Sanremo e polemiche

“I vegani non dormono la notte per la fame. Le donne? Celiache e isteriche”. Le battute del comico Andrea Pucci sulla cucina

Tra gli sketch del cabarettista milanese, che ha rinunciato al Festival di Sanremo, ci sono molti luoghi comune legati al cibo e alla ristorazione, che non sempre sono andati giù ai diretti interessati

  • 09 Febbraio, 2026
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«I vegetariani hanno il mio rispetto: sono persone per bene. Non sono integralisti, non danno fastidio». Parola di Andrea Pucci, il comico milanese più famoso del momento, grazie alla parabola sanremese. Dalla convocazione di Carlo Conti alla rinuncia al palco dell’Ariston, il passo è stato breve: solo 48 ore. Quarantott’ore di polemiche per la sua comicità (politicamente scorretta o politicamente orientata?) che hanno occupato social, prime pagine di giornali e niente popò di meno che le agende politiche del Governo, con tanto di post di solidarietà di Giorgia Meloni e telefonata della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, per convincerlo a ripensarci. Materiale sufficiente per un intero show comico, se non fosse che c’è poco da ridere perché è tutto vero.

Gli sketch di Pucci su vegani e vegetariani

Al di là di battute omofobe o a tema body shaming, il comico che si autodefinisce “l’unico di destra”, nei suoi spettacoli ha spesso trattato il tema cibo. Tra i suoi evergreen, per esempio, ci sono gli sketch giocati sui luoghi comuni su vegani e vegetariani, che spesso non sono andati giù né agli uni, né agli altri: «I vegetariani non danno fastidio. La mattina si vegliano e si inventano le loro centrifuga: carciofo, sedano, pompelmo, acciuga (forse questa potrebbe essere la sua battuta più riuscita sul mondo vegan; ndr)».

«I vegani non dormono la notte: hanno una fame della Madonna. Verso mezzanotte li trovi con la torcia sul Tevere a cercare il tofu. Poi ti invitano a casa loro a mangiare tutti orgogliosi hamburger di soia. Ma vai aff…». Battute che più che risultare indigeste, risultano poco inclini a far partire la risata. Se all’Ariston avrebbero funzionato non lo sapremo mai. Non in questa edizione del Festival, per lo meno.

Donne “celiache e isteriche”

Ci sono, poi, le gag sulle donne al ristorante («le donne sanno tutto sull’alimentazione perché devono rimanere magre»), che sembrano guardare più all’indietro (anni del Bagaglino o giù di lì) che in avanti. Una delle scene tipiche è quella dell’uomo che porta il gentil sesso a cena fuori e che a fine serata paga il conto: «Voi donne per tutto l’anno non mangiate ma quella sera lì avete una fame devastante. Guarda guarda, tagliolino col tartufo e Ca’ del Bosco dell’89. Ma come? Fino all’altra sera bevevate acqua delle pozzanghere».

Poi c’è quella sul modo delle donne di presentarsi al cameriere come «allergiche al glutine, celiache, isteriche, fotovoltaiche. Ma – conclude Pucci – allora via dal cazzo. Via, via».

Ad andare via dall’Ariston, però, in questo caso è lo stesso Pucci. Non sappiamo cosa, l’Alvaro Vitali degli anni Venti del Duemila avrebbe portato sul palco dell’Ariston. Non sappiamo se avrebbe puntato sulla politica, sulle donne, sul mondo Lgbt, sull’aspetto della Schlein, sulle scorregge (altro cavallo di battaglia) o sulla cucina (anche se su quest’ultima ci avremmo scommesso), l’unica certezza è che la polemica sarebbe stata senz’altro servita sul piatto d’argento. Il fatto che sia arrivata ancor prima dell’antipasto ci dice solo che Sanremo ha già fatto centro. Se colpendo la libertà di satira o la cultura woke, non ha importanza. In fondo il grande show si nutre di tutto.

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