Pastry Bit Competition Leonardo Di Carlo

Squadra che vince non si cambia: dopo la Pizza Bit Competition nel 2021, che ha visto l’adesione di oltre 400 pasticceri professionisti in gara a partire da febbraio di quest’anno, è il turno di pensare al lato dolce della gastronomia. Nasce così una nuova competizione firmata Molino Dallagiovanna che rilancia il progetto di quest’estate confermando la partnership con il Gambero Rosso, avvalendosi – in più – anche della collaborazione con il maestro Leonardo Di Carlo, pioniere della Pasticceria Scientifica, che consente di standardizzare processi e risultati.

Leonardo Di Carlo

Pastry Bit Competition

Gennaio, tempo di nuovi inizi, progetti e buoni propositi. Per i pasticceri professionisti che hanno voglia di mettersi in gioco, il mese si apre con le iscrizioni per la Pastry Bit Competition , la gara che Molino Dallagiovanna ha ideato per i maestri dell’arte dolce con la collaborazione di Gambero Rosso come media partner. Centottanta i pasticceri di tutta Italia ai nastri di partenza che da maggio 2022 si contenderanno il titolo di Dallagiovanna Pastry Ambassador 2024, volto ufficiale del Molino per il settore pasticceria in Italia e nel mondo in occasione di fiere ed eventi. Ma per essere il volto del Mulino, non basta saper fare buoni dolci: occorre infatti anche applicare un metodo di lavoro intelligente che sappia combinare fantasia, creatività, abilità tecnica, ottimizzazione di spazi, tempi e risorse, semplificazione dei processi, sapendo così incarnare l’idea di una pasticceria smart e moderna.

Millefoglie Pastry Bit Competition

Come partecipare alla gara

Partecipare è gratuito e molto semplice: basta accedere al sito di Molino Dallagiovanna nella sezione dedicata all’iniziativa e compilare l’apposito form. Prima tappa del contest, a maggio 2022, con le 9 gare regionali cui parteciperanno 20 pasticceri a tappa, pronti a sfidarsi nella preparazione della millefoglie, seguiranno poi 3 semifinali tra gennaio e febbraio 2023, in località sciistiche in Valle d’Aosta, Trentino e Lombardia, nelle quali si confronteranno i 27 professionisti selezionati sulla Cake. In questa occasion, alla giuria di esperti si affiancherà una giuria popolare. La finale sarà in due momenti distinti: a giugno 2023 in CAST Alimenti tema della gara sarà un dolce lievitato da colazione fritto e non sfogliato, e a settembre presso la sede del Molino sul panettone.

Krapfen Pastry Bit Competition

Molino Dallagiovanna e Gambero Rosso insieme

A giudicare i pasticceri in gara nelle varie tappe sarà una giuria qualificata composta da esperti e giornalisti del settore, tra cui i professionisti del Gambero Rosso. In occasione delle semifinali e della finale, Molino Dallagiovanna, a giudicare le preparazioni dei concorrenti, anche il testimonial della Pastry Bit Competiton Leonardo di Carlo.

 

https://www.dallagiovanna.it/pastry-bit-competition

Le iscrizioni sono aperte fino al 31 marzo 2022

Parità di genere - illustrazione di Ilenia Tiberti

La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l’intervista a Enrica Onorati, Assessora all’Agricoltura, Foreste, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo e Pari Opportunità della Regione Lazio; promotrice, tra le altre cose, del Bonus Lazio Km0.

Enrica Onorati

Intervista a Enrica Onorati

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

È indubbio che il settore da cui provengo, quello dell’agricoltura e dell’allevamento, sia a prevalenza maschile, ma è altrettanto vero quanto il ruolo delle donne sia profondamente mutato rispetto alle passate epoche patriarcali. È vero siamo ancora in numeri limitati rispetto al potenziale che potremmo avere, ma spicchiamo perché brillanti e con ottime capacità imprenditoriali.

Comunque gli ostacoli che posso dire di aver incontrato lungo il mio percorso hanno sicuramente avuto una matrice culturale, da un lato legata al fatto che sia una donna, dall’altro dovuta anche alla mia giovane età quando ho iniziato a lavorare in questo settore. Entrambi hanno pesato all’inizio e sono ancora ora, tempo in cui nel settore agricolo sono impegnata in politica e in una istituzione, i due fattori ostativi e preclusivi da parte di una sparuta minoranza di interlocutori.

Il compito che ognuno di noi ha – perché i cambiamenti nascono dall’insieme dei comportamenti individuali – è di contrastare con ogni mezzo gli stereotipi che sono alla base della disparità di genere, gettando discredito aprioristico sulle donne.

In quale modo è riuscita a superarli e a raggiungere il suo attuale incarico?

In tutta sincerità, non sono io a dover superare ostacoli che vivono altri, perché la limitazione culturale nel voler trovare nel diverso una diminutio non è facile da risolvere. Certamente il mio esempio come donna nell’agricoltura e nelle istituzioni può aiutare a superare gli stereotipi, ma da solo non basta perché, come dicevo prima, è necessario un nuovo atteggiamento culturale che parte dai singoli per poi divenire fattore comune di una società.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Il credere moltissimo negli esempi da cui lasciarsi ispirare mi porta sicuramente a voler stimolare un approccio condiviso e condivisivo nella gestione delle politiche per la parità di genere e le pari opportunità. Come Regione siamo impegnati su diversi fronti: la prevenzione, necessaria e fondamentale, con una corretta educazione sentimentale destinata ai giovani – penso per esempio al progetto “Io non odio” in collaborazione con Lazio Innova – e il sostegno alle donne vittime di violenza, perché possano rinascere attraverso i servizi antiviolenza e tutte le forme di supporto che mettiamo a loro disposizione, non solo per la fuoriuscita dalla violenza, ma anche per la costruzione di una nuova vita.

