Patrimonio Unesco

Dall'abolizione futurista della pastasciutta al risotto di D'Alema in Tv: 134 anni di storia della cucina italiana

Ecco una breve carrellata di un secolo di gastronomia italiana tra guerre, nazionalismi, movimenti d'avanguardia e spettacolarizzazione del cibo

  • 10 Dicembre, 2025
Per vedere piรน contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere piรน contenuti, aggiungici alle fonti preferite

Per capire dove sta andando la cucina italiana (prossima tappa: Unesco), bisogna capire prima da dove veniamo. Storicamente, culturalmente, scientificamente. Se Alessandro Manzoni crea la lingua dellโ€™Italia, Pellegrino Artusi รจ colui che inventa un linguaggio gastronomico italiano. Anche in questo caso, tutto ha inizio con un libro: La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (1891) che, in unโ€™Italia appena unita va a diffondere lโ€™idea di una cucina nazionale. Attenzione: nazionale, ma non unica. Perchรฉ inutile dirlo: le cucine regionali sono la vera ricchezza della cucina italiana. E sono nate molto prima.

La Scienza in cucina|||Pellegrino ARTUSI CON FIRMA|Biblio GASTRONOMICA Casa Artusi Ph Gianluca Camporesi TBV|Casa Artusi FESTA AARTUSIANA 2010||Casa Artusi vino tagliatelle|||Il Cortile di Casa Artusi|Pellegrino Artusi

Foto di Filippo Nigro – Casa Artusi

La cucina italiana in trincea

Paradossalmente รจ proprio la Prima Guerra Mondiale a creare un primo scambio di dialetti e di ricette. Se non altro nella nostalgia del ricordo. ยซFu cosรฌ che la Brigata Calabria assaporรฒ le tagliatelle alla bolognese, che i veci della Val Brenta gustarono le zeppole leccesi, che la Sassari si sfamรฒ con il baccalร  alla vicentina, che il Tevere conobbe il fricandรฒ friulanoโ€, scriveva Angelo Nataloni.

La guerra alla pastasciutta del Manifesto Futurista

A sparigliare le carte in tavola ci pensa il Manifesto della cucina futurista, inneggiando allโ€™ “abolizione della pastasciutta: assurda religione gastronomica italianaโ€. Marinetti e company, infatti, dichiararono lโ€™alimento amidaceo (la pastasciutta, appunto) colpevole di ingenerare negli assuefatti consumatori โ€œfiacchezza, pessimismo, inattivitร  nostalgica e neutralismoโ€. Una nuova guerra (anche culturale) sta per arrivare: โ€œGli spaghetti non sono cibo per combattenti”, asserisce il poeta.
Nellโ€™incontro tra futurismo e fascismo, la guerra si inizia a combattere in casa, a colpi di nazionalismo linguistico: il cocktail diviene la polibibita da ordinare al quisibeve e non al bar; il dessert diventa il peralzarsi, il picnic il pranzoalsole. Ma la rottura tra i due Movimenti si consuma in fretta: lโ€™avanguardia futurista era troppo per chi aveva il compito di diffondere la cucina classica “italiana” alle masse come mezzo per creare uno stato-nazione unito.

La cucina fascista dei surrogati

Con il fascismo non sono solo le parole ad essere sostituite ma anche i prodotti, sotto i colpi dellโ€™autocrazia: il primo a pagarne le conseguenze รจ il caffรจ sostituito dalla cicoria. Nel โ€™39, arriva il provvedimento della Camera dei fasci e delle corporazioni, che bandisce lโ€™uso dellโ€™espresso al bar della Camera e alla Presidenza del Senato. Lโ€™autosufficienza, perรฒ, inizia presto a diventare sinonimo di scarsitร : โ€œLa carne ingrassa e puรฒ portare alla sterilitร โ€, โ€œSi muore piรน facilmente di indigestione che di fameโ€ e, infine, โ€œSe mangi troppo derubi la patriaโ€, sono solo alcuni degli slogan della propaganda. I cibi piรน diffusi? Zuppe di verdura, frittate, minestroni, formaggio, riso, legumi (usati anche per la farina) e pane (soprattutto scuro). Con quantitร  sempre minori a mano a mano che si entra nel vivo della Seconda guerra mondiale.

||||

Anni Cinquanta: la nascita della cucina mediterranea

Le conseguenze si pagano anche negli anni a venire, come dimostra lโ€™istituzione, nel 1951, di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria e sui mezzi per combatterla. I dati parlano chiaro: la carne non รจ unโ€™opzione per quasi il 30% delle famiglie italiana; il 15% non usa lo zucchero; nelle campagne pane e cipolla sono, in molti casi, lโ€™unico pasto.
Ma nella cucina povera โ€“ lo sappiamo bene oggi โ€“ ci sono alcuni principi della dieta mediterranea. Non รจ, infatti, un caso che proprio negli anni โ€˜50 nasce la cosiddetta cucina mediterranea, grazie agli studi dell’epidemiologo americano Ancel Keys sulle popolazioni (italiane, Cilento in primis), dove lโ€™alimentazione era ricca di vegetali, legumi, pesce e olio d’oliva, e povera di grassi saturi e carne e dove il tasso di malattie cardiovascolari era molto basso.

