Storie

Il ristorante vicino Roma con un elefante preistorico in cantina

All’Osteria dell’Elefante, nel borgo di Torre in Pietra, storia e cucina si intrecciano: nella cantina scavata nel tufo è conservato il femore di un elefante vissuto oltre 300mila anni fa

  • 16 Aprile, 2026
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Appena si scende nella cantina dell’Osteria dell’Elefante, l’aria cambia. Il tufo trattiene umidità e memoria, la luce si abbassa, i suoni si fanno lontani. Sulla parete, un grande frammento osseo cattura lo sguardo: è il femore di un elefante preistorico vissuto qui oltre 300mila anni fa.

Il ristorante con un elefante preistorico in cantina

«Durante alcuni lavori nella cantina di Torre in Pietra, nel 1938, furono trovati resti di elefanti preistorici», racconta Filippo Antonelli, proprietario insieme a Silvestro Majnoni. Una zanna fu poi trafugata durante la guerra, ma il femore è ancora visibile. Da lì nasce il nome dell’osteria».

Il borgo di Torre in Pietra ha origini medievali:

A Torre in Pietra, vicino Roma, l’Osteria dell’Elefante custodisce in cantina il femore di un elefante preistorico. Tra storia, vini e cucina del territorio.

«All’epoca era una grandissima proprietà dei Normanni-Alberteschi», spiega Antonelli. Nei secoli il borgo cambia identità: presidio difensivo, borgo agricolo fortificato, residenza di caccia con feste e giardini curati sotto Camilla Peretti. «Con Camilla Peretti si trasforma anche il borgo perché diventa una residenza di caccia con pranzi e cene, feste carnevalizie molto fastose».

La storia di Torre in Pietra

La torre di avvistamento e la fortificazione servivano sia a esigenze militari sia a proteggere dai briganti. Nel Seicento la famiglia Falconieri trasformò ulteriormente l’architettura: costruì la chiesa di Sant’Antonio Abate, lo scalone di accesso al piano nobile e affreschi di Pier Leone Ghezzi per la visita di papa Benedetto XIII nel Giubileo del 1725. La cantina scavata nel tufo risale al 1635, opera di Alessandro Peretti. La collina conserva reperti di elefanti e altri animali preistorici, mentre la vigna disponeva di un sistema di caduta dell’uva nel locale di pigiatura, ancora oggi documentato.

Il vero cambiamento moderno arriva nel 1926, quando il senatore Luigi Albertini acquista la tenuta dopo aver lasciato il Corriere della Sera per il suo dissenso verso il regime fascista. «Fu una grande opera di bonifica», racconta Antonelli.

«L’azienda si estendeva su 2.700 ettari. Si investì soprattutto sul latte, che a Roma era raro: una scelta quasi di chilometro zero ante litteram». Furono introdotte in Italia le frisone, vacche pezzate nere specializzate nella produzione del latte, e venne realizzata una filiera completa, dalla produzione alla trasformazione e al confezionamento, dando vita al marchio Torre in Pietra. Alcune figlie e nipoti del toro Carnation, importato dagli Stati Uniti, furono campionesse di produzione del latte, attirando allevatori da tutta Italia.

L’arrivo dello chef Marco Stramaccia

Oggi l’Osteria dell’Elefante completa l’attività della cantina e dell’azienda agricola biologica. «L’idea è offrire i nostri vini insieme a una cucina che racconti la campagna romana», spiega Antonelli. Il progetto gastronomico ha recentemente avviato una nuova fase con l’ingresso dello chef Marco Stramaccia, rientrato da un’esperienza internazionale a Pechino, affiancato in sala da Daniele Condò. Un cambiamento che segna un’evoluzione senza rotture, orientata verso una cucina più essenziale e radicata nel territorio, in linea con il contesto agricolo della tenuta.

Il menu parte dall’orto e dai prodotti aziendali, come olio, miele e confetture, e integra materie prime di altri agricoltori biologici del Lazio. Si propongono specialità del territorio laziale, seguendo stagionalità e qualità degli ingredienti.

I vigneti di circa 50 ettari nella zona Doc Roma crescono su dolci colline di tufo e breccia, esposte a sud-ovest, con varietà autoctone come Cesanese e Malvasia Puntinata, e altre varietà come Sangiovese, Vermentino, Syrah, Montepulciano e Merlot. Tutto viene coltivato biologicamente, con passione, attenzione e rispetto del territorio. La cantina produce esclusivamente uve proprie, garantendo vini coerenti con il luogo e con la storia della tenuta.

Mangiare all’Osteria dell’Elefante significa attraversare tempi diversi nello stesso gesto: quello remoto degli elefanti, quello storico del borgo e quello quotidiano della cucina. Tutto convive senza bisogno di spiegazioni, ma si lascia intuire. Qui la storia si tocca con mano e si assapora nei piatti e nei vini, che raccontano la vita di Torre in Pietra dal XII secolo fino ai giorni nostri.

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