Proprio di recente, ho avuto il piacere di accompagnare le prime donne che hanno partecipato al progetto “Scelgo di essere. Libera!”, un corso di formazione e accompagnamento all’autoimprenditoria. L’obiettivo generale è costruire opportunità paritarie per tutte, a maggior ragione per coloro che hanno vissuto situazioni tanto complesse.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

La parità effettiva si costruisce a partire da: una maggiore solidità delle donne nel mondo del lavoro, la realizzazione di un sistema di welfare compiuto e la distribuzione paritaria del lavoro di cura fra uomini e donne. Questi sono i tasselli principali per restituire reali possibilità alle donne, affinché non debbano scegliere fra professione e maternità, costrette a vivere sotto il peso del lavoro di cura. Vanno create condizioni stabili per le donne. Il PNRR – Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è una base importante per un’inversione di rotta, ma deve rappresentare un punto di partenza per un lavoro continuativo e coerente che porti le donne ad avere reale cittadinanza nel mondo del lavoro, che costruisca una rete di servizi di sostegno alla cura e che liberi il tempo delle donne.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap?

Credo che anche in questo caso si tratti di una rivoluzione culturale, che come tale debba coinvolgere tutte e tutti. La sensibilità e l’empatia vanno stimolate a tutto tondo, non solo nel mondo maschile a mio avviso. Una società più giusta e dalla parte delle donne è alla base della costruzione di un Paese civile e democratico. In questo senso, chiama in causa tanto gli uomini quanto le donne. È un Paese diverso quello che abbiamo la responsabilità di costruire. Un Paese in cui le donne lavorano di più e in migliori condizioni, in cui la maternità deve essere conciliabile con la vita lavorativa, e dove il lavoro di cura non sia un tema che riguardi le donne, ma una società nel suo complesso. Tutto questo rappresenta un sovvertimento necessario sul piano culturale, sociale ed economico.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Le giovani generazioni sono in cammino verso il cambiamento, consapevoli della necessità di ridisegnare il presente. A loro, anche da futura madre, va il mio pensiero e incoraggiamento. Invito le ragazze a osare, perché, nonostante gli ostacoli che abbiamo nominato, il mondo è loro. Devono poter andare lontano, quanto l’immaginazione e la determinazione può portarle. Non c’è nulla che non possano fare. Ai ragazzi voglio consegnare un messaggio altrettanto importante, di non sentirsi messi in discussione dalla libertà e dalle capacità delle donne. Non è di stereotipi che si devono nutrire. Hanno una sfida che li attende, essere alleati e amici delle donne.

illustrazione di Ilenia Tiberti

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Scopri il libro di ricette ispirate ai film di Miyazaki

Miyazaki e il ruolo del cibo nei film

Storie toccanti e cibi appetitosi. La magia dell’artista Hayao Miyazaki risiede in questo, nella sua straordinaria capacità di raccontare storie senza tempo, creando personaggi complessi all’apparenza delicati e fragili, ma in grado di sfoderare tutta la loro tenacia al momento del bisogno. Una comunicazione delicata e intima, che si fa strada anche attraverso il cibo, che nelle sue opere diventa simbolo di interazione, crescita, conforto ma anche evoluzione. È per questo che gli autori Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua hanno scelto di dedicare un libro alle pietanze da lui messe in scena: “La cucina incantata. Le ricette tratte dai film di Hayao Miyazaki” (Trentaeditore), un ricettario che indaga il ruolo della cucina nelle opere dell’autore giapponese, “un cibo che si fa portatore di impegno, ringraziamento, emblema di affetto e solidarietà”. Ogni portata assume così un ruolo cardine nello sviluppo della storia, ora rassicurante, ora nostalgico, e ogni dettaglio “diventa un pretesto per saldare e trasmettere il forte legame tra gastronomia e memoria”.

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La magia del cibo nelle opere di Miyazaki

Impossibile guardare un film del regista senza rimanere incantati dalla bellezza della tavola. Anche il cibo è magia, del resto Miyazaki “è un mago, un incantatore capace di tradurre il suo e il nostro mondo interiore in un sorprendente linguaggio cinematografico, così come i poeti fanno con le parole”. E non è un caso che tutti i piatti presentati siano esteticamente invitanti, “pazienza e cura del dettaglio sono da sempre i suoi ingredienti imprescindibili”. Variopinti e allettanti, i cibi dei suoi film “rimandano all’ancestrale armonia del creato”. Nel libro si trovano le ricette più famose, nella versione tradizionale giapponese, nella variante occidentale e anche in quella vegetariana. In qualsiasi caso, la parola d’ordine è meraviglia, “il cinema, la cucina e la vita sono stupore”. Non mancano aneddoti e curiosità su alcune tradizioni nipponiche come il bentō, il box per il pranzo rappresentato ne “Il mio vicino Totoro”, un glossario di cucina giapponese, e brevi ma accurate descrizioni dei film presi in esame.

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Le ricette dei film di Miyazaki

Ci sono gli spaghetti di Lupin e Jigen e quelli di Nausicaä, tutti “conditi” da curiosità sulla produzione dei film. Per esempio, nell’85 la New World Pictures distribuì negli Stati Uniti “Warriors of the wind”, una versione inglese di “Nausicaä della Valle del vento”, accorciata di 22 minuti e con nomi diversi dei personaggi: Miyazaki non solo pregò gli spettatori di cancellare questa versione dalla loro memoria, “ma da quel momento in poi fece includere in tutti gli accordi di distribuzione all’estero delle proprie opere una clausola di ‘non modifica’”. Il ricettario continua con il nimono di Sheeta in “Laputa-castello nel cielo” dell’86, lo stufato tradizionale usato dal personaggio per ricreare il tepore casalingo perduto, “la presenza del cibo nel film non è mai casuale, poiché tende a stabilire sia la classe sociale dei personaggi sia il rapporto tra di loro”. E ancora lo sformato di aringhe e zucca di “Kiki – consegne a domicilio”, una delle opere in cui si dà più spazio al cibo, gli spaghetti all’Amatriciana con bacon del “Porco Rosso”, la pellicola che strizza l’occhio all’Italia, senza dimenticare la celebre colazione a base di uova e pancetta de “Il castello errante di Howl”.

