La Falanghina è la punta di diamante della produzione vitivinicola del Sannio, l’area geografica della Campania compresa tra i massicci montuosi del Taburno e del Matese, e coltivata in tutto il territorio del Beneventano, dove si distinguono le quattro sottozone di Sant’Agata dei Goti, Taburno, Guardia Sanframondi e Solopaca (ma negli ultimi anni stiamo assistendo a ottime prove anche di alcuni rossi, a partire dall’Aglianico). A fine 2025 i produttori, riuniti nel Consorzio di tutela vini Sannio, hanno presentato un pacchetto di misure di revisione delle denominazioni, che prevede tra le altre la richiesta della Docg proprio per l’attuale Falanghina del Sannio Dop (con l’introduzione delle versioni riserva, superiore e gran selezione).

La falanghina, insieme all’aglianico, è il vitigno che ha più storia alle spalle e tra quelli che sono più legati alle tradizioni agricole della Campania, ma la sua ampia diffusione è relativamente recente, risalendo a metà anni Settanta del secolo scorso.. Il nome sembra derivare da “falanx”, il palo utilizzato in quei tempi per fare da sostegno alla vite. Col passare dei secoli nella regione si sono differenziate geneticamente due tipologie di falanghina; una è quella dei Campi Flegrei, la cui diffusione si deve alla famiglia Martusciello, che recuperò alcuni ceppi centenari a piede franco coltivati alle pendici del Lago di Averno, l’altra è quella del Sannio, molto più nota, una varietà che sembrerebbe essere originaria di Bonea e che venne riscoperta da Leonardo Mustilli

Adattandosi ai due territori, molto diversi tra loro, anche le due varietà si sono differenziate un po’ e se vinificate rispettandone le peculiarità, si riesce spesso a percepire le diverse sfumature: sapidità e sensazioni minerali in quella dei Campi Flegrei; acidità e struttura in quella del Sannio. Troviamo vigneti di falanghina, però, in molte altre zone della Campania e non solo: negli anni il vitigno ha varcato i confini regionali attestandosi anche in Molise e nel nord della Puglia.
Nella tipologia Falanghina del Sannio il vino è fine e floreale, dal carattere agrumato e dal sapore equilibrato. Nella Vendemmia Tardiva i grappoli vengono lasciati sulla vite per farli appassire aumentandone così il contenuto zuccherino. Ne derivano vini più strutturati, meno acidi e dal sapore più intenso. Il suo nerbo agrumato permette di ottenerne anche una versione spumantizzata nei dosaggi Extra Brut, Brut ed Extra Dry. La Falanghina del Sannio Passito, infine, ha profumi ampi e intensi dal sapore amabile o dolce.
L’attitudine all’invecchiamento dei vini da uve falanghina ha consentito di mettere in evidenza come cambi nel corso del tempo l’aroma. Il profilo sensoriale dopo sei mesi dalla vendemmia risulta caratterizzato da una forte dominanza di note di banana, mela e ananas, con un contributo secondario fornito da note floreali, di albicocca e pesca. Dopo 18 mesi di conservazione in bottiglia il profilo aromatico si presenta più bilanciato, passando da note essenzialmente fermentative a odori che verosimilmente sono maggiormente legati alla varietà di uva. Questa evoluzione si spiega perché nel corso dell’invecchiamento le molecole maggiormente responsabili degli odori fruttati comuni ai vini giovani si degradano rapidamente. Parallelamente, si determina un aumento della complessità e della specificità aromatica del vino.

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Tra le Falanghina del Sannio che si sono posizionate sui gradini più alti del nostro podio (con Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento, o Due Bicchieri Rossi, essendo arrivate in finale), 6 costano meno di 15 euro (in un caso meno di 10 euro), in enoteca e negli shop on line, dimostrando quindi un eccellente rapporto qualità prezzo, tutte recensite nelle guide Vini d’Italia e BereBene. E sono quelle che trovate nella lista che segue.

