 maggio Sicilia en Primeur
  • maggio ProWein
  • 17-18 maggio Distillo
  • giugno (date a definire) Anteprima Amarone

a cura di Loredana Sottile

 

Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 13 gennaio 2022

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Prodotti e mercato bio in Danimarca

La Danimarca ha la più alta quota di mercato di prodotti biologici al mondo: un mercato in crescita con i prodotti più popolari per i consumatori danesi, dai latticini alle uova, dalle farine d’avena e di frumento alla frutta. La propensione al bio dei consumatori danesi è molto alta e questo trascina anche il mondo della produzione che punta sempre più alla coltivazione organica che lo scorso anno ha toccato una quota del 20% sul totale. Il mercato biologico in Danimarca è il più grande al mondo: già tre anni fa gli alimenti biologici erano il 12% del mercato al dettaglio totale. Qualche esempio: un litro su tre di latte acquistato dai consumatori danesi è biologico; ed è biologico un litro su due di latte consumato dagli alunni nelle scuole danesi. La produzione di uova biologiche rappresenta il 25% della produzione totale. La propensione al consumo interno si proietta anche sulle esportazioni biologiche che sono maggiormente di prodotti lattiero-caseari, carne suina, pesce, frutta e verdura.

La Danimarca è stato il primo paese al mondo a introdurre regole per la produzione biologica, a sviluppare standard biologici nazionali e a lanciare un’etichetta biologica. La Danimarca è anche il primo paese al mondo ad aver introdotto l’obiettivo del 60% di prodotti biologici nelle cucine del settore pubblico. La produzione biologica danese si basa su quattro principi: ecologia, salute, equità e cura. Sono stati formulati dall’Organizzazione Internazionale del Biologico, Ifoam e forniscono la base per i produttori biologici e il loro modo di pensare e agire. Costituiscono anche la base delle leggi e delle norme che regolano la produzione biologica. Particolare attenzione è rivolta al contenimento delle emissioni, al benessere animale, all’origine naturale degli ingredienti e alla valutazione nutrizionale del cibo.

Prodotti bio danesi. Cena-degustazione con Gambero Rosso

Presso l’Ambasciata di Danimarca, lo scorso 25 ottobre, la Gambero Rosso Academy ha proposto una cena con interessanti abbinamenti legati ai prodotti bio selezionati dal The Danish Agriculture & Food Council in stretta collaborazione con produttori biologici e attenti all’ambiente della Danimarca, che si sono mescolati in maniera armonica con altri ingredienti della tradizione italiana. In degustazione, come aperitivo: Formaggio Naturmaelk in carrozza con salsa ai lamponi; primo piatto: ruota ai tre pomodori con organic liquid Basilic di Northern Greens; per secondo: polpo rosticciato, la sua salsa e maionesi di verdure firmate Gasa Nord Grønt cotte a bassa temperatura; per dessert: mousse ai frutti rossi con barretta by Rawbite. Presentate anche le caramelle gommose di Sweet Intentions: snack da frutta biologica, senza conservanti, coloranti e dolcificanti.

Prodotti bio danesi. L’intervista

Parla Mads Klinge, Market Consultant del Danish Agriculture & Food Council e ci spiega come la Danimarca punta al mercato italiano e con quali strategie il suo Paese si approccia al biologico.

Quali sono i prodotti di punta danesi con cui conquistare il mercato bio italiano?
Storicamente in Danimarca, i prodotti bio più richiesti dai consumatori sono frutta, verdura e prodotti lattiero-caseari come latte e latticini. Tuttavia, c’è grande interesse per prodotti bio come formaggi, carne e verdure fresche: in Italia questa domanda è in crescita, credo anche perché i prodotti biologici possono raggiungere un livello di gusto che si sposa molto bene con la cucina italiana. L’evento presso la residenza dell’ambasciatore danese lo ha dimostrato.

