La cucina italiana è «una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie», «un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda». Con queste motivazioni, il Comitato intergovernativo dell’Unesco, che si è riunito a Nuova Delhi ha dichiarato la cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Ed è la prima cucina al mondo a essere riconosciuta nella sua interezza. Ad accogliere il verdetto, Maddalena Fossati, Presidente del Comnitato Promotore e direttrice della rivista La Cucina Italiana, insieme al ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Un successo indiscutibile, anche se non mancano punti di vista critici rispetto al senso di questo riconoscimento.E decisamente un successo per il nostro patrimonio agricolo che è ambientale e culturale insieme.

Il ministro Francesco Lollobrigida
«Questo riconoscimento è motivo di orgoglio ma anche di consapevolezza dell’ulteriore valorizzazione di cui godranno i nostri prodotti, i nostri territori, le nostre filiere. Sarà anche uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità», è il commento a caldo del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Festa di famiglia contadina sull’aia negli anni ’70, nelle Marche
La notizia è stata accolta da un lungo applauso della sala a New Delhi. Quello italiano è stato tra i 60 dossier in valutazione provenienti da 56 Paesi. L’Unesco sottolinea come il cucinare all’italiana «favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza». Il cucinare – afferma Unesco – è per gli italiani, «un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. Essendo una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili, la cucina svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un’esperienza individuale, collettiva e continuo di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali».
«È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia. A loro e a chi ha lavorato con dedizione a questa candidatura va il mio più profondo ringraziamento. Questo riconoscimento è motivo di orgoglio ma anche di consapevolezza dell’ulteriore valorizzazione di cui godranno i nostri prodotti, i nostri territori, le nostre filiere. Sarà – conclude il Ministro – anche uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità».

Giorgia Meloni fotografata a Borgo Egnatia: elogio delle orecchiette pugliesi
«Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza». Così la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affida a un video-messaggio l’entusiasmo per il riconoscimento Unesco. «È un primato che ci inorgoglisce – rimarca Meloni – e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto dell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi».

La decisione Unesco sottolinea anche come il dossier di candidatura, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, dimostra «gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni, in particolare da organismi rappresentativi chiave come la rivista La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi». Con l’iscrizione della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco, l’Italia conquista anche il record mondiale di riconoscimenti nel settore agro-alimentare in proporzione al numero dei riconoscimenti complessivi ottenuti. Delle 21 tradizioni iscritte nella Lista dei patrimoni culturali immateriali, nove sono infatti riconducibili all’agroalimentare: la cucina italiana, l’arte dei pizzaiuoli napoletani, la transumanza, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura, la coltivazione della vite ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria, la dieta mediterranea, la cava e cerca del tartufo, il sistema irriguo tradizionale, l’allevamento dei cavalli lipizzani.
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