Falanghina del Sannio Janare Anima Lavica 2024 – La Guardiense Janare

Falanghina del Sannio Janare Senete 2024 – La Guardiense Janare
Nel cuore del Sannio, a Guardia Sanframondi, sorge La Guardiense (che abbiamo premiato come Cantina Cooperativa dell’Anno 2026), una delle più grandi cooperative vitivinicole d’Italia, fondata nel 1960 da 33 agricoltori lungimiranti. Oggi, con circa 1000 soci e 1500 ettari di vigneti, l’azienda produce cinque milioni e mezzo di bottiglie all’anno, mantenendo tuttavia un forte legame con il territorio e una costante attenzione all’innovazione. La gamma Janare è quella che racchiude i vini più ambiziosi, partendo ovviamente dai due pilastri del Sannio, la falanghina e l’aglianico.
Nel derby aziendale delle Falanghina ha vinto l’Anima Lavica ’24, ottenendo i Tre Bicchieri della guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso: è caratterizzata da un bouquet all’insegna degli agrumi gialli, limone e cedro, che virano su note di fiori di campo ed erbe aromatiche. Al palato è lineare, sapida e minerale, di grande tensione, e chiude fresca e lunga su ricordi agrumati. Bella timbirca di erbe aromatiche anche sulla Janare Senete ’24, agile e scattante, dotata di buona acidità e di sorso salino.

Falanghina del Sannio Taburno BjondoRe 2024 – Fontanavecchia
La storia dell’azienda Fontanavecchia è profondamente legata al territorio del Sannio, con testimonianze di produzione vinicola risalenti a registri borbonici preunitari. Negli anni ’90, sotto la guida di Orazio Rillo e successivamente del figlio Libero, l’azienda ha intrapreso un percorso di modernizzazione, iniziando l’imbottigliamento dei propri vini e puntando su vitigni autoctoni, soprattutto sulla falanghina e l’aglianico. Lo stile dei vini predilige la ricerca della freschezza e della fragranza sui bianchi, e di una struttura armonica ed equiibrata sui rossi. Il progetto sul Libero procede, con la valorizzazione dei tre appezzamenti, suddivisi su tre etichette: quella che ci ha convinto di più è la F190, iodata, energica e tesa. Ma l’alloro va al BjondoRe, Falanghina che ancora una volta si pone tra le migliori assaggiate nel Sannio. Fieno appena falciato, cedro, ananas timo si riverberano in una bocca di buona espansione sapida.

Falanghina del Sannio 2023 – Mario Fappiano
Alla guida di questa giovane e promettente realtà vitivinicola situata a San Lorenzello, borgo ai piedi del Massiccio del Matese, troviamo la famiglia Fappiano che produce vino da quattro generazioni. Ma è con Mario, quarantenne con una laurea in economia aziendale, che l’azienda ha intrapreso un percorso di rinnovamento e valorizzazione dei vigneti di proprietà, che si estendono per una ventina di ettari e sono coltivati con varietà tipiche campane: falanghina, aglianico, piedirosso, fiano e camaiola, quest’ultima conosciuta anche come barbera del Sannio. Convince anche quest’anno la Falanghina ’23: profuma di pesca matura, nespola e miele bianco, un profilo aromatico che in bocca non si trasforma in dolcezza ma in sapore, con una componente quasi muschiata che fa da controcanto rinfrescante.

Sanframondi 2024 – Aia dei Colombi
Fondata nel 2002 dalla famiglia Pascale, l’azienda Aia dei Colombi rappresenta la continuazione di una lunga tradizione agricola nel cuore del Sannio beneventano. Profuma di fieno, erbette e scorza di pompelmo la Falanghina Guardia Sanframondi ‘24 (e costa meno di 10 euro!), tra le espressioni più sobrie, lineari e raffinate del vitigno, con un finale citrino e di salvia che invita al secondo sorso. I vigneti che si estendono tra Guardia Sanframondi e Castelvenere ospitano principalmente vitigni autoctoni come aglianico e falanghina, affiancati da piccole parcelle di sangiovese, fiano, merlot e cabernet sauvignon. In cantina, l’approccio mira a valorizzare le caratteristiche varietali: i vini bianchi vengono vinificati in acciaio per esaltarne freschezza e aromaticità, mentre l’aglianico affina in barrique per smussarne i tannini e arricchirne la complessità.

Falanghina del Sannio Svelato 2024 – Terre Stregate
Era il 2004 quando Armando Iacobucci decise di lanciarsi anche nella vitivinicoltura integrando la produzione olivicola preesistente con quella del vino e restaurando l’antica cantina del nonno. La gestione è oggi affidata alla seconda generazione: Carlo si occupa della conduzione agronomica delle vigne, mentre Filomena è responsabile dell’area commerciale. I vigneti si estendono tra i comuni di Guardia Sanframondi, Castelvenere e Puglianello, in provincia di Benevento, nel cuore del Sannio. L’area è compresa tra la Valle Telesina e le pendici del Matese, lungo le colline che si affacciano sul fiume Calore, zona storicamente vocata alla viticoltura. La Falanghina del Sannio Svelato è come di consueto un bianco fragrante a cui siamo abituati: frutto bianco maturo, cedro, timo, bocca sapida, agile, ben dimensionata.
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