Tre Bicchieri

In Puglia non ci sono solo rossi: il Fiano che cambia il racconto del Sud

Tra Otranto e l’entroterra salentino, Menhir Marangelli firma un Fiano premiato che racconta una Puglia diversa, più fresca e minerale

  • 03 Maggio, 2026
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Il menhir è una pietra eretta, un segno arcaico che attraversa il tempo e punteggia il paesaggio della Terra d’Otranto, in Puglia. Non è solo un elemento archeologico: è un riferimento, un punto di orientamento, una presenza che tiene insieme memoria e territorio. È per questo che Gaetano Marangelli, alla fine degli anni Novanta, ha deciso di battezzare così la sua azienda vitivinicola. «Menhir nasce alla fine del secolo scorso, in un momento di grande entusiasmo per la viticoltura pugliese, e prende forma dalla scelta di costruire un percorso legato a un’idea di vita prima ancora che di produzione, senza inseguire le aree più vocate del momento», ci spiega Gaetano. Che continua «e così ho scelto la Terra d’Otranto, di vivere a Maglie e dedicare l’attività aziendale alle campagne che si estendono verso Otranto, coinvolgendo piccoli comuni come Bagnolo, Minervino e Palmariggi, un contesto in cui paesaggio, prossimità al mare e senso di comunità definiscono un equilibrio quotidiano».

Radici e cambiamento: la nuova identità di Menhir Marangelli

Fino allo scorso anno l’azienda si chiamava Menhir Salento e aveva come simbolo uno scudo. Nel corso del 2025, Gaetano ha deciso di imprimere una svolta all’azienda proprio a partire dal nome e dal brand: «l’unione con il nome della famiglia segna un passaggio identitario importante. “Menhir Marangelli” diventa una presa di posizione: dichiarare un legame diretto con la terra e, insieme, assumersi la responsabilità di interpretarla, proteggerla, prendersene cura. È un equilibrio tra continuità e visione: custodire ciò che esiste da secoli, ma con uno sguardo capace di evolvere. In questa direzione si inserisce anche la scelta più recente del tarassaco come segno grafico, al posto dello scudo. È un simbolo che racconta la capacità di adattarsi e rigenerarsi — un tema inevitabile in un territorio segnato anche dalla Xylella — ma anche l’idea di diffusione, di apertura, come i semi che si muovono con il vento. Allo stesso tempo, il tarassaco mantiene una radice profonda, stabile. È questa doppia tensione, tra radicamento e dinamismo, che oggi sintetizza meglio l’identità dell’azienda».

I vigneti di Menhir Marangelli tra terra e mare

Ma dove si trovano i vigneti dell’azienda? «in un posto che amiamo definire “entroterra costiero” della Terra d’Otranto: una campagna apparentemente interna, ma in realtà costantemente influenzata dalla vicinanza del mare. I suoli dei nostri poderi, dislocati tra Bagnolo del Salento, Palmariggi e Otranto sono un’alternanza di terre rosse e componenti calcaree, con una buona capacità drenante e una forte presenza minerale. A questo si aggiungono ventilazione costante e importanti escursioni termiche, soprattutto nei vigneti più esposti. Questo equilibrio si riflette nei vini in modo molto netto: da un lato maturità e generosità tipiche del Sud, dall’altro una tensione verticale, fatta di freschezza, sapidità e precisione aromatica. È un territorio che, se lavorato con attenzione, permette di uscire da una lettura stereotipata della Puglia».

Terra d’Otranto Fiano Ora 2023 – Menhir Marangelli

Il Fiano che cambia il racconto della Puglia: l’Ora ’23

E proprio gli stereotipi ci raccontano una Puglia come terra (quasi) solo di grandi rossi, dai Primitivo ai Negroamaro ai Salice Salentino rossi, alla Malvasia nera . Ma Gaetano quest’anno ha sparigliato le carte presentando alle nostre degustazioni un grande vino bianco, a base di fiano: «più che una sfida, è stata una domanda che ci siamo posti nel tempo. La Puglia è spesso raccontata attraverso i rossi, ma offre condizioni pedoclimatiche che possono sostenere anche bianchi di grande interesse, soprattutto sul piano della freschezza e della componente sapida. Il lavoro sul fiano nasce proprio da qui: dalla volontà di capire come questo territorio potesse esprimersi su registri diversi, senza forzature».

Il risultato di questo lavoro si concretizza nel Fiano Ora 2023, che abbiamo premiato con i Tre Bicchieri sulla guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso,. «Ora ’23 nasce da un’attenta selezione delle uve provenienti dal Podere Quattro Macine (tra Bagnolo e Palmariggi), raccolte in un momento in cui l’equilibrio tra maturità aromatica, accumulo zuccherino e acidità è ancora perfettamente definito. La vinificazione prevede una breve macerazione pre-fermentativa sulle bucce; poi il lavoro in cantina segue un approccio per sottrazione: interventi minimi, controllo rigoroso delle temperature e un affinamento mirato a esaltare la componente minerale e la tensione gustativa. Ne risulta un bianco che rifugge la facile immediatezza, costruendo la propria identità sulla struttura».

Anche noi  del Gambero Rosso ne abbiamo apprezzato la grande personalità: fragrante lo spettro aromatico che attacca sui toni di fiori bianchi, gelsomino, susina e pepe bianco; ben bilanciato il sorso, morbido in entrata e con un’incisiva sapidità che prolunga l’assaggio. Chiude Gaetano: «Abbiamo accolto iI riconoscimento dei Tre Bicchieri con grande gratitudine, perché ha intercettato non solo la qualità del vino, ma anche la coerenza del percorso che lo ha generato. È stato un passaggio importante, soprattutto perché questo lavoro è stato riconosciuto da chi il vino lo assaggia, lo valuta e lo racconta: appassionati, professionisti, degustatori. Per noi resta soprattutto l’orgoglio di aver costruito un bianco che oggi trova grande riscontro, senza perdere il legame con il territorio da cui nasce».

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