Via Santa Croce รจ una viuzza tranquilla ai margini di una delle piazze piรน belle del centro storico di Torino, nome ufficiale Piazza Carlo Emanuele I ma per tutti “Piazza Carlina”, allusione ai modi poco virili del duca di Savoia. Era lโantica piazza del mercato del vino, ai tempi dellโoccupazione francese vi fu installata la ghigliottina, nella casa dโepoca che oggi ospita un fascinoso hotel NH, dove ha vissuto Antonio Gramsci. Al centrocsvetta la statua di Cavour, il cui candore, accentuato dai restauri, le conferisce quasi lโaspetto di un santo civile.
In questo scenario sabaudo, il bel negozio allโangolo tra via Santa Croce – che prende il nome dalla chiesa settecentesca progettata da Filippo Juvarra – e via San Francesco da Paola, fino a poco tempo fa dedicato ai tessuti dโarredo artigianali, si รจ trasformato da pochi giorni in una delle piรน interessanti nuove panetterie torinesi: Pier Boulangerie. Esiste un nuovo corso delle panetterie che stanno diventando sempre di piรน luoghi di incontro, di sperimentazione, di convivialitร , per cui il termine โ panetteriaโ รจ quasi riduttivo. Grandi vetrine, laboratorio a vista, un bancone traboccante di croissant sfogliati alla francese (e ripieni al momento di marmellate maison) Pier Boulangerie rivela la sua vocazione alla viennoiserie fin dal nome.

Ed รจ un progetto al femminile: Pier infatti arriva dal cognome di chi ha avuto lโidea, ovvero Maria Antonietta Piermattei e dal nome di suo figlio, Pier Paolo. Se poi si aggiunge il nome del marito e padre, Raffaele dโErrico, che da anni gestisce il panificio Bono al Mercato Centrale a Porta Palazzo, cuore gastronomico e multietnico di Torino, si capisce che il progetto รจ nato nel modo giusto. Con grandi investimenti di macchinari, una canna fumaria a regola dโarte, e uno spirito femminile: oltre a Maria Antonietta, la giovane pasticcera Lina Esposito, che nonostante il nome ultrapartenopeo รจ una cultrice della viennoiserie alla francese, e prepara perfetti croissant sfogliati, vuoti e da farcire a piacere con marmellate fatte in casa (in stagione anche di arance e limoni), crema, miele dโacacia. O ancora, pain suisse, cinnamon roll, il cruffin, un poโ croissant e un poโ muffin, cotto al forno, lโimperdibile maritozzo che Bono รจ stato il primo a portare a Torino. Tutto da accompagnare con caffรจ (Izzo), tรจ (Damman), cappuccio (anche al macha).

Qui ci si puรฒ fermare anche per una pausa pranzo, una merenda, un aperitivo, da consumare nella saletta interna o del dehors sulla via (molto tranquilla), che dallโautunno sarร chiuso e riscaldato. Per la pausa pranzo, gran scelta di pizze e focacce di Davide, croque monsieur, la mezza baguette farcita e tramezzini, un must torinese. Tutto anche da asporto, confezionato in scatole e da andare a mangiare, per esempio, nei giardini della piazza, sotto lo sguardo protettore di Cavour. Per lโaperitivo vini e bollicine (anche di Champagne, ovvio) o cocktailย accompagnati da piccole teglie di pizze dalle farciture sfiziose e legate alla stagionalitร , e bruschettine (pomodoro e patanegra, acciughe del Cantabrico…)

E poi naturalmente cโรจ il pane: il miccone Santa Croce con farina di tipo 2 o il riuscito pane al finocchio, omaggio alla storia della Piazza Carlo Emanuele I, quando qui si teneva il mercato del vino e si offrivano semi di finocchio da sgranocchiare prima della degustazione, per attenuare eventuali difetti del vino; da cui lโespressione โfarsi infinocchiareโ. E ancoraย la tourte de seigle come in Alvernia, realizzata secondo il disciplinare francese, e baguette eseguite con grande precisione. Sullโeccellenza del pane arriva anche un riconoscimento di matrice francese: il 27, 28 e 29 aprile sarร presente a Torino Cyril Brunner, tra gli Ambassadeurs du Pain del Mulino Viron, per dare una sorta di โvisto ufficialeโ ai prodotti, dal pane ai croissant. Per la cittร piรน francofila dโItalia, un segnale tuttโaltro che secondario.

Se il progetto nasce al femminile, al lavoro da Pier Boulangerie cโรจ tutto un mondo internazionale di uomini e donne che arrivano da luoghi lontani, sotto il coordinamento di Fabio Quagliara, ingegnere mancato che ha lasciato il Politecnico torinese per dedicarsi alla panificazione e che Maria Antonietta Piermattei considera il suo alter ego al maschile.
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