Dal boom degli anni Sessanta alla Nouvelle Cuisine

In poco tempo il boom degli anni Sessanta esplode anche in cucina, al ritmo dei tanti elettrodomestici che iniziano a popolare i desideri degli italiani. Il Carosello fa il resto. รˆ il tempo dei cibi conservati, delle merendine, delle creme spalmabili. Non รจ un caso che la Nutella nasce ufficialmente ad Alba nel 1964 (sebbene le basi erano state lanciate venti anni prima).
Ma a cambiare gran parte delle regole in cucina sono gli anni Settanta, ovvero il decennio in cui nasce e si afferma la Nouvelle Cuisine, il movimento francese che, nonostante le ritrosie a riconoscerlo, รจ rimasto fondamentale per la cucina che verrร  dopo, con i suoi piatti piรน leggeri, basati sugli ingredienti di stagione e senza eccessi di burro e di panna. Via la grandeur francese, largo alle nuove generazioni di chef. Il manifesto in dieci punti che ne nasce รจ indicativo e in parte attuale, dallโ€™alleggerimento dei menu allโ€™uso di prodotti freschi e di qualitร  (meno nei punti in cui vengono messi al bando marinature, frollature e fermentazioni).

Anni Ottanta: il decennio dellโ€™abbondanza

Gli anni Ottanta del Belpaese sembrano, perรฒ, mettere al bando la Nouvelle Cuisine. Altro che semplicitร , lโ€™Italia รจ tutta proiettata verso una esterofilia consumistica inarrestabile. Sono gli anni dellโ€™abusivismo edilizio, delle tangenti, della Milano da bere. La parola chiave รจ abbondanza. In cucina la panna la fa da padrona: dalle penne alla vodka, ai tortellini fin alla pasta con le tre P.


Non solo. Arrivano in Italia (per restarci) i primi fast food. Anzi il primo รจ proprio italiano e ammicca al modello americano. Si chiama Burghy e fa il suo esordio a Milano, a piazza San Babila, nel 1982. Lโ€™accelerazione รจ esponenziale: Burghy arriva a gestire 96 punti vendita distribuiti tra il Nord e il Centro Italia, tanto da mettere in difficoltร  perfino il colosso americano McDonaldโ€™s che, intanto โ€“ tra mille polemiche – nel 1986 arriva a piazza di Spagna.
Tutta questa abbondanza ha, perรฒ, un risvolto della medaglia: nel 1986 nascono le prime โ€œLinee Guida per una Sana Alimentazione Italianaโ€, dellโ€™Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, oggi sostituito dal Crea). Son ben lontani gli anni delle ristrettezze, gli italiani hanno un nuovo incubo: le calorie. I nutrizionisti ringraziano.
E nel 1986 nascono il Gambero Rosso e Slow Food. Anche la critica enogastronomica vuole la sua parte.

|||

Anni Novanta: la cucina va in Tv

Gli anni Novanta sono quelli della spettacolarizzazione del cibo. Unโ€™immagine su tutte: รจ il 13 ottobre 1997 quando in Tv, nella terza Camera di Bruno Vespa, Massimo Dโ€™Alema a favore di telecamere prepara il suo risotto ai funghi nel bel mezzo di una puntata dedicata alla riforma costituzionale. Ci sono anche Ferruccio De Bortoli e Gianfranco Vissani. La politica diventa pop e la cucina diventa spettacolo, mentre gli chef diventano delle vere celebritร  da piccolo schermo. Al ristorante gli italiani scelgono i menu degustazione.

La cucina del nuovo Millennio

Gli anni Duemila si aprono con il Manifesto della gastronomia molecolare italiana per mano del fisico Davide Cassi e dello chef Ettore Bocchia. Lโ€™obiettivo รจ rivalutare la tradizione gastronomica italiana attraverso l’uso di tecniche scientifiche, valorizzando le materie prime. Intanto, nuove abitudini e cucine si fanno strada: gli italiani scoprono il sushi e la colazione viene (se non sostituita) ampliata dal brunch.
Nel 2011, sullโ€™onda della spettacolarizzazione del cibo, va in onda la prima stagione di Masterchef Italia, le scuole alberghiere si riempiono di studenti e fare lo chef diventa il nuovo sogno dei ragazzi italiani.
Gli anni del Covid sono quelli della riscoperta della cucina casalinga, da cui si afferma il trend della cucina a domicilio. Ed รจ proprio nel 2020 che, Maddalena Fossati, direttrice della Cucina italiana, lancia lโ€™idea di candidare la Cucina italiana a patrimonio culturale immateriale Unesco.

Un piatto di Ettore Bocchia|copertina L'essenza dell'invisibile

Certo, come abbiamo visto da questa veloce carrellata, lโ€™evoluzione di una cucina non la si puรฒ fermare in unโ€™unica fotografia (anche se la fotografia con i festeggiamenti da Nuova Delhi ci auguriamo di poterla incorniciare a futura memoria). Per cui lโ€™appuntamento รจ piรน o meno tra altri cento anni per capire come sarร  cambiata quella che oggi, a torto o ragione, definiamo cucina italiana. To be continuedโ€ฆ

 

ยฉ Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

ยฉ Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd