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Il rifugio segreto dei cantanti a Sanremo: "Dopo la vittoria, Arisa a cena da noi alle 5 del mattino"

Da trent'anni Camelot è un riferimento per habitué del posto, turisti, artisti e addetti ai lavori dietro le quinte. Ecco qualche appetitoso aneddoto

  • 28 Febbraio, 2026
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«Bagni di folla e assalti di paparazzi? Niente di tutto ciò. Noi siamo sopra il livello della strada e chiudendo la porta isoliamo tutto. Una volta Piero Pelù, Paola Turci e i Sottotono inseguiti da Striscia la Notizia per la consegna del tapiro d’oro trovarono rifugio qui. Accadde anche a Beppe Fiorello, mentre per Don Ciotti abbiamo proprio chiuso tutto: misero il locale in sicurezza». Gianluca Trimboli è il titolare dell’Osteria Camelot, un posto casereccio nel cuore del centro storico di Sanremo. L’ha aperta trent’anni fa con la mamma e il fratello, ancora con lui nella gestione. Camelot si trova negli spazi storici dell’antico Palazzo dei Conti Sapia Rossi, dove, secondo la memoria locale, nel 1794 fu accolto Napoleone Bonaparte. «In principio era una stalla, poi diventò cantina, infine l’abbiamo rilevata e ne abbiamo fatto quello che è oggi: un posto dove tutti devono sentirsi a casa».

L’osteria amata da cantanti di Sanremo

«Abbiamo una solida clientela affezionata, poi tanti stranieri prevalentemente da Norvegia o in generale dal Nordeuropa (che stanno comprando parecchie case qui in centro storico). È che da noi non c’è distacco con i clienti, siamo in famiglia e tutti devono sentirsi come a casa. E poi c’è il pesto di mamma Tita…». Non ci sono dubbi che la vera star di questo rifugio (in senso letterale, vedi sopra) di buona cucina tipica sia appunto mamma Tita, 83 anni alle spalle e un talento ai fornelli da disco d’oro. Cintura nera di pasta fatta in casa, pesto, dolci, continua a essere la regina dei fornelli. «Ma quando inizia a esserci troppo movimento, va a casa e la sostituiscono i ragazzi».

Racconta ancora Gianluca «Da noi oltre che cantanti e personaggi “sulla ribalta” sono sempre venuti altresì addetti ai lavori come fonici o giornalisti Rai. Ci sono stati lo staff della Warner Bros nonché dei vari sponsor, tipo Red Bull. E non solo durante il Festival, pure in altre occasioni, in particolare il Premio Tenco». E proprio in ragione di quell’accoglienza calda e rassicurante con molti giocoforza si diventa amici. «Con Roy Paci ci si vede spesso fuori da qui, idem dicasi per con Fabrizio Biggio (storico collaboratore di Fiorello e attuale conduttore de “La Pennicanza” su Radio2, ndr), per bere una birra e fare una chiacchiera.

Quella volta che Irene Grandi chiese la carne di struzzo

Da Camelot non si propone mai un menu fisso, si va sempre alla carta, che è abbastanza concisa perché si lavora su prodotti freschi e di giornata. I classici ci sono tutti: brandacujun, coniglio alla ligure, acciughe, i carciofi di Poggio tanto amati da Dargen D’Amico e da Ditonellapiaga.«Siamo vicinissimi al mercato, e in questo periodo i carciofi sono speciali. Li prepariamo in carpaccio, con tagliolini e vongole o con tagliolini e salsiccia di Ceriana». A questo punto scatta la solita domanda: capricci da star a tavola?

«In generale oggi tutti lamentano qualche intolleranza, la colpa dei mali del mondo è diventata il glutine. Detto questo, qualcuno che ci ha chiesto robe “strane” c’è stato. Irene Grandi per esempio voleva la carne di struzzo, la più magra in assoluto. Risposi scherzando “vado a comprarla in pescheria?”» Ha digiunato? «Macché. È venuta una settimana intera e ha gustato acciughe, tonno, ravioli di borragine». Arisa invece è grande fan del pesto di Tita. Ma anche lei nell’anno della vittoria al Festival ha fatto “sudare” i Trimboli. «Venne a mangiare da noi alle 5 del mattino. Fu una faticosissima maratona».

Oggi le saracinesche si abbassano a orari umani (“peraltro il caso ha voluto che proprio in questo periodo sulla strada antistante l’osteria ci siano lavori in corso”), e nonostante pranzi e cene siano sempre affollati  a un certo punto si raggiunge mamma Tita e si va tutti a nanna. «Abbiamo appena 46 coperti, che in certi momenti, tipo ieri sera, tiriamo fino a 90. Ma niente più ore piccole: cominciamo ad avere un’età». Dalla vitalità e dall’entusiasmo non si direbbe. Ma in fin dei conti è giusto così.

Osteria Camelot – Sanremo (IM) – via Morando – 0184 591445 – osteriacamelot.it

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