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Tutte le forme del cibo de “La città incantata”

Capitolo a parte lo merita uno dei suoi capolavori più apprezzati: “La città incantata” del 2001, una condanna al consumismo in cui l’aspetto gastronomico assume “un valore di equilibrio, ma anche di identità”. Le pietanze qui sono “un mezzo attraverso cui i personaggi creano una connessione sentimentale, si rassicurano”. Chihiro è una bambina curiosa che sta per trasferirsi in un’altra città, ma il padre sbaglia strada e arriva in un luogo apparentemente disabitato, in realtà popolato da divinità che non vedono di buon occhio la presenza degli umani. Affamati, i genitori di Chihiro profanano il cibo degli dei lasciato incustodito e vengono per questo trasformati in maiali. La bambina trova conforto nel cibo, quello stesso cibo che diventa per altri una maledizione, come per Senza Volto, lo spirito di un fiume inquinato che viene ingozzato fino a non poterne più, straripando e travolgendo ogni cosa. Il messaggio di Miyazaki è forte e chiaro: “L’uomo potrà salvarsi soltanto se metterà un freno al proprio egoismo, solo se tornerà a un uso consapevole delle risorse offerte della natura”. Peccato di gola, voracità, eccesso ma anche salvezza: il cibo è tutto questo, una manna dal cielo per Chihiro, che riesce a mettersi in salvo proprio grazie al cibo donatole da Haku, che le consente “di appartenere alla magia di quella città, permettendole di proseguire nella sua avventura”.

Le ricette tratte dai film: Sponge cake e sformato di aringhe e zucca

Sponge Cake di Zeniba da La città incantata

Ingredienti per 4 persone

50 ml di olio vegetale

80 g. di farina a basso contenuto di glutine

80 ml di latte

5 uova

80 g. di zucchero

1 pizzico di sale

1 bacca di vaniglia

In una terrina sbattete tuorli, latte, semi di vaniglia e zucchero e un pizzico di sale; aggiungete la farina setacciata, l’olio e mescolate con la spatola. Unite gli albumi montati a neve. Mettete l’impasto in una teglia e cuocete in forno a bagnomaria a 160° per 50 minuti. I più esperti si potranno cimentare nella ricopertura della torta con uno strato di pasta di zucchero color avorio.

Sformato di aringhe e zucca da Nausicaä della Valle del vento

Ingredienti per 4 persone

500 g. di zucca tipo kabocha cotta a vapore

½ cipolla

2 confezioni di pasta sfoglia rettangolare

1 scatola di aringhe svedesi

Olive nere denocciolate

1 tuorlo

Olio extravergine di oliva

60 g. di farina

500 ml di latte

60 g. di burro

Tritate finemente la cipolla e fatela imbiondire in padella con un filo di olio di oliva. Aggiungete la zucca cotta a vapore e schiacciate la polpa con la forchetta. Scaldate il burro a fuoco medio-basso e unite 2 cucchiai di farina; a parte scaldate anche il latte e versatelo, continuando a mescolare. Aggiustate di sale e pepe a piacere e mescolate fino a quando la salsa si addenserà. Trasferite il composto in una pirofila da forno leggermente unta; quindi aprite le aringhe in scatola, scolatele e mettetele sopra la miscela di kabocha. Adagiate un sottile foglio di pasta sfoglia sopra per coprire il ripieno; utilizzando un altro foglio di pasta sfoglia ritagliate il disegno del pesce come quello di Kiki e appoggiatelo sopra la copertura di pasta sfoglia. Spennellate la superficie con uovo sbattuto, decorate con le olive nere a piacere e cuocete in forno a 180° per mezz’ora.

La cucina incantata. Le ricette tratte dai film di Hayao Miyazaki – Casini, Fenoglio, Pasqua – ed. Trentaeditore – pp. 143 – Euro 14,00

a cura di Michela Becchi

Scopri gli investimenti di Coca Cola a Biella

Lo stabilimento di Coca-Cola a Biella

Più di 30 milioni di euro per ridurre il proprio impatto ambientale. È la promessa di Coca-Cola Hbc Italia, che ha effettuato un investimento significativo per riaprire le porte dello stabilimento produttivo di Gaglianico, appena fuori Biella, che verrà convertito in un impianto sostenibile pensato per riciclare le bottiglie di plastica. 30mila tonnellate, per l’esattezza, è la quantità di plastica che ogni anno riprenderà vita, dando forma a nuove bottiglie 100% Pet, materiale speciale riciclato. “Nonostante le difficoltà del nostro settore legate alla pandemia e all’incubo di sugar e plastic tax, continuiamo a fare la nostra parte per andare verso una reale economia circolare nel Paese”, ha dichiarato il general manager Frank O’Donnell. Un passo avanti compiuto anche per “contribuire allo sviluppo socio-economico di una regione alla quale siamo particolarmente legati”, oltre che per dare “una seconda vita a questo stabilimento”.

L’investimento di Coca-Cola in Piemonte

Attualmente, la multinazionale è in attesa dell’approvazione Efsa per rendere del tutto produttivo l’impianto, che si estenderà su una superficie totale di 18mila metri quadri, alimentata con energia da fonti rinnovabili. Investimenti per il Pianeta e per il territorio: presente anche nello stabilimento di Roccaforte di Mondovì, in provincia di Cuneo, Coca-Cola genera 21 milioni di Euro e crea più di 1800 posti di lavoro in Piemonte, indotto incluso. “Quella tra Coca-Cola e Gaglianico è una storia che parte da molto lontano, una sinergia che negli anni ha saputo portare valore a entrambi e che ci ha permesso di realizzare importanti iniziative per la comunità”, ha commentato Paolo Maggia, sindaco di Gaglianico. E continua: “Per questo motivo, vedere rinascere questo stabilimento è motivo di orgoglio, non solo per l’impatto positivo che avrà sul nostro territorio, con i nuovi posti di lavoro e il conseguente indotto, ma anche perché ci permetterà di diventare un polo di innovazione e sostenibilità“. L’impianto di Gaglianico si occuperà soprattutto di produrre le pre-forme destinate poi a diventare bottiglie e darà lavoro a 40 persone.

