Non è stato un richiamo della terra. Né un’illuminazione bucolica. È stato, piuttosto, un anno passato alle Maldive a rimettere le cose in ordine. Un incarico di progettazione che doveva durare poco si è trasformato in una permanenza lunga, logorante, carica di responsabilità inattese. In un luogo che, sulla carta, avrebbe dovuto rendere tutto più semplice. Il risultato è stato opposto: chiarire cosa non si voleva più fare. Così il ritorno non è stato verso casa, ma verso una cantina ferma da oltre dieci anni, in un paese della valle del Pescara. Torre de’ Passeri. È da lì che riparte la storia de I Vignali, l’azienda di famiglia che Alessandro Ciarlo, designer di interni romano, classe 1991, ha deciso di riprendere non per nostalgia, ma per necessità. La necessità di misurarsi con uno stile di vita diverso e con un progetto incompiuto, con una terra che chiedeva tempo e con un’idea di lavoro più coerente con il proprio sguardo sul mondo.
Quel progetto precede Alessandro di diversi decenni e inizia negli anni Cinquanta con il nonno Antonio Caùti, che acquista una casa colonica in pietra in località Paduli e avvia i primi vigneti di montepulciano. Originario di Pescara e trasferitosi a Roma per esercitare la professione di avvocato, Caùti sceglie Torre de’ Passeri, terra d’origine della famiglia della moglie, esule fiumana, come luogo di investimento e di passione, impiantando vigneti e oliveti e dando vita a una delle prime cantine del territorio.

«Negli anni Settanta – racconta oggi Alessandro – mio nonno acquistò attrezzi e trattori perché inizialmente vendeva l’uva a terzi, ma poi decise di vinificare in proprio. Avevamo dei locali in paese, appartenuti alla famiglia di mia nonna, e lì nacque una cantina che per anni fu un punto di riferimento: produttori come Pasetti, Filomusi Guelfi, Zaccagnini o Terzini si appoggiavano da lui per le vinificazioni». Con circa dieci ettari vitati, l’attività cresce, il vino viene commercializzato anche fuori regione, fino allo stop forzato.
Il terremoto dell’Aquila del 2009 provoca danni ingenti alla cantina e segna una cesura netta. L’attività si ferma, parte delle vigne viene data in affitto – anche a Pasetti – e il progetto resta sospeso. «I vigneti erano divisi in due appezzamenti – spiega Ciarlo –: su uno mio zio ha realizzato un agriturismo, l’altro è rimasto a mia madre, che però non aveva intenzione di continuare la produzione».
Nel frattempo Alessandro studia architettura d’interni e design di prodotto a Roma, seguendo le orme dei genitori, e si specializza come paesaggista, coltivando una passione sempre più profonda per le piante e per il rapporto tra ambiente e paesaggio che lo porta a lavorare in Italia e all’estero, le Maldive appunto, dove è chiamato per disegnare e allestire fin nei minimi dettagli ville e resort di un progetto che avrebbe dovuto essere di soli pochi mesi. Un’esperienza che Ciarlo definisce come inaspettatamente stressante e che instilla in lui più di un dubbio sulla direzione presa.
Dopo essere tornato in Italia, l’occasione di aiutare il nonno novantenne a impacchettare e catalogare il mobilio della casa di Torre de’ Passeri che deve essere sgomberata per consentire i lavori di restauro post sisma gli presenta l’opportunità di partecipare alla raccolta delle olive nel 2018. Il cortocircuito a questo punto è bello che innescato: «Avevo un legame affettivo fortissimo con questi luoghi, avevo voglia di cambiare prospettiva, di cambiare vita e avevo l’occasione per farlo. Così ho lasciato Roma e mi sono trasferito a Torre de’ Passeri per riprendere tutto».
La ripartenza, però, non avviene subito dal vino. Nel 2019 Alessandro sceglie di ricominciare dall’olio extravergine, riconvertendo gli oliveti al biologico e ottenendo fin da subito risultati importanti, ottenendo le Tre foglie nella guida Oli d’Italia 2023 del Gambero Rosso. È da lì che prende forma una visione agricola precisa, che in seguito verrà applicata anche alla vigna.

Durante il periodo della pandemia di Covid-19 e dei lockdown, Ciarlo si dedica completamente ai campi, da solo, senza aiuti esterni né consulenze. Un apprendistato sul campo, fatto di osservazione, tentativi e inevitabili errori. «Col senno di poi – ammette – ho fatto anche scelte sbagliate, come l’espianto di alcune vecchie viti di montepulciano. Sono proprio quelle da cui nasce Il Diplomatico, il Montepulciano d’Abruzzo oggi in commercio. Errori che però mi hanno insegnato molto».
Il vino torna in cantina con la vendemmia 2022, la prima annata commercializzata. La filosofia produttiva prende forma a partire dall’esperienza con l’olio. «Lì non puoi correggere nulla: la qualità dipende solo dalla salute della pianta e del terreno. Ho deciso di applicare lo stesso principio al vino».
Da qui la scelta del biologico, delle fermentazioni spontanee, di interventi ridotti al minimo e della rinuncia a consulenze enologiche. «Seguendo schemi troppo convenzionali sentivo che il vino perdeva autenticità». Oggi I Vignali lavora quasi esclusivamente su varietà autoctone come montepulciano, trebbiano, moscatello di Castiglione e pecorino ma porta avanti anche qualche filare di chardonnay. Dal montepulciano nascono soprattutto il Cerasuolo e i rossi; dal moscatello di Castiglione Alessandro realizza, ad anni alterni, un passito o uno spumante metodo classico (con aggiunta di pecorino e chardonnay). Vini naturali, puliti, centrati, che puntano più sulla coerenza che sull’effetto. Anche i nomi delle etichette raccontano una continuità familiare.
Negli anni ottanta Antonio Caùti aveva scelto di dedicare i vini ai nipoti e i nomi sono rimasti gli stessi anche per Alessandro, con qualche piccola aggiunta: La Bella Luli è il bianco da trebbiano ottenuto con pressatura diretta e dedicato a sua cugina Ludovica , Allegro è il bianco ottenuto da trebbiano ma con una leggera macerazione pellicolare che gli dona un bel colore dorato intenso, Filippo il Giovane è il Cerasuolo dedicato al cugino Filippo.

Oggi il Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda è declinato in due versioni: quello di pronta beva si chiama Il Diplomatico, in omaggio a Lorenzo, il fratello di Alessandro, «per la carriera che sta facendo, ma anche perché mio nonno lo ha sempre chiamato così», mentre la versione con un affinamento ulteriore, variabilmente in legno o cemento, si chiama il Vecchio Diplomatico. Alexander e Raggio di sole sono invece i nomi rispettivamente dello spumante e del passito che si contendono annualmente le uve di moscatello di Castiglione. Oggi I Vignali è il risultato di questo percorso irregolare: una ripartenza che non cancella le fratture, ma le assume come parte del progetto. Un lavoro che procede senza scorciatoie, fondato sull’osservazione, sulla pratica quotidiana e sulla consapevolezza che in agricoltura – come nella vita – non esistono traiettorie lineari, ma solo equilibri da costruire nel tempo.
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