Nel mondo del vino tricolore, insieme a poche altre, esiste una certezza: Toscana=Sangiovese. Siamo, infatti, abituati ad associare il vitigno toscano per eccellenza alle aree classiche del Brunello di Montalcino, del Chianti Classico e del Nobile di Montepulciano, territori dove il sangiovese trova le sue declinazioni più avvincenti. Se questo scenario è ormai consolidato. esiste, però, anche una piccola realtà nei pressi di Chiusi, che ne ha fatto una sorta di affascinante “devozione”, capace di farsi invidiare: l’azienda Colle Santa Mustiola

Si tratta di una realtà produttiva nei pressi di Chiusi, posta in un luogo relativamente distante dai “confini ufficiali” dei grandi Sangiovese toscani. Qui, Fabio Cenni ha concepito un progetto senza compromessi nei terreni di famiglia, dove il rigore della semplicità diventa la regola a partire da un solo protagonista, il Sangiovese, appunto. Con l’annata 1992 esce il primo Poggio ai Chiari (i “chiari” sono gli specchi d’acqua nei pressi dei vigneti aziendali, dal lago di Chiusi al vicino Trasimeno), il piccolo grande capolavoro di Colle Santa Mustiola. Un vino che esordisce in un’annata particolarmente sfortunata, ma capace di segnalarsi come uno dei più riusciti, ripetendosi con la 2002 (e pure con la 2003) a dimostrazione della sua attitudine ad uscire tra i migliori anche nei millesimi più critici. Brillando, evidentemente, nelle vendemmie più importanti: “la 2006 e la 2016 sono forse le migliori che ho prodotto”, osserva Fabio Cenni.

Nella guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, dalla sua prima uscita a oggi, ha quasi sempre ottenuto valutazioni molto alte, aggiudicandosi il massimo riconoscimento, i Tre Bicchieri, due volte con le annate 2006 e 2007 e arrivando alle nostre degustazioni finali innumerevoli volte, come l’ultima annata, la 2017.
Poggio ai Chiari è un Sangiovese che trova nel tempo quell’aura particolare, propria delle alchimie enoiche più riuscite, maturando per 6 anni in legno di varia misura ed uscendo dalla cantina a 10 anni dalla vendemmia, dopo un lunghissimo affinamento in bottiglia.

Una cantina scavata nel tufo a partire da una tomba etrusca che “rimanda ad un’antichissima tradizione enologica – sottolinea Cenni – riportando alla luce la storia di un territorio di grande significato enologico”. Gli ettari a vigneto di Colle Santa Mustiola sono 5 e allevati esclusivamente a sangiovese, con 28 cloni provenienti da un’antica selezione massale, che comprende anche individui franchi di piede, e da un’ulteriore selezione a cura dell’ampelografo Roberto Bandinelli.

I suoli sono di origine pliocenica, caratterizzati da depositi alluvionali, dalle intriganti analogie con i terreni del bordolese. Accanto al Poggio ai Chari nel portafoglio etichette aziendale ci sono, sempre ottenuti da sole uve sangiovese: il Vigna Flavia, prodotto per la prima volta con l’annata 2008, maturato solo in legno grande per 4 anni e immesso sul mercato a 7 anni dalla vendemmia, il rosato Kernos, lo spumante rosato Aldonem, ottenuto con “metodo Scacchi” e L’Oreus, per adesso la sola cuvée a base Sangiovese composta da vini di diverse annate maturati in legni di varia misura, sul modello, per fare un esempio, dell’Unico Reserva Especial di Vega Sicilia.

Oggi la cantina di Fabio Cenni, che produce complessivamente 18.000 bottiglie, continua il suo originale percorso, senza cedere di un millimetro alle varie e passeggere mode enoiche del Bel Paese, e, come di consueto, approderà anche a Vinitaly che “resta – spiega Fabio Cenni – una manifestazione di valore, importante anche per una piccola azienda come la mia, soprattutto per la visibilità che ancora offre e perché rappresenta l’unica kermesse del mondo del vino italiano a tutto tondo”.
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