L’impegno sostenibile di Coca-Cola

Il più importante investimento in sostenibilità nella storia del Gruppo”. È stato definito così dall’impresa il progetto dell’impianto biellese, un impegno finanziario che si aggiunge “agli oltre 100 milioni di euro in sostenibilità investiti nel Paese solo negli ultimi 10 anni”. Ma soprattutto un impegno ecologico, fondamentale anche per rispondere alle richieste della Direttiva europea sulla plastica monouso entrata in vigore in Italia dallo scorso 14 gennaio. “Con largo anticipo, quindi, il sito di Gaglianico permetterà di superare questo obiettivo attraverso un piano articolato in due fasi”. Si comincerà a fine marzo con la trasformazione di Pet vergine e riciclato in preforme, e dopo l’approvazione dell’Efsa (prevista per luglio) si raggiungerà la piena operatività realizzando internamente la resina di PET destinata a diventare l’unica utilizzata all’interno dello stabilimento. Grande soddisfazione da parte del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha espresso il suo orgoglio insieme all’assessore al Lavoro Elena Chiorino: “Come Regione siamo capofila, in sede di conferenza Stato-Regioni, nella lotta alla tassazione su zucchero e plastica. Sosteniamo l’ecologia, ma vogliamo tutelare tutte quelle imprese che per noi rappresentano il primo presidio a tutela dell’ambiente, proprio come dimostra Coca-Cola HBC Italia portando in Piemonte ricerca, innovazione e tecnologia a tutela dell’ambiente”.

a cura di Michela Becchi

Carciofi romaneschi

Si chiama Bonus Lazio Km0 (con un lungo sottotitolo che recita: misure a sostegno delle attività di ristorazione dell’industria e del commercio alimentare e delle bevande che utilizzano e/o somministrano prodotti del territorio della Regione Lazio) il bando promosso dalla Regione Lazio per sostenere la filiera agroalimentare grazie a un rimborso del 50% delle spese di prodotti gastronomici laziali. Non una novità, ma la seconda edizione di un’iniziativa nata in piena pandemia. In quello che Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, definisce un momento drammatico, “non bisogna nascondersi” aggiunge “che tutto quel stiamo facendo da due anni ha un’unica missione: sopravvivere”, e intende a livello sanitario e non solo: l’obiettivo è la tutela della comunità, della sua salute su cui molto si è fatto e si sta facendo, “ma anche dal punto di vista economico produttivo sociale e culturale”. E così in una situazione che pur se ancora difficile, pare finalmente concedere un cauto ottimismo, la Regione mette in campo le sue forze, una serie di iniziative che hanno come obiettivo, “non tornare indietro a prima del Covid, ma uscire dal Covid con una comunità addirittura migliore”, anche grazie a una serie di misure “che possono contare sul più importante flusso di risorse economiche finanziare dal dopoguerra, che nei prossimi 5 anni passerà da 2.7 miliardi di euro a 4,4” riferisce soddisfatto.

Le novità del Bonus Lazio Km0

Così la Regione conferma e rilancia il Bonus Lazio Km0, “cresce l’aiuto e crescono i settori, e cresce anche l’elenco dei prodotti inseriti nel bando, che oggi può godere di una piattaforma molto più agile e leggera” illustra Enrica Onorati assessora all’Agricoltura, Foreste, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo; Pari Opportunità della Regione Lazio, sottolineando come nel bando, per il quale sono stanziati 10 milioni di euro a fondo perduto, ora siano compresi anche acqua minerale, birre artigianali e il latte fresco vaccino – “una filiera preziosa, di altissima qualità che fa parte dello stile di vita del consumatore nella capitale e nella regione. Una filiera” aggiunge “sulla quale stiamo investendo”. L’inserimento tra le categorie coperte dal bonus del latte fresco vaccino, una produzione trasversale in tutto il Lazio, “rappresenta una grande opportunità che mette insieme cultura del consumo ed educazione alimentare, ricchezza per territori, economie locali, e molte famiglie”. Un inserimento che porta molti benefici, soprattutto in un mercato in cui ci si confronta con il prodotto estero, “la gente deve conoscere e apprezzare sempre più il prodotto locale e il km 0” commenta Roberto Massaccesi, presidente Romana Latte.

Ma le novità non finiscono qui perché questa seconda edizione si apre a tutto il comparto della produzione, somministrazione, commercio di generi alimentari e bevande, arrivando anche a coprire il mondo dell’ospitalità a tutto tondo, inclusi alberghi e agriturismi, gelaterie stanziali e ambulanti, ristorazione con e senza somministrazione, catering, vendita al dettaglio, grande e piccola distribuzione, discount: ampliando a 38 codici Ateco i potenziali beneficiari.

Bonus Lazio Km0: come funziona

Il bando prevede un contributo a fondo perduto a titolo di rimborso pari al 50% della spesa effettuata per l’acquisto di prodotti laziali Do, Ig e Pat, latte fresco bovino, acque minerali e birre artigianali, acquisto dimostrato mediante la presentazione delle relative fatture, in cui devono essere indicati i prodotti e la loro denominazione. Il contributo va da un minimo di 1000 euro a fronte di una spesa di almeno 2000 euro a un massimo di 10mila a fronte di una spesa di 20mila. Possono partecipare al bando le imprese con sede nel Lazio, secondo quanto indicato dal Decreto Legge 41/2021 che legiferava in materia di Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19.) che abbiano come attività primaria uno dei 38 codici Ateco elencati nel bando. Le domande devono essere presentate attraverso procedura online dal link www.regione.lazio.it/bonuslaziokm0 a partire dal 7 febbraio 2022, compilando il modulo con la documentazione richiesta. Si possono presentare fino a due domande per un massimo di quattro fatture sino al raggiungimento dell’importo massimo per ogni azienda. “Un’iniziativa importantissima soprattutto perché è concreta” commenta Iside De Cesare, de La Parolina di Trevinano che aggiunge “ci stiamo accorgendo di quanto di bello c’è nel nostro Lazio, quanto è cresciuta la nostra produzione a livello quantitativo ma soprattuto qualitativo. È l’occasione per essere nuove collaborazioni: stiamo costruendo qualcosa di buono”.