Quali i punti di forza per cui scegliere Danese?
La fiducia che sa attirare a sé il mercato biologico danese. La Danimarca è stata un pioniere nel settore degli alimenti biologici per oltre 30 anni. Si è creata una simbiosi tra le scelte politiche, il lavoro degli agricoltori e le richieste dei consumatori: ciò ha permesso la costruzione di una vera e propria roccaforte danese sul fronte della produzione biologica. Questo è “il modello danese”. Molti agricoltori in Danimarca sono orgogliosi di produrre prodotti biologici di altissima qualità e questo ha dato i suoi frutti. Ad esempio, il caseificio danese Arla è il più grande caseificio biologico del mondo e Friland è il più grande produttore mondiale di carne suina biologica

Puntate maggiormente al consumo al dettaglio o alla ristorazione?
In Danimarca siamo orgogliosi di dire che abbiamo una grande esperienza sia con i consumatori al dettaglio che con la ristorazione. Entrambi i mondi sono parti integrate del mercato bio danese. Nella ristorazione, in Danimarca, abbiamo un’etichetta per la cucina biologica che mostra la percentuale di prodotti biologici utilizzati: Oro (90-100% biologico), Argento (60-90% biologico) e Bronzo (30-60% biologico). Questo è solo un esempio per evidenziare come l’intera catena alimentare lavori insieme convincere il consumatore a scegliere biologico, consapevolmente, sia al supermercato che al ristorante.

Quali strategie per il mercato italiano?
Vogliamo rafforzare consapevolezza e fiducia verso i prodotti biologici di qualità dalla Danimarca: sono ingredienti che parlano da soli, come ha dimostrato l’evento presso l’ambasciata danese a Roma in cui è stato realizzato un menu italiano con prodotti bio danesi. È importante che i consumatori abbiano la possibilità di acquistare e provare prodotti biologici di grande qualità, che abbiano ottimo gusto e che rispettino il benessere animale: questi, per citarne solo due, sono punti centrali della produzione biologica danese. Sappiamo che sono tutti fattori importanti per i consumatori italiani esigenti.

Leggi anche Sostenibilità alimentare. Gli obiettivi della Danimarca, dagli sprechi alla dieta vegetale

The Danish Agriculture & Food Council – agricultureandfood.dk

 

Scopri il programma Lezioni di Farina su Gambero Rosso Channel

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

Pronti per il secondo weekend del nuovo anno? Per questo fine settimana torna L’Arte in cucina, sabato alle 14.35 con la puntata dal titolo Sangue argentino. Ritratto di Chef ci porta a conoscere Davide Di Fabio (dalle 16.30 alle 17.30). Alle 10.30 e alle 18.00 torna Eleonora Baldwin con le sue Lezioni di farina con la puntata dedicata alla farine biologiche. L’appuntamento con Donne Vincenti, alle 18.30, è dedicato a Isabella Potì. Alle 19.30 per Viaggi di Spirito Julian Biondi ci porta a Firenze.

La domenica l’appuntamento è con Vito e i suoi, dalle 7.00 alle 8.00 per preparare cotoletta alla bolognese, zuppa inglese. Alle 9.00 il Ritratto di chef  è dedicato a Martina Caruso, alle 16.29 alle 17.00 Davide Di Fabio In tarda mattinata tornaPeppe Guida in Salumi da Re con una puntata dedicata al canossello e mortadella (alle 11). Eleonora Balwin con le sue Lezioni di farina alle 18 ci parla di selezione climatica. Alle 12 e alle 18.30 Donne Vincenti ci fa incontrare Aurora Mazzucchelli.

I programmi del weekend

 

 

