In difficoltร negli Stati Uniti, le cantine italiane stanno modificando le proprie strategie fuori confine. E guardano a quelle alternative di cui si parla da tempo. Nomisma Wine Monitor ha fornito, in un’analisi pubblicata il 4 marzo, un quadro dell’andamento delle vendite in diversi Paesi target nell’extra Ue, come Cina, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Svizzera e Brasile. Purtroppo, i dati non sono esaltanti.
Nomisma รจ partita dal quadro negli Usa, dove i dazi di Trump hanno generato ยซforti turbolenzeยป. La flessione nel 2025 dell’import di vino complessivaย รจ stata di quasi 12% a valore (5,5 mld di euro) e solo la presa in carico di una quota delle tariffe aggiuntive, a scapito della propria marginalitร da parte di produttori e importatori, ha permesso di evitare il crollo dei volumi. Alla fase di stoccaggio preventivo รจ seguita una riduzione delle spedizioni. E la necessitร di mitigare l’effetto dei dazi ha spinto le imprese italiane, come ha spiegato il responsabile Denis Pantini, a incrementare il posizionamento negli altri Paesi. ยซNonostante molti principali mercati di sbocco abbiano registrato nel 2025 performance negative delle importazioni – ha sottolineato – fortunatamente le destinazioni alternative non sembrano mancare, a partire dallโEst Europa, come Polonia e Repubblica Ceca, fino al Sud-Est Asiatico, come Vietnam e Thailandiaยป.
Nel solo mercato statunitense, l’export di vino Dop made in Italy registra a novembre 2025 volumi di 2,37 milioni di ettolitri per 1,3 miliardi di euro, con cali rispettivi del 2,6% e del 6,2% sul 2024. A pagare sono stati i rossi Dop, con flessioni oltre il 7% per quelli di Toscana, Piemonte e Veneto. Un’eccezione per i bianchi siciliani (+12%) e i bianchi toscani (+39%), mentre restano positive le esportazioni di Prosecco (+1,3%) malgrado un calo a valore (-2 per cento).
In Giappone, gli acquisti di vino dall’estero sono pari a 1,5 miliardi di euro (-1,7%) con quantitร in flessione del -2,2%. Tutti i fornitori, esclusa la Francia (prima), perdono in valore incluse Spagna e Italia, mentre Cile e Stati Uniti incrementano nei volumi. Il vino italiano detiene una quota di mercato del 12,5%. In Corea del Sud aumentano (+5,3%) i volumi totali di vino importato mentre scende del 10% il valore complessivo (385 mln di euro). Il calo nel giro d’affari interessa tutte le tipologie, tranne gli sfusi (+30,6%). Relativamente ai vini italiani Dop, l’andamento รจ positivo per i rossi del Veneto (con significativa crescita a valore e a volume).
Il 2025 della Cina รจ stato negativo, con volumi di vino acquistati poco sopra i 2 milioni di ettolitri e un valore di 1,3 miliardi di euro. Riduzioni in tutte le categorie di prodotto con la sola eccezione degli spumanti (quantitร in crescita e valori in calo). L’Italia perde oltre il 15% in valore.

Situazione difficile anche nel Regno Unito, con acquisti in calo del 6% a volume e del 6,3% a valore (4,3 miliardi di euro). Tutte le tipologie, fa sapere Nomisma wine monitor, perdono terreno, con un calo anche di prezzi medi di fermi e frizzanti imbottigliati e spumanti. L’Italia resta secondo fornitore (24% di quota) e perde il 6% in valore. Anche la Svizzera ha acquistato meno vino (-4,7%) con un lieve incremento dei valori (+0,7% a 1,2 miliardi di euro) tra 2025 e 2024. I prodotti italiani perdono quasi il 6% a valore e il 3% a volume.

Qualche speranza arriva dal Brasile, con import di vini a +3,5% in volume e +1,9% in valore. Tendenza favorita dal buon risultato dei vini fermi e frizzanti imbottigliati. Per quanto riguarda i prodotti italiani a Dop, ha fatto sapere Nomisma Wine Monitor, si segnalano crescite in valore e in volume, con i rossi della Toscana i piรน esportati a valore verso il Brasile coi bianchi del Veneto primi a volume.
ยซMercato strategico – conclude Pantini – in chiave futura, anche alla luce dellโaccordo di libero scambio Ue-Mercosur che, come annunciato venerdรฌ dalla Commissione Ue, sarร comunque applicato in via provvisoria in attesa della ratifica da parte del Parlamento europeoยป.
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