Un bando strategico e strutturale

Il bando – spiega Paolo Orneli, Assessore Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Start-Up e Innovazione – “è frutto di un lavoro intenso che ha visto protagoniste le associazioni di commercio artigianato e agricoltura, che hanno contribuito per migliorare una misura strategica. Strategica e strutturale” aggiunge, annunciandone la permanenza per tutto il ciclo di programmazione 2021-27 grazie ai fondi europei, “che vogliamo mettere a disposizione del tessuto produttivo perché pensiamo che l’investimento sulla filiera del cibo e sul suo consolidamento in tutte le sue articolazioni, possa rendere il Lazio ancora più competitivo”. Un territorio straordinario, per l’agroalimentare, comparto su cui la regione punta molto: “questa non è una iniziativa isolata, ma fa parte di una strategia che si deve rafforzare ancora di più per accompagnare il riposizionamento competitivo del sistema produttivo trovando un nuovo modello di sviluppo, che metta al centro la sostenibilità, il talento, la bellezza e le grandi potenzialità del territorio” consapevole che la filiera possa essere anche uno straordinario strumento di marketing territoriale. Così questo provvedimento diventa uno snodo per il futuro: “è un aiuto e una boccata di ossigeno” aggiunge Zingaretti “ma è anche una scommessa culturale che mira ad accorciare e quasi eliminare la filiera, invita alla conoscenza e al consumo del prodotto locale, sulla base della sua qualità” per questo incentiva l’educazione alimentare, la conoscenza delle produzioni locali, le tipicità, la biodiversità in contrasto con l’omologazione produttiva e alimentare, la massificazione dettata da certa industria alimentare e della gdo. Bisogna scommettere sull’unicità della materia prima, conclude Zingaretti che commenta “il prodotto massificato sarà sempre più ad appannaggio dell’acquisto online, mentre il prodotto unico e artigianale sarà quello che tornerà prevalente nella vendita off line”. E aggiunge: “bisogna scommettere e questa è una grande scommessa”.

www.regione.lazio.it/bonuslaziokm0

 

a cura di Antonella De Santis

Scopri i festeggiamenti per i cent'anni di Baci Perugina

La nascita dei Baci Perugina

Cent’anni d’amore, cent’anni di Baci. È il 1922 quando Luisa Spagnoli crea quasi per caso la ricetta che ha reso celebre la Perugina, quei cioccolatini a forma di cupola che negli anni hanno decretato il successo dell’azienda, divenendo simbolo stesso dell’amore, immancabili a San Valentino. Delle praline golose nate per utilizzare gli avanzi della granella di nocciole impiegata per le altre preparazione, in principio chiamate “cazzotti”, ribattezzate poi dal socio della Perugina Giovanni Buitoni, che trovava più elegante chiedere un bacio anziché un cazzotto… a coronare la fama dei dolcetti, le frasi romantiche inserite all’interno e l’inconfondibile packaging argentato con le stelline blu, introdotto qualche anno dopo la loro nascita dal disegnatore Federico Seneca (fu sempre lui ad avere l’idea dei biglietti negli anni ’30). Oggi l’azienda – parte del gruppo Nestlé – festeggia con una serie di iniziative golose, oltre che con diversi contenuti promozionali promossi sul web ed eventi in fabbrica.

La limited edition di Dolce & Gabbana per i Baci Perugini

Non poteva mancare una limited edition in occasione del centenario, in collaborazione con gli stilisti Dolce & Gabbana – che hanno già realizzato per l’azienda una linea ispirata alle tipiche maioliche italiane – che per l’occasione hanno pensato un packaging speciale con le stelle color oro che risplendono su uno sfondo blu notte. Ci sarà poi una seconda collezione pensata per San Valentino, ancora insieme alla casa di moda, e stavolta cambierà anche il gusto del cioccolatino. Si festeggia con tante novità, quindi, ma anche con eventi in fabbrica, con un’installazione luminosa e la coreografia dei dipendenti che ricrea la forma del Bacio, oltre alla dedica dei maestri della “Scuola di cioccolato”, con la torta gigante poggiata su una distesa di cioccolatini. Un modo romantico e originale per omaggiare le praline preferite degli innamorati, confezionate nelle scatole blu che raffigurano la coppia che si bacia sotto una pioggia di stelle. Curiosità: a ideare questo dettaglio fu ancora una volta Francesco Seneca, che si ispirò al quadro “Il bacio” di Hayez e, secondo la leggenda, alla storia clandestina tra Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni.

a cura di Michela Becchi

Gambero Rosso Channel significa programmazione all day long, con repliche e prime visioni, sul canale 133 e 415 di Sky.

La giornata inizia presto con una nuova puntata de L’isola del barone, dedicata a involtini di melanzane e hamburger del barone alle 6 (in replica anche alle 12 e alle 21) seguita da spaghetti astice e zafferano e involtini di prosciutto ragusano e zafferano (alle 6.30, 12.30, 21.30). Per gli amanti della griglia, alle 8 e alle 15 c’è l’appuntamento con Fabrizio Nonis e Beker on Tour che ci parla di diaframma per il ciclo TVG Grill Edition. Alle 8.30 e alle 17 si torna a parlare di Grandi Cantine con Lizzano. Alle 18.36 è il momento di Dolcemente con, nella puntata di oggi, Giacomo Besuschio ci parla di: tavoletta. La puntata di oggi di  Parola di Chef è dedicata a Filippo Cammarata, in prima visione alle 7 e alle 19.