LEGGI Versione stampabile

  • CALENDARIO – Dalle Langhe alla Toscana le Anteprime slittano in primavera. Confermate le grandi fiere internazionali
  • L’INTERVISTA – Gli Usa sostengono la crescita di Zonin1821. Il bilancio con il ceo Pietro Mattioni
  • UE – Il Cancer Plan continua a preoccupare il settore vitivinicolo: chiesto incontro con il ministro Patuanelli
  • VENDEMMIA – Dal 2022 in vigore i nuovi limiti sulle rese dei vini generici. Ecco che cosa dice il decreto
  • CONSORZI – Piemonte Land perde Barolo e Roero: pesa il nodo rappresentatività. La Regione prova a mediare
  • FOCUS – Per la DOC Lugana un 2021 da 27 mln di bottiglie: è tra le denominazioni che crescono di più in Gdo
  • DEAL – Prima espansione all’estero per Santa Margherita: acquisita Roco Winery in Oregon
  • FINE WINE – Oeno Group scommette sul Belpaese e sceglie Gorelli. Nuovi italiani entrano nell’indice Liv-ex
  • ESTERI – In Uk oltre la metà dei wine drinker è over 55. Giovani attratti da nuovi formati e low alcol
Londra

Uk: identikit del consumatore di vino

Tra Covid e Brexit l’anno appena trascorso non è di certo stato uno dei più semplici per il mercato inglese del vino, e gli strascichi resteranno anche per il 2022. Tra i trend già in corso che si sono imposti nell’ultimo anno, appare inarrestabile l’invecchiamento della popolazione dei bevitori abituali. Il risultato, secondo l’analisi Wine Intelligence è che il 56% dei wine drinker è costituito da over 55 (con ben il 36% di over 65, in crescita di 14 punti percentuali negli ultimi 10 anni) e solo il 15% è under 34 (la fascia 18-24 anni non va oltre il 5%).

Uk. Vino e giovani: un rapporto difficile

Come mai? Probabilmente è stata proprio la pandemia ad allontanare i consumatori più giovani dalla categoria del vino e a spingerli verso altre bevande, poiché tradizionalmente i consumi di vino in Uk sono legati a contesti sociali e luoghi commerciali che, in questi mesi, sono venuti meno. Ma c’è da considerare anche il crescente interesse per la salute e il benessere che potrebbe aver contribuito alla contrazione della popolazione che consuma regolarmente vino e alla sua distribuzione per età. Rispetto ai consumatori più anziani, è molto più probabile che la Gen-Z (età legale per bere) e i Millennial si astengano del tutto dall’alcol o ne moderino attivamente il consumo. Questo fenomeno stimola anche la domanda di prodotti analcolici e a basso contenuto di alcol ed è probabile che continuerà a plasmare gradualmente il mercato nei prossimi anni.

Tendenze e preferenze: canali di vendita e formati di vino in UK

A livello di vendite, la preferenza di canale è rimasta sostanzialmente simile nell’ultimo anno, con poche eccezioni. Dopo una spinta legata al Covid nel 2020, l’uso dell’e-commerce è rimasto stabile, con il consolidamento dei siti web di supermercati e produttori di vino e con le app di consegna che guadagnano terreno. Mentre stanno diventando sempre più popolari i formati di imballaggio alternativi, soprattutto tra i più giovani. A tal proposito, il vino in lattina è l’astro nascente, grazie alla crescente offerta e al miglioramento della qualità. Più di 1 consumatore su 10 di età compresa tra 18 e 34 anni ha ricordato di aver acquistato vino in lattina negli ultimi sei mesi, tre volte di più rispetto a chi ha più di 55 anni e il doppio rispetto al normale bevitore di vino medio del Regno Unito. Secondo Wine Intelligence, questo trend è destinato ad affermarsi, spinto soprattutto dalle pressioni sulla sostenibilità.

Infine, un occhio alla produzione locale che continua a crescere, beneficiando del desiderio diffuso nell’era Covid di acquistare e supportare le imprese locali. I dati Iwsr prevedono per lo spumante inglese un tasso di crescita annuo del 4% dal 2021 al 2025.

Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 13 gennaio 2022

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Parità di genere - illustrazione di Ilenia Tiberti

La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l’intervista a Dominga Cotarella, Direttore Marketing e Commerciale di Famiglia Cotarella.

