Interviste

"Gigi D'Alessio cucinava con noi le cozze. Fiorello? Dieta rigidissima". Gli aneddoti della trattoria di Sanremo amata dai vip durante il Festival

Una gestione familiare giunta alla quarta generazione e un parterre di affezionati ospiti illustri. Ecco una delle osterie più frequentate durante il Festival

  • 15 Febbraio, 2026
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«Scusa l’attesa, ma qua abbiamo appena finito il pranzo e c’è già un bel movimento». A Sanremo fervono i preparativi per la serata inaugurale dell’edizione numero 77 del festival della Canzone Italiana, diretto da Carlo Conti e già infarcito di qualche sana polemica che male non fa mai. A risponderci trafelato ma disponibile ed entusiasta è Raffaele, che insieme al fratello Marco gestisce dal 2013 una delle istituzioni gastronomiche della Città dei Fiori, la Trattoria del Porto da Nicò.

La storia della Trattoria Da Nicò

Siamo nel cuore di Piazza Bresca, a pochi passi dall’Ariston, dal Porto Vecchio e dal Casinò, e la Trattoria del Porto, meglio conosciuta come Da Nicò, nasce come semplice osteria nel 1935 e nel corso di quasi un secolo di attività diventa un punto di riferimento per residenti, turisti e ospiti illustri che ogni anno affollano la città durante la settimana del Festival. Le foto alle pareti testimoniano il passaggio di artisti come Fausto Leali, i Ricchi e Poveri, Fedez, Andy Garcia, calciatori con rispettive consorti, nomi noti del jet set e della politica.

Marco Martino, chef

Marco e Raffaele sono i rappresentanti della quarta generazione della famiglia Nicò  – il cognome Martino è quello della nonna -, legata alla cucina di mare e alla tradizione ligure, e hanno raccolto il testimone paterno quasi 15 anni fa mantenere un’identità autentica e uno spirito verace pur evolvendosi e affinando menu e servizio. Anche per fronteggiare i bagni di folla e le ospitate vip durante la kermesse sanremese.

«Siamo ormai diventati un appuntamento fisso per molti artisti come per chi viene per divertirsi e vivere il clima festivaliero. In quei momenti bisogna essere più svelti, dinamici, pronti. La nostra proposta, inoltre, già variabile con le stagioni, in quel periodo diventa ancora più flessibile in base alle esigenze degli ospiti» spiega Raffaele, responsabile in sala mentre il fratello si occupa dei fornelli. «Pure gli spazi sono rimodulati, con salette private per garantire discrezione e tranquillità.

Quella volta che Fiorello si attaccò al galletto arrosto (caduto)

«Era il 2021, l’anno del Festival a porte chiuse. In quella difficile edizione abbiamo avuto la fortuna di curare il catering nell’albergo dove risiedeva lo staff. C’era Amadeus con le sue doppie colazioni sempre uguali, e Fiorello con un regime alimentare dieta che prevedeva tutto pesato al grammo. Per lui una sera le proteine erano due bei galletti arrosto. Col primo tutto bene, al secondo inciampai e la portata cadde a terra». Non avremmo voluto essere nei panni del povero Raffaele, in quel momento comprensibilmente sull’orlo della disperazione.

«Scese il gelo. Io con una manovra atletica afferrai con una mano il piatto, con l’altra il volatile scusandomi in tutte le lingue, ma mentre lo stavo riportando in cucina Fiorello lo agguantò perché voleva mangiarlo lo stesso. Un tira e molla comico che alla fine vinse lui». E quando nei giorni successivi Raffaele incrociava l’artista non finiva mai di scusarsi «ma la cosa bella è stata la scoperta di un lato umano e semplice che non mi aspettavo. Mi disse infatti: “Sono incidenti che capitano, io sono partito facendo il cameriere e me ne rendo conto. Tu si vede che sei preciso e professionale, inoltre stai lavorando con la doppia mascherina. E poi il galletto a terra non ci è rimasto per più di 5 secondi. La regola dice che si può mangiare».

Le cozze cucinate da Gigi D’Alessio

Raffaele racconta che sulla questione alimentare non hanno mai dovuto fronteggiare particolari capricci. Piuttosto inaspettate incursioni ai fornelli… «Quando c’era ancora mio padre alla guida, prima del 2013, arriva Gigi D’Alessio sentenziando (scherzosamente): “Ma io sai sono napoletano, le cozze come le faccio io non le fa nessuno…”. Detto, fatto. Il cantante partenopeo prende possesso dei fornelli e col benestare del boss se le prepara come sa lui».

Raffaele parla anche dei bagni di folla e di paparazzi a fronte dei quali ormai sono attrezzati come un esercito. «È il 2010. Belen presenta il Festival e arriva a mangiare con Fabrizio Corona, il suo compagno di allora (peraltro siamo finiti nelle immagini della docuserie Netflix “Io sono notizia”). Entrambi si dimostrarono gentili ed educati, nient’affatto spocchiosi, ma la questione paparazzi fu difficile da gestire. Non tanto per farli entrare quanto per farli uscire. Abbiamo dovuto letteralmente fare da scudo umano, gli stewart loro intorno a noi e la polizia intorno agli stewart per fare 100 metri a passo di formica. C’era tanta di quella gente!».

Stessa situazione nello stesso anno per Andy Garcia, dice Raffaele “aprendo il cassetto dei ricordi”, mentre quello dopo fu la volta di  Antonio Cassano, che a quei tempi giocava  nella Sampdoria.

Tutti vogliono il brandacujun (ma prima del Festival)

Ma cosa si mangia da Nicò? «Da sempre il focus è sul pesce fresco e locale. Quindi c’è il gambero di Sanremo, che abbiamo grazie alla grande fatica e allo sforzo immenso che fanno i pescatori della zona in questo momento di seria difficoltà per ragioni burocratiche. Questo lo posso dire da vicinissimo perché molti sono miei amici. Poi il carciofo di Poggio (la cittadina della salita del Poggio della Milano-Sanremo), o di Albenga. Come detto la carne non manca, da un filetto alla griglia a una guancia brasata insieme a qualche taglio più pregiato». E per i vegetariani? «Finora non ci sono mai capitate richieste specifiche, più che altro perché seguendo la stagione inseriamo sempre qualcosa di veg in carta, tra vellutate di zucca e carpaccio di carciofi con scaglie di grana».

Tra le ricette più amate, oltre alle storiche penne alla Nicò, nate negli anni Quaranta, c’è il brandacujun, piatto simbolo della cucina ligure. «È uno dei nostri cavalli di battaglia», dicono i titolari, e non è raro sentirsi dire dalle persone in fila per un tavolo durante la settimana del Festival: «Vengo qui soprattutto per quello». Ma, c’è un ma. «In quella settimana è un sogno proibito per artisti e personaggi del mondo dello spettacolo, che evitano come la peste aglio e cipolla. Lì un pizzico d’aglio è obbligatorio, e durante le interviste potrebbe “riproporsi” in modo poco gentile.  Ma niente paura: nei giorni precedenti ne fanno vere scorpacciate».

 

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