 

I programmi di oggi

 

 

primitivo

Novità importanti per il Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria che, per la prima volta, sceglie una donna alla presidenza. Si tratta di Novella Pastorelli, rappresentante di Cantine Due Palme – stabilimenti di Cellino San Marco e di Lizzano, oltre che avvocato ed esperta di diritto vitivinicolo. Una scelta unanime e condivisa da tutti i consiglieri. “Sono orgogliosa del nuovo incarico” sono state le prime parole della neoeletta “e sono altrettanto motivata e determinata nell’affrontare questa importante e stimolante sfida che rappresenta una opportunità unica e concreta per la valorizzazione del nostro territorio”. Ad affiancarla ci saranno i due vicepresidenti Roberto Erario e Francesco Delle Grottaglie e il resto del cda: Dalila Gianfreda (Antica Masseria Jorche), Benedetto Lorusso (Giordano Vini di Torricella), Cosimo Pompigna (Cantina Cooperativa La Popolare di Sava), Giovanni Dinoi (Cantine Pliniana), Francesco Filograno (Cantolio) e Raffaele Sammarco (Produttori Vini di Manduria).

novella pastorelli

Verso la modifica del disciplinare

Tra gli obiettivi che Pastorelli si prefigge di centrare c’è anche la modifica al disciplinare, con il riconoscimento di un’unica denominazione di origine controllata e garantita che includa anche l’attuale Docg “Primitivo di Manduria dolce naturale”. Il passaggio a Docg ha come obiettivo la valorizzazione del genius loci, cioè del nome Manduria. L’iter, avviato nel 2019, passa da alcuni punti importanti, tra cui novità sulle rese di produzione delle uve e aggiunta della menzione qualitativa Gran Selezione per Primitivo di Manduria, Primitivo di Manduria Riserva e Primitivo Dolce Naturale, frutto delle uve prodotte dai vigneti allevati ad alberello pugliese.

A tal proposito Pastorelli si è detta disponibile all’ascolto di tutti i produttori: “C’è una forte apertura verso tutti i soci e non e soprattutto verso coloro che hanno dubbi nei confronti della modifica del disciplinare. Il nostro” ha ribadito “è un Consiglio di amministrazione coeso, all’interno del quale negli ultimi mesi si sono sviluppati sani e costruttivi confronti tra le parti, grazie anche al fatto che all’interno dello stesso persistono tante e diverse figure professionali, tutte utili e indispensabili, ognuno per le proprie professionalità al perseguimento di obbiettivi comuni volti unicamente alla valorizzazione, alla promozione e alla crescita del territorio e del Primitivo di Manduria”. Non solo: Pastorelli ha anche annunciato che “saranno distribuite delle deleghe a ogni consigliere al fine di esaltare le proprie competenze e ascoltare tutti i bisogni del territorio. In quest’ottica” ha concluso “nasce l’intenzione di fissare degli incontri periodici con i viticoltori, i trasformatori, gli imbottigliatori e con tutti i soci e non che vorranno interfacciarsi con il Consorzio”.

Tutti i record del Primitivo di Manduria

Nato nel 1998, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, lega, sostiene e valorizza la grande Dop, e raduna una squadra composta da 62 cantine e oltre 1.800 soci viticoltori per 5.000 ettari vitati che si estendono in 18 Comuni tra Taranto e Brindisi. La produzione complessiva è di 28 milioni di bottiglie con una quota export del 70%. Oggi la Doc pugliese rientra nella Top five dei vini più esportati con un volume d’affari che si aggira intorno ai 182 milioni di euro.

Eataly

Cominciava così un progetto tutto dedicato alle tradizioni enogastronomiche italiane. Da 15 anni Eataly si occupa di ricercare e raccontare storie di prodotti, produttori, luoghi: in una parola la biodiversità. Un progetto che in questi 15 anni ne ha fatta di strada e oggi ha portato in 16 paesi la gastronomia italiana d’ eccellenza.

Felice a Testaccio da eataly Lingotto Torino
Felice a Testaccio

A Torino “Cuciniamo l’Italia” la più grande cena di sempre

A Torino, dopo la cena inaugurale del 20 gennaio, “Terra! La cena vegetale”: un menu inedito pensato dall’Executive Chef Patrik Lisa, cucina vegetariana e a km zero, si prosegue con grandi cuochi e ristoranti da tutta Italia che approdano da Eataly Lingotto, da Felice a Testaccio con i sapori romani più autentici, all’Osteria Caserma Guelfa, la pizza di Giovanni Mandara di Piccola Piedigrotta di Reggio Emilia. Yoji Tokuyoshi, che porta in città la sua Bentoteca, i sapori toscani dell’osteria Mangiando Mangiando, la Puglia di Lilith, con i classici della tradizione. E ancora, degustazioni nell’Enoteca di Eataly Lingotto, la più grande della città oltre 5.000 etichette e più di 35.000 bottiglie (sabato 22 gennaio di scena i migliori produttori di vini di montagna).