Dominga Cotarella_ph Andrea di Lorenzo
Foto di Andrea di Lorenzo

Intervista a Dominga Cotarella

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

Sinceramente non ho mai visto l’essere donna come un ostacolo né ho avuto grandi impedimenti a riguardo. L’imprenditoria femminile nel mondo del vino sta crescendo e, mi sento di dire, con ottimi risultati. Sicuramente c’è ancora molto da fare ma ho avuto la fortuna di avere la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto: per me Famiglia Cotarella è stata una vocazione grazie alla passione che mi hanno trasmesso mio padre Riccardo, mio zio Renzo e le mie amate mamme.

Quindi nessun tipo di ostacolo?

Quando ho letto scetticismo o dubbio negli occhi di chi mi giudicava incapace di gestire l’azienda solo perché donna – tra le altre cose bionda, spesso sinonimo di stupidità – ho fatto leva sulle mie competenze e sul sentimento di appartenenza. Sono anche convinta che gli ostacoli siano delle prove che bisogna superare per crescere, migliorarsi e prendere la strada che si desidera. Ne è stato un esempio la pandemia che ho vissuto anche come un momento di riflessione e ripartenza, in qualche modo. Il mio incarico è frutto di duro lavoro e tanta, tantissima passione

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

La mia è una squadra al 95% al femminile. Da sempre sostengo quanto sia importante fare rete tra noi donne e, nel mio piccolo, cerco di coinvolgere, sostenere e incoraggiare altre donne per fare progetti insieme, siano queste donne affermate, colleghe o persone semplici che incontro nel mio cammino.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Oggi più che un tempo le donne devono essere tante cose insieme: professioniste impegnate, mogli, fidanzate, mamme, single brillanti, cuoche sopraffine e perfette padrone di casa. Per una donna è più complicato fare carriera, perché mancano servizi pubblici adeguati che agevolino la vita quotidiana. Si potrebbe iniziare con il modulare e rendere più flessibili i tempi e gli orari delle scuole, per esempio, oppure dare strumenti di sostegno per l’organizzazione della giornata..

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

Credo che il mondo maschile sia consapevole delle capacità delle donne nel mondo del lavoro. Infatti chi sceglie di investire su di noi solitamente poi non torna indietro, anzi, sempre di più vedo donne ai vertici o team al 100% femminili che dimostrano che siamo capaci quanto, se non più, di un uomo. Quindi direi di provare per credere.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Non smettere mai di credere in ciò che si fa, confrontarsi, creare alleanze e osare sempre. Malgrado sia nata in una posizione privilegiata, ho dovuto, con le mie sorelle Marta ed Enrica, lottare per arrivare dove siamo oggi, non solo come azienda ma anche per l’Accademia Intrecci e Fondazione Cotarella, due progetti che non erano propriamente compresi inizialmente dalla prima generazione. Credo però che abbiamo dimostrato con concretezza e coerenza che impegno e passione portano a raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Il mio rapporto con la stilista Elisabetta Franchi, è basato sulla stima reciproca e il desiderio di fare qualcosa insieme senza gelosie e rivalità. Anzi, condividiamo progetti e contatti, eventi e compleanni! Non è un caso che da qualche mese siamo entrate in contatto con Elena Alberti, Managing Director e CFO della Penske Automotive Italy, con cui stiamo pensando a un nuovo concept che veda coinvolti i tre ambiti in cui operiamo, vino, moda e motori, tre colonne portanti del Made in Italy.

illustrazione di Ilenia Tiberti

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gucci giardino 25 foto apertura

Se fosse un romanzo lo si potrebbe intitolare “quel pasticciaccio brutto di Piazza Signoria”: in effetti che un gruppo grande e strutturato come Gucci si faccia sfuggire la notizia di una nuova apertura non è cosa da tutti i giorni, eppure nel mondo dell’informazione possono capitare anche cose del genere. Ed ecco dunque che il nuovo progetto della  maison fiorentina, già da qualche anno attiva nel mondo della ristorazione con la collaborazione con Massimo Bottura, viene annunciato al mondo non tramite un’inaugurazione o un comunicato stampa, bensì per via di un passaggio di informazioni imprevisto in un momento di particolare pressione, alla vigilia della ripartenza di Pitti, e probabilmente pensando di lanciare il bar proprio ospitando qualche evento “fuori salone” della kermesse fiorentina. Così hanno mandato l’informazione dell’apertura del primo cocktail bar firmato Gucci alla stampa fashion senza pensare che in molte testate le redazioni internamente si parlano e si trasmettono gli aggiornamenti di reciproca competenza. Ebbene sì, perché la notizia è questa: dopo Tokyo e Los Angeles gli investimenti gastronomici del marchio con la G tornano a casa, e a Firenze aprirà Gucci Giardino 25, primo cocktail bar del gruppo.

