Gianluca Pellegrino neppure immaginava di innamorarsi della Svizzera quando lavorava a I giardini di Villa Giulia a Sant’Anastasia. La gavetta l’ha cominciata da giovanissimo, dai ruoli più bassi nella gerarchia della ristorazione; prima apprendista cameriere e lava bicchieri, poi maître di sala e infine gli studi commerciali da direttore risorse umane. Sembrava ormai abbandonato definitivamente l’amore per il settore gastronomico, preso dai viaggi in giro per l’Europa.

Ma la tappa del 2014 in Svizzera ha restituito al ventiseienne la voglia di riprendere in mano la propria vita seguendo ideali e valori differenti dal posto fisso ben remunerato. Neuchâtel e il suo lago romantico sono stati il porto sicuro; all’interno del casinò municipale c’era bisogno di un manager che si occupasse un po’ di tutto, dall’accoglienza all’economato all’approvvigionamento materie prime, nel ristorante La Rotonde. L’ostacolo della lingua francese fu presto superato grazie all’aiuto della popolazione locale, che apprezzava l’impegno e la dedizione di Gianluca nell’imparare le tradizioni locali e nel trasmettere di rimando i ricordi della Campania.

Pian piano il ritorno a casa da parenti e amici assumeva intervalli sempre più dilatati, fin quando nel 2018 arrivò Giuseppe Folgore, pizzaiolo in luoghi iconici della provincia di Caserta, che lo seguì oltralpe, convinto della scelta di emigrare e insegnare ai francofoni la cultura gastronomica italiana. L’idea finale del progetto Vesuvius prese forma in una pompa di benzina abbandonata.
Pellegrino optò per il salto di qualità da dipendente a imprenditore, investendo tutti i risparmi per creare una pizzeria di fronte casa, a Sugiez nel cantone di Friburgo. L’amicizia immediata con i piccoli vigneron come Domaine Chambleau e Domaine du Petit Château lo hanno convinto ad abbinare i piatti della tradizione partenopea con i vini territoriale di quest’angolo incantevole della Svizzera.

Gli inizi sono stati da brividi, con appena cinque pizze al giorno nel primo mese. Il disco di pasta lievitato veniva visto come un oggetto misterioso per lievitazioni e topping. La bravura nel raccontare una storia che fondò le radici a Napoli ed il legame tra Vesuvio e prodotti di qualità importati dal Belpaese fecero da apripista. Cose non comuni da quelle parti, che hanno destato curiosità ed interesse con un passaparola in stile tam tam. Dopo il breve rodaggio i numeri crebbero fino ad oltre 100 pizze al giorno, rendendo difficile accontentare le numerose richieste di una clientela esigente nel testare il sound of Italy. Avevano solo 30 coperti disponibili, ma si riusciva a triplicarli fino a 90 utilizzando persino sedie e tavoli da giardino portati da casa.
Dissipati i dubbi iniziali sulla pizza contemporanea e sui nomi della pizza, anche i prezzi sono stati compresi dal pubblico, comunque abituato a livelli elevati commisurati però all’ottimo tenore di vita. Una margherita classica che viene proposta in carta tra i 25 ed i 30 franchi svizzeri rappresenta per molti la normalità. Nella stazione di benzina si giocava tra autenticità, visione e vendita al dettaglio, ma le dimensioni apparvero troppo strette per il giovane titolare.

Da qui il raddoppio degli sforzi con due Vesuvius, uno a Praz dove si fa la vera pizza fritta e uno a Neuchâtel ritornando nel Casinò cui era tanto affezionato. I clienti hanno imparato anche gli orari italiani per pranzare o cenare, spostando le lancette dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21, uno stile ormai acquisito da giovani e meno giovani. Ampliate le referenze vini puntando però sempre su quelle a km zero; sulle 60 totali un terzo provengono dalle denominazioni di Neuchâtel e Vully con intriganti versioni di chasselas e pinot nero. Non solo cioccolata dunque, ma tanta pizza, fritti e ricette made in Campania che insegnano il mangiar bene ovunque nel mondo.
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