Eataly Lingotto - degustazione di vino

L’appuntamento top è mercoledì 26 gennaio con la più grande cena di sempre, “Cuciniamo l’Italia”, organizzata da Fausto Fratti / Scorticata Eventi per Eataly Torino. In cucina 26 chef da tutte le regioni d’Italia, dalla Valle d’Aosta alla Calabria, isole comprese (tutti gli chef ve li elenchiamo sotto). Un vero viaggio del gusto fra ricette della tradizione e rielaborazioni contemporanee. Ogni chef sceglierà i prodotti per il menu direttamente la mattina stessa della cena al Mercato di Eataly Lingotto: risultato un menu a sorpresa con piatti che sono uno spaccato delle cucine regionali d’Italia in un’incredibile maratona food, con vini selezionati dai Cantinieri dell’Enoteca di Eataly e birre Baladin, più musica live della Bandakadabra (tutte le info su www.eataly.net/it_it/negozi/torino-lingotto) al prezzo di € 110, comprensivo di vini, birre, acqua e caffè. E domenica 30 gennaio gran finale con la possibilità di gustare nei Ristoranti il Tiramisù Eataly proposto in offerta libera (a partire da 2 euro). Tutto il ricavato verrà devoluto al progetto “Orti in Africa” della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

Festa di compleanno anche a Milano e Roma

Anche i due più grandi Eataly, a Milano e Roma, partecipano ai festeggiamenti. Eataly Milano Smeraldo propone un palinsesto ricco di appuntamenti per i 15 anni. Per citarne solo alcuni, dopo la cena d’autore giovedì 20 gennaio firmata da Riccardo Forapani, storico allievo di Massimo Bottura del ristorante Cavallino di Maranello, sabato 22 gennaio una serata Bollicine Night, domenica 23 gennaio cena d’autore firmata dai fratelli Cerea del ristorante Da Vittorio a Brusaporto e martedì 25 gennaio cena d’autore firmata dal siciliano Pino Cuttaia . Il 26 gennaio Cena Eataliana, un percorso degustazione dei piatti iconici di Eataly, in perfetto stile compleanno e il 27 serata A tutta pizza firmata da Fulvio Marino, responsabile delle panetterie di Eataly, e Francesco Pompilio, maestro pizzaiolo di Eataly, e pizze speciali con i migliori prodotti del Mercato.

Da Eataly Roma la celebrazione per i 15 anni di Eataly vede un Cacio e Pepe Festival in programma dal 28 al 30 gennaio, un lungo weekend dedicato a uno dei primi piatti più emblematici della cucina della tradizione romana, mentre il 22 gennaio l’Enoteca di Eataly Roma diventa lo scenario della Notte delle bollicine, con degustazione e sboccatura a la volée dello Spumante Puro di Movia e metodo classico e charmat protagonisti della Masterclass gratuita (fino a esaurimento posti) prevista alle ore 20. E da Bowie, il corner pop della chef Cristina Bowerman, una cena speciale con cinque piatti realizzati dalla chef e cinque vini abbinati. Il 26 gennaio infine gli Osti di Roma, promotori da sempre della tradizione culinaria della città e rappresentanti del progetto Ostissimi, l’Associazione degli Osti di Roma, celebreranno i 15 anni di Eataly con un’esclusiva cena di piatti tipici della cucina romana.

Corrado Assenza da Eataly Lingotto Torino
Corrado Assenza

Gli chef che partecipano a Cuciniamo l’Italia

Valle D’Aosta

• Sabrina Salussolia – Trattoria di Campagna, Sarre (AO)

Piemonte

• Federico Zanasi – Condividere, Torino

• Giuseppe Rambaldi – Cucina Rambaldi, Villar Dora (TO)

Liguria

• Antonio Buono – Casa Buono, Trucco (IM)

Lombardia

• Stefano Baiocco – Villa Feltrinelli, Gargnano (BS)

Veneto

• Marco Bravetti – Tocia! Cucina e Comunità, Venezia

• Andrea Rossetti – Antico Veturo, Trebaseleghe (PD)

Friuli Venezia Giulia

• Stefano Basello – Al Fogolar 1905, Udine

Trentino Alto Adige

• Simone Cantafio – La Stüa de Michil, Corvara in Badia (BZ)

Emilia Romagna

• Daniele Bendanti – Oltre, Bologna

• Giuseppe Gasperoni – Il Povero Diavolo, Poggio Torriana (RN)

Toscana

• Lorenzo Barsotti – La Sosta dei Cavalieri, Pisa

Marche

• Gabriele Eusebi – Cuoco Delle Lettere, Belmonte Piceno (FM)

Umbria

• Giulio Gigli – Une, Capodacqua (PG)

Lazio

• Salvatore Tassa – Colline Ciociare, Acuto (FR)

Abruzzo

• Mattia Spadone – La Bandiera, Civitella Casanova (PE)

Molise

• Marco Pasquarelli – Il Tartufo, Castel del Giudice (IS)

Puglia

• Vincenzo e Francesco Montaruli – Mezza Pagnotta, Ruvo di Puglia (BA)

Campania

• Giuseppe Iannotti – Kresios, Telese (BN)

• Franco Pepe – Pepe in Grani, Caiazzo (CE)

Basilicata

• Michele Castelli e Virginia Caravita – Dimora Ulmo, Matera

Calabria

• Luca Abbruzzino – Abbruzzino, Cava-cuculera Nobile (CZ)

Sicilia

• Corrado Assenza – Caffè Sicilia, Noto (SR)

Sardegna

• Dario Torabi – Old Friend Bistrot, Cagliari

www.eataly.net

a cura di Rosalba Graglia

Scopri il rapporto tra dieta vegana e salute insieme alla nutrizionista Silvia Goggi

Chi è la nutrizionista Silvia Goggi

La svolta per Silvia Goggi c’è stata al secondo anno di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, dopo la laurea in medicina. È allora che scopre un’ampia letteratura scientifica a favore della dieta vegetale, che la spinge a informarsi sempre di più fino a scegliere di diventare lei stessa vegana. Una dietologa vegana, per l’esattezza. Il suo lavoro la appassiona al punto da trasformarsi in una missione: inizia così a fare comunicazione anche sui social, scrive tre libri in tre anni, nel 2021 fonda la Plant Based Clinic e oggi il suo account Instagram conta 162mila utenti. Co-autrice delle linee guida internazionali per la pianificazione di diete a base vegetale, fa il suo esordio letterario nel 2019 con “La mia famiglia mangia green”, quello che lei stessa definisce “il libro che avrei voluto leggere quando ho cominciato questo percorso”. Un anno dopo è la volta di “È facile diventare un po’ più vegano”, seguito nel 2021 da “L’anti-dieta”, un prontuario di buone abitudini da mettere in pratica ogni giorno per stare bene con il proprio corpo senza patire la fame e senza alimentare la cosiddetta diet culture, dannosa alla salute psicologica di ognuno.