La storia di Gucci Osteria

Inaugurato nel 2018 Gucci Osteria è stato subito un progetto di caratura mondiale: se già l’apertura da parte della casa di moda di un proprio museo nella piazza più importante di Firenze sarebbe stata informazione capace di smuovere la stampa estera, il fatto che al suo interno ci fosse un ristorante firmato da Massimo Bottura non poteva non rendere la notizia da prima pagina. Dietro i fornelli fin dall’apertura vi si trova la giovane chef messicana Karime Lopez, capace di contaminare la cucina del suo paese con quella italiana e nipponica. Un successo che le è valso in pochissimo tempo grandi riconoscimenti. Ma l’ambizione di questo tandem vincente non si è ovviamente fermata qui, e negli anni seguenti abbiamo visto l’operazione essere ripetuta con successo sia negli USA (a Los Angeles dove ha appena conquistato una stella Michelin) sia in Giappone a Tokyo.

Gucci Giardino 25. Cosa sappiamo di questa nuova apertura?

Le informazioni fuoriuscite dal gruppo sono parecchie, ma non tutte corrette. Partiamo da quelle sicure: Gucci sta per aprire un caffè e cocktail bar al civico 37 rosso in Piazza della Signoria a Firenze, a fianco del proprio ristorante e museo, e il nome del progetto è Gucci Giardino 25. Queste informazioni, oltre a essere scritte nel comunicato stampa incriminato, quello inviato alle redazioni fashion, sono anche constatabili a occhio nudo per chiunque passi in loco. Sappiamo anche il perché della scelta del nome: il numero 25 è caro al direttore creativo di Gucci che ne ha fatto un talismano, un portafortuna che non a caso è motivo ricorrente nelle sue creazioni, mentre l’appellativo “giardino” viene dal negozio di fiori che una volta occupava il locale, caro ai fiorentini per la gestione di Maurizia Venturi, fioraia nota nella città del giglio.

Gucci giardino 25 foto interna

Stile, orari e proposte di Gucci Giardino 25

Nonostante circoli soltanto una foto al momento, già si intuisce il mood interno del locale: grandi travi al soffitto, pavimento in parquet a intarsi, color senape nel banco bar e pelle blu pavone per i grandi divani, in un insieme che riprende nei colori e in alcuni arredi lo stile già noto dell’osteria. Non a caso i due condivideranno anche alcuni spazi, quelli posti sull’esterno.

Sappiamo inoltre anche già chi sarà dietro al bancone di Gucci Osteria: si tratta di Martina Bonci, bartender molto conosciuta in città, che conclude la sua pluriennale collaborazione con Gesto per spostarsi alla corte dell’alta moda. Una scommessa vinta in partenza visto che la Bonci si è dimostrata già una grande professionista sia dietro il bancone sia nella gestione manageriale dei locali, ma che è arrivata dopo una lunga selezione che ha coinvolto bartender cittadini e non solo. Negli ultimi mesi pare che molti nomi grossi di Venezia, Milano e addirittura di Londra siano passati da queste parti per discutere di idee, di salari e di possibilità di sviluppo del format.

L’orario di apertura per ora reso noto dovrebbe essere dalle 8 del mattino alla una di notte, rendendo il bar un locale multifunzionale anche se trainato dalla miscelazione, con una proposta che dovrebbe coprire dalla colazione al dopo-cena, comprendendo anche una linea di cucina che riprenderà quella del ristorante. Se però sappiamo che la proposta food sarà di ispirazioni messicane e giapponesi, una delle poche informazioni che non sono state divulgate è la proposta cocktail che vi sarà presentata.

Gucci Giardino 25. Quello che non sappiamo

Nella fretta di accaparrarsi gli spazi sulle testate che dovevano andare in stampa prima di Pitti, è stato scritto nel comunicato messo in circolazione che l’inaugurazione e l’apertura sarebbe stata in gennaio, notizia poi ripresa da molta stampa cittadina o di settore. Di questo si può dare sicura smentita, il bar non vedrà la luce nel mese in corso per ritardi causati dalla pandemia. Come già detto le informazioni sulla drinklist e sulla tipologia di proposta non sono ancora state rese note, ma ormai sembra questione di poco: i tempi tecnici necessari per mettere a punto ogni dettaglio della proposta. Proprio per questo la storia di questa fuga di notizie può apparire così paradossale e al contempo così affascinate. Perché sarà anche un “pasticciaccio brutto” ma come cantava De Andrè “dai diamanti non nasce niente…”, e trattandosi di un Giardino non possiamo non augurarci che una partenza così, sia di buon auspicio per far “nascere i fior”.

Gucci Giardino 25 – Firenze – piazza della Signoria, 37 r

a cura di Federico Silvio Bellanca

Scopri la gara di pudding per la Regina

La gara di pudding per i 70 anni al trono della Regina

Non c’è niente di più British di un buon pudding, la quintessenza della cucina inglese, immancabile anche per le celebrazioni di Sua Maestà Elisabetta II. È infatti tradizione per la monarca festeggiare gli anni al trono con un tipico pudding, quest’anno creato appositamente da… chi vincerà il concorso! In occasione del suo Platinum Jubilee, la famiglia reale ha dato vita a una partnership con Fortnum and Mason, la sala da tè che ha fatto la storia dell’afternoon tea, e l’ex giudice di Great British Bake Off Mary Berry, che insieme hanno creato la competizione. Un dolce cucito su misura per The Queen in persona, proprio come era successo con la ricetta del coronation chicken, un’insalata di pollo fredda condita con una salsa a base di maionese, erbe e spezie, preparata per la prima volta in occasione della sua incoronazione nel 1953.

Come funziona il contest di pudding

Poche ma ferree le regole da seguire per chi volesse partecipare al contest: deve essere una ricetta buona, naturalmente, ma soprattutto adatta ai pasticceri amatoriali casalinghi. Niente budini eccessivamente eleganti, regali o sfarzosi, ma creazioni che rispecchino in pieno l’animo del pudding: essenziale, povero, semplice e golosissimo. E, ovviamente, deve essere dedicato alla Regina! Le iscrizioni sono anonime e il dessert deve rientrare nella categoria dei pudding, che secondo Fortnum and Mason esclude tutte le torte morbide ma non le pies con base brisé, che sono invece accettate così come il pan di Spagna cotto al vapore per creare gli sponge pudding. Fra i primi candidati che hanno già aderito, si trovano ricette originali come l’iPad di gelatina dove è raffigurata una scena da The Crown, una Range Rover di zucchero filato in onore del Principe Filippo, e anche un trifle – il tipico dolce inglese fatto con strati di pan di Spagna, crema e frutta – con uno strato mancante a simboleggiare Harry.

Le celebrazioni per i 70 anni

Le celebrazioni avverranno dal 2 al 5 giugno 2022, un lungo weekend di festa che culminerà con l’elezione del pudding vincente. Di tutte le persone in gara – chiunque può partecipare – solo cinque arriveranno in finale, presentando i loro dolci al panel composto da Mary Berry, Monica Galetti (chef e giudice di Masterchef), e lo chef di corte di Buckingham Palace Mark Flanagan. La ricetta sarà poi resa accessibile anche al pubblico, e sarà presente durante i pranzi del giubileo. Un bel traguardo per gli aspiranti pasticceri e appassionati di cucina, che potranno passare alla storia come gli ideatori del pudding di Elisabetta II d’Inghilterra!

a cura di Michela Becchi

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