Scopri il rapporto tra dieta vegana e salute insieme alla nutrizionista Silvia Goggi

Comunicare la dieta vegana sui social

Il punto di forza della nutrizionista, oltre alla grande preparazione scientifica, è proprio questo: la comunicazione chiara, diretta, esente da quella “superiorità morale” di cui spesso vengono additati i vegani. Silvia Goggi si limita a fornire consigli preziosi, spiegazioni fruibili da tutti, offre spunti di riflessioni, evidenze scientifiche e moltissimi dati, condivide il suo sapere e lo rende accessibile a chiunque. Non manca quel pizzico di ironia che governa la vita sui social network, così come il gergo di Instagram, con meme ed emoticon. L’unico grande assente all’appello è il giudizio: non si parla di peso, di calorie, di detox post vacanze e non si condannano gli sfizi extra. Ci sono, invece, ricette a cui ispirarsi ed esempi pratici su come sostituire il pesce o i latticini. Ma una dieta vegana è possibile per tutti? Sì, se ben studiata insieme a un professionista del settore, come quelli coinvolti nel progetto della Plant Based Clinic, che offre consulenze online e corsi. Pianificare un’alimentazione, però, non significa essere costantemente seguiti da un medico: basta avere delle linee guida di partenza e porre un po’ di attenzione, niente di più. Abbiamo intervistato la dottoressa per capirne di più.

Scopri il rapporto tra dieta vegana e salute insieme alla nutrizionista Silvia Goggi

Quali sono i maggiori pregiudizi verso l’alimentazione vegetale? 

Si pensa erroneamente che una dieta vegana sia costituita solo da costosi cibi esotici dai nomi pieni di consonanti. E poi le carenze: c’è questa convinzione che per diventare vegani ci sia bisogno di recarsi in continuazione dal medico per scongiurare il peggio. Niente di più sbagliato! L’alimentazione vegetale porta a numerosi benefici per la salute e comprende alimenti che dovremmo già comunque utilizzare tutti i giorni. Purtroppo, molti di questi cibi come i semi, la frutta fresca e secca, talvolta anche le verdure, vengono spesso trascurati in una dieta “normale”.

Facciamo chiarezza una volta per tutte, allora. Si corrono dei rischi con una dieta plant-based? 

Non se è ben pianificata: organizzarsi e costruire una dieta vegana equilibrata non è affatto complicato. Basta che siano presenti quotidianamente tutti i gruppi alimentari vegetali: cereali e derivati, legumi, verdura, frutta, frutta secca e semi oleosi. E poi ci si deve ricordare di assumere la vitamina B12 attraverso un’integrazione.

Consigli spesa: cosa non deve mai mancare nella dispensa e nel frigorifero di una persona vegana? 

Quello che non dovrebbe mai mancare nel frigorifero o nella dispensa di chiunque. Frutta e verdura non sono un optional per nessuno, così come pasta, riso, pane e simili. Chi è vegano terrà sempre a disposizione legumi sotto varie forme (in vasetto, secchi, in farina, come pasta) per assicurarsi un apporto proteico quotidiano soddisfacente. A questo scopo, anche latte, yogurt di soia, tofu e tempeh possono dare una mano, ma non sono obbligatori. Frutta secca e semi oleosi dovrebbero essere a disposizione, per essere consumati tra un pasto e l’altro o per arricchire insalate o altri piatti.

Seitan, tofu, tempeh: con che frequenza si possono consumare questi alimenti sostitutivi?

Non esiste una linea guida precisa in merito, ma non c’è nulla da temere: del resto, non stiamo parlando di carni processate o formaggi stagionati, per i quali invece esiste eccome un limite ben definito. Dobbiamo anche differenziare tra loro questi prodotti: il seitan è un alimento proteico non dannoso ma che non ha neanche effetti interessanti sulla salute, mentre i derivati della soia come tofu e tempeh di benefici ne hanno diversi, tra cui un effetto cardioprotettivo e la protezione dai tumori ormono-dipendenti.

Via libera, quindi, anche a questi prodotti più pratici e veloci da preparare?

Sì, una volta che la dieta prevede una certa varietà all’interno del gruppo alimentare dei cibi proteici, si possono consumare serenamente a seconda del proprio gusto. La parola d’ordine, come in tutte le altre diete, è sempre una: equilibrio.

Quello dei bambini e l’alimentazione vegana è un tema scottante. Consigli per i genitori o per le donne vegane in gravidanza?

È un argomento scottante perché scalda gli animi dei non addetti ai lavori, ma non per chi si occupa di questo tema a livello scientifico. Una dieta vegana ben pianificata è possibile in ogni fase della vita, quindi anche in gravidanza, allattamento e durante l’infanzia. In queste fasi così delicate è giusto rivolgersi a un nutrizionista a prescindere dalle nostre scelte: così come lo avremmo fatto da onnivori, lo continueremo a fare anche in caso di alimentazione vegetale.

Abbiamo detto che è importante assumere B12. Anche chi segue una dieta vegetariana deve farlo?

Sì. E non è detto che chi consumi derivati animali non ne abbia bisogno!

Oltre al lavoro di comunicazione e alla plant based clinic, ha altri progetti per il futuro? 

Portare sempre più persone a comprendere la scienza alla base di un’alimentazione vegetale, e soprattutto dimostrare quanto sia facile metterla in pratica.

Ci consiglia dei profili a tema da seguire? 

@cucinabotanica per ricette deliziose alla portata di tutti, @joysonfire per rivedere in chiave vegetale i piatti classici della cucina tradizionale, @cibosupersonico per imparare ad amare e maneggiare il cibo vegetale, @vittoriatomassini per il lifestyle cruelty-free a tutto tondo.

instagram.com/silviagoggi/?hl=itplantbasedclinic.com/

a cura di